“Non c’è verso”. La poesia tra ricerca e paradosso

“Non c’è verso”. La poesia tra ricerca e paradosso
Esplora il paradosso, il movimento della forma e l’intreccio tra vissuto personale e dimensione collettiva, “Non c’è verso”, l’opera di Maria Grazia Sabione, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” e disponibile anche nella versione e-book. Se nell’uso comune l’espressione definisce l’impossibilità e l’inutilità di ogni tentativo, nel linguaggio poetico il verso si fa movimento, direzione e orientamento. «Ho scelto un titolo - spiega l’autrice, originaria di Cusano Mutri (Benevento) ma che vive a Firenze - nel quale potessero stare insieme lo smarrimento e l’ostinazione a continuare a cercare». Divisa in sezioni che giocano con i prefissi e le declinazioni della parola (capo-verso, in-verso, ri-verso, contro-verso, sino a di-verso), la silloge registra un cambiamento in divenire dove non tutto si risolve, ma molto si trasforma. «Questa varietà di registri mi permette di accostare sentimenti discordanti e di lasciare aperto ciò che, nell’esperienza, rimane irrisolto». Tra le pagine, i legami familiari, la prova del lutto, la percezione del corpo, la malattia e la cura convivono con uno sguardo critico sul lavoro, sul senso di appartenenza e sulla libertà individuale. Francesco Gazzé, fratello dal cantautore Max Gazzè , definisce i versi «una lunga serie di capolavori che non stanno in una prefazione, è semplicemente - scrive l’autore e compositore - pura gioia per chi come il sottoscritto rimane ancora aggrappato a questo filo tenue di passione che si chiama Poesia».
Per Maria Grazia Sabione la scrittura nasce dall’esigenza di fare spazio a ciò che, rimanendo nell’ombra della coscienza, risulterebbe altrimenti difficile persino da nominare. Un processo che mette in discussione la costruzione stessa dell’identità: anche la sincerità, infatti, rischia talvolta di trasformarsi in un’immagine precostituita a cui conformarsi. «La scrittura mi consente di interrogare ciò che credo di sapere di me, accettando che una parte possa restare sconosciuta». Grazie ad un rigoroso lavoro sulla forma, ritmo, pause e calibrata selezione lessicale rendono udibile e percepibile ciò che affiora prima ancora delle decisioni razionali. «Vorrei che questa cura permettesse di avvicinarmi a una scoperta - afferma l’autrice - senza renderla più rassicurante soltanto per poterla accettare». Ciò che sfugge all’improvviso - come il rossore sul volto - si manifesta prima di qualsiasi calcolo o intenzione, trasformandosi in una sorta di “poesia involontaria”: «Mi interessa quel momento in cui diventiamo leggibili senza averlo deciso. Non so se riveli la parte più vera di noi; può però mostrare qualcosa che il nostro racconto consapevole non aveva ancora saputo riconoscere».
Non manca, inoltre, una vena d’ironia che parte dall’autrice stessa e dal linguaggio: nella sezione “Maria senza Grazia”, la Sabione scompone e ricompone il proprio nome, rivendicando una mutevolezza di toni capace di sottrarre il racconto di sé al solo perimetro del dolore. «La sofferenza rimane, ma non occupa ogni possibilità della lingua. Posso restarle accanto e conservare la libertà del gioco, dell’autoironia, di una parola inattesa». Sullo sfondo resta un’attenzione paziente e partecipe verso le persone e tutto ciò che si rivela nei piccoli gesti quotidiani - «una sedia lasciata vuota, una mano che si avvicina». Con uno sguardo lungo e discreto, “Non c’è verso” vuole lasciare aperto uno spazio di ascolto per chi legge. «Io conosco le ragioni da cui sono partita; il lettore porta un’esperienza che può condurlo altrove, anche dentro la stessa poesia. Mi piacerebbe che queste pagine gli appartenessero abbastanza da poterci trovare qualcosa che io non avevo visto - conclude la poetessa -. La mia interpretazione può accompagnare la lettura, senza stabilirne il punto di arrivo».
L’opera sarà in esposizione al prossimo Salone Internazionale del Libro di Torino, previsto per maggio 2027, negli spazi Aletti Editore.

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