Luigi Borsa, la lettera dal lager torna a casa dopo oltre ottant’anni

Immagine simbolica con giovane militare italiano, lettera dal campo di internamento, filo spinato e Villadeati, dedicata alla vicenda di Luigi Borsa.
Immagine editoriale dedicata alla storia di Luigi Borsa, originario di Villadeati, e alla lettera scritta durante l’internamento militare in Germania, riconsegnata alla famiglia dopo oltre ottant’anni.

Una lettera può impiegare pochi giorni per arrivare a destinazione. Quella scritta da Luigi Borsa ne ha impiegati più di ottant’anni. Partita idealmente da un campo di prigionia nazista durante la Seconda guerra mondiale, è arrivata soltanto ora nelle mani della sua famiglia. E dentro quei fogli ingialliti c’è anche un pezzo della nostra provincia: Borsa era nato a Villadeati, nell’Alessandrino. È una di quelle storie nelle quali la grande Storia torna improvvisamente ad avere un volto, una grafia, degli affetti e il pensiero di un uomo lontano da casa che, nonostante tutto, continuava a pensare ai propri cari.

Pier Carlo Lava

Luigi Borsa era nato il 23 febbraio 1915 a Villadeati, piccolo paese della provincia di Alessandria. Era uno studente di ingegneria e durante la guerra venne arruolato nel Genio Militare.

Poi arrivò l'8 settembre 1943, l'armistizio e uno dei momenti più drammatici per centinaia di migliaia di militari italiani rimasti senza ordini chiari e rapidamente disarmati dalle forze tedesche.

Borsa si trovava a Scutari, in Albania, quando venne catturato dai tedeschi. Da quel momento cominciò il lungo viaggio della prigionia in Germania come Internato Militare Italiano.

Da Villadeati ai campi di prigionia tedeschi

La sua prigionia lo portò attraverso diversi campi: Bremervörde X B, Amburgo, Nienburg ed Helminghausen. In quest'ultimo risultava identificato con il numero 5599.

Un numero al posto di una persona.

Ma dietro quel numero continuava a esserci Luigi: un giovane piemontese, uno studente, un soldato e soprattutto un uomo che pensava alla propria famiglia.

Fu durante la prigionia che scrisse una lettera ai suoi cari.

Quelle parole, però, non arrivarono mai.

«Il mio pensiero è costantemente rivolto a voi»

Più di ottant'anni dopo possiamo ancora leggere una piccola parte di quella lettera.

Borsa scriveva che il suo pensiero era costantemente rivolto ai familiari e cercava di immaginare quale fosse la loro situazione, sia dal punto di vista morale sia da quello pratico. Sperava inoltre di ricevere presto loro notizie.

Sono parole semplici.

Ed è forse proprio questa semplicità a renderle così potenti.

Non raccontano battaglie, strategie militari o grandi avvenimenti. Raccontano qualcosa di molto più elementare e universale: la lontananza e il bisogno di sapere come stanno le persone che amiamo.

Il figlio Corrado ha spiegato che la lettera era indirizzata alle sorelle di Luigi, Angelica e Renza, e alle rispettive nipoti. Il padre di Luigi era morto quando lui era ancora molto piccolo e la madre era scomparsa pochi giorni prima del suo richiamo al fronte.

Quella lettera rappresentava quindi il tentativo di mantenere vivo un legame familiare mentre tutto intorno sembrava essersi spezzato.

Una lettera che non arrivò mai

La corrispondenza dei prigionieri era sottoposta a controlli e censura. Anche questo aiuta a comprendere il linguaggio misurato utilizzato nella missiva.

Luigi Borsa scrisse.

Qualcuno raccolse quella lettera.

Ma il viaggio verso casa si interruppe.

Per più di ottant'anni quelle parole rimasero lontane dai loro destinatari.

La guerra finì. Borsa sopravvisse alla prigionia e riuscì a tornare a casa, ma la lettera rimase altrove.

Fino ad oggi.

“La posta torna a casa”

Il recupero della missiva è avvenuto nell'ambito del progetto “La posta torna a casa”, nato con l'obiettivo di rintracciare i discendenti degli Internati Militari Italiani e riconsegnare alle famiglie lettere e cartoline che non erano mai arrivate a destinazione.

L'iniziativa è stata ideata da Alessandro Campo e in Piemonte vede la partecipazione dell'Associazione Nazionale Ex Internati.

Non si tratta di un caso isolato.

Sono infatti oltre duecento le lettere e cartoline individuate in Italia che attendono di essere restituite ai discendenti delle persone che le scrissero.

Duecento piccoli viaggi attraverso il tempo.

Duecento storie familiari che potrebbero ricominciare proprio nel momento in cui una busta viene aperta.

La prima lettera riconsegnata in Piemonte

Quella di Luigi Borsa ha inoltre un valore particolare: secondo RaiNews è la prima lettera del progetto riconsegnata in Piemonte.

La cerimonia si è svolta ad Alpignano, nel piazzale del cimitero, dove si trova una lapide dedicata agli internati militari.

La lettera è stata restituita alla famiglia durante una cerimonia pubblica alla presenza del sindaco Steven Palmieri e dell'assessora Chiara Priante.

A ricevere questa testimonianza sono stati il figlio Corrado e le nipoti Mariachiara e Beatrice Borsa.

Immaginare quel momento significa comprendere il valore di questa storia.

Un padre scrive durante la prigionia.

La lettera non arriva.

Passano più di ottant'anni.

Poi quelle parole finiscono nelle mani del figlio e delle nipoti.

La persona che le aveva scritte non è più soltanto il protagonista di una fotografia di famiglia o di un racconto tramandato: per qualche istante torna a parlare attraverso la propria grafia.

Gli Internati Militari Italiani, una pagina enorme della nostra storia

La vicenda personale di Luigi Borsa appartiene a una storia molto più grande.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, centinaia di migliaia di militari italiani furono catturati dai tedeschi e deportati nei territori del Reich. Furono classificati come Internati Militari Italiani, gli IMI.

La loro vicenda è stata per molto tempo meno conosciuta rispetto ad altre pagine della deportazione.

Dietro le grandi cifre, però, esistevano centinaia di migliaia di vicende individuali: uomini strappati alle loro case, famiglie rimaste senza notizie, mesi o anni trascorsi nella fame, nel freddo, nel lavoro e nell'incertezza.

La lettera di Luigi Borsa permette di osservare quella storia da una prospettiva diversa.

Non attraverso un libro o una statistica.

Attraverso un foglio di carta.

Da Villadeati alla memoria collettiva

Ed è qui che questa storia riguarda direttamente anche noi.

Luigi Borsa era nato a Villadeati, nell'Alessandrino.

Da un piccolo paese del nostro territorio il suo destino lo portò prima nell'esercito, poi in Albania, quindi nei campi tedeschi e infine nuovamente in Italia.

Oggi una lettera scritta durante quella terribile esperienza riporta idealmente la sua storia anche nella terra dalla quale era partito.

È questo uno degli aspetti più preziosi della memoria locale.

Talvolta immaginiamo la grande Storia come qualcosa accaduto lontano da noi: Roma, Berlino, i fronti di guerra, i lager.

Poi scopriamo che uno dei protagonisti era nato in un paese della provincia di Alessandria.

E improvvisamente le distanze scompaiono.

Ottant'anni per arrivare a casa

C'è infine qualcosa di profondamente umano nel destino di questa lettera.

Luigi Borsa probabilmente non avrebbe potuto immaginare che quelle parole sarebbero sopravvissute alla guerra, ai campi, agli spostamenti e a più di otto decenni di storia.

Non avrebbe potuto sapere che un giorno sarebbero state lette dai suoi discendenti.

E forse non avrebbe potuto immaginare nemmeno che la sua lettera privata sarebbe diventata una piccola testimonianza pubblica di ciò che vissero migliaia di famiglie italiane.

Eppure è accaduto.

Una lettera che sembrava perduta ha terminato il proprio viaggio.

Ha impiegato più di ottant'anni, ma alla fine è tornata a casa.

E con lei è tornata una voce che la Storia non è riuscita a cancellare.

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GEO: Villadeati (Alessandria), Piemonte, Italia

La lettera di Luigi Borsa, nato a Villadeati e internato militare nei lager nazisti, è stata riconsegnata alla famiglia dopo oltre ottant’anni.

Alessandria Post: piercarlolava.blogspot.com
Italia News Post: italianewspost.com

Alessandria Post racconta Alessandria e il suo territorio attraverso cronaca, cultura, storia, società e testimonianze, mantenendo viva anche la memoria delle persone e delle vicende che hanno attraversato la grande Storia.

Elaborazione grafica evocativa sulla storia di Luigi Borsa e degli Internati Militari Italiani, con una lettera d’epoca, il campo di prigionia e il richiamo a Villadeati e alla memoria familiare.

Crediti: Immagine generata con intelligenza artificiale per Alessandria Post. 

Rappresentazione illustrativa: il militare raffigurato non è una fotografia autentica di Luigi Borsa.

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