“Il Velo e la Memoria” di Mauro Prigiobbe, un’epopea interiore tra storia e visione

La copertina del libro “Il Velo e la Memoria”, raffigurante un vulcano in eruzione, accanto al ritratto dell’autore Mauro Prigiobbe.
Mauro Prigiobbe e la copertina di “Il Velo e la Memoria”, opera pubblicata nella collana “I Diamanti della Narrativa” di Aletti Editore.

Tra mito, storia, scienza e drammaturgia dell’interiorità, “Il Velo e la Memoria” di Mauro Prigiobbe accompagna il lettore sulla soglia che separa il visibile dall’invisibile. Pubblicato da Aletti Editore, il libro supera i confini del romanzo storico tradizionale e diventa una riflessione sul tempo, sulla conoscenza, sulla pace e sulla memoria profonda custodita dai luoghi.

Pier Carlo Lava

Pubblicata nella collana “I Diamanti della Narrativa” di Aletti Editore e disponibile anche in versione e-book, l’opera scardina i canoni consueti del romanzo storico per costruire un’esperienza narrativa originale, nella quale il rigore storiografico e la precisione scientifica si fondono con una prosa poetica e teatrale.

Il libro nasce durante una pausa trascorsa dall’autore sui Monti Lucretili, davanti al misterioso fascino dello Styrax officinalis. Da quell’incontro con la natura prende forma un’opera difficile da racchiudere in una sola definizione: un ibrido letterario nel quale storia, mito, scienza e visione interiore convivono e si trasformano reciprocamente.

L’incontro tra Plinio il Vecchio e il Viandante

Al centro del racconto si trova l’emblematico incontro tra Plinio il Vecchio e il Viandante, figura enigmatica e quasi mitologica che irrompe nella notte del 74 d.C. a Miseno.

Il Viandante non è un semplice viaggiatore del tempo, ma il custode di Amitinum, una città ideale e invisibile, celata dietro un Velo. Attraverso questa profonda rilettura della storia, Mauro Prigiobbe, che vive a San Polo dei Cavalieri, in provincia di Roma, sottrae Plinio alla narrazione tradizionale e lo trasforma nell’archetipo dell’uomo posto sulla soglia tra ciò che può essere conosciuto e quanto continua a sfuggire alla ragione.

«Cercate il fiore nel mio libro e fermate la vostra corsa. Prima o poi lascerà il suo posto al bruno, il seme meraviglioso della vita».

L’opera si sviluppa attraverso un fitto intreccio di riferimenti storici, geografici e scientifici. In questo contesto anche il concetto di confine cambia significato: non rappresenta più soltanto una barriera difensiva, ma richiama la lezione dei Sabini, popolo stanziale privo di mura fortificate, la cui vera difesa risiedeva nell’indole e nella compattezza della propria comunità.

La pagina come palcoscenico mentale

Lo stile di Mauro Prigiobbe abbandona la linearità del romanzo storico tradizionale e trasforma la pagina in un vero “palcoscenico mentale”, nel quale la letteratura diventa strumento di svelamento e di “chiaroveggenza tragica”.

L’autore spiega così la propria ricerca stilistica:

«Ho cercato di fondere codici espressivi apparentemente inconciliabili grazie a una lingua che possiede la precisione del bisturi e la fluidità del canto: frammentando la sintassi per creare il tempo del teatro, liricizzando la scienza attraverso la metafora e oggettivando il mito attraverso il simbolo».

L’opera vuole quindi restituire non soltanto la cronaca di un disastro epocale, ma l’epopea interiore di un uomo che accetta di trasformarsi in un ponte tra il visibile e l’invisibile, tra il rigore della mente e il mistero dell’assoluto, proprio mentre la storia umana e quella naturale deviano per sempre dal proprio corso.

Il Velo che protegge la memoria

La scrittura è attraversata anche da una profonda matrice intima. Non agisce come una fuga dalla realtà, ma come uno strumento capace di osservarla in profondità, simile a un piccolo cannocchiale utilizzato per scoprire ciò che normalmente sfugge allo sguardo.

La finzione letteraria supera così i limiti dello spazio e del tempo per raggiungere verità che la realtà oggettiva, da sola, non sempre riesce a cogliere:

«La finzione letteraria diventa lo strumento per eccellenza per ricordarci che la pace non è svanita, si è soltanto velata, e che l’unico modo per riscoprirla è avere il coraggio di scavalcare i confini della conoscenza ordinaria».

Il Velo custodisce la memoria più profonda dei luoghi, nascondendola allo sguardo per proteggerne e conservarne l’essenza nel tempo. È contemporaneamente limite e riparo, ostacolo e possibilità di scoperta.

Con “Il Velo e la Memoria”, Mauro Prigiobbe consegna infine al lettore un invito a interrompere, almeno per un momento, la corsa frenetica del presente e a mettersi in ascolto di ciò che vive oltre l’apparenza:

«Scrivere questa storia è stato come tracciare un sentiero invisibile; spetterà a chi legge, nel silenzio della propria mente, decidere se raccogliere quel testimone e continuare a proteggerlo».

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Descrizione della ricerca: “Il Velo e la Memoria” di Mauro Prigiobbe è un’opera visionaria che unisce storia, mito, scienza e ricerca interiore.

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Descrizione: Composizione orizzontale con, a sinistra, la copertina del libro “Il Velo e la Memoria”, dominata dall’immagine notturna di un vulcano in eruzione, e, a destra, un ritratto dello scrittore Mauro Prigiobbe.

Credito immagine: Copertina Aletti Editore e ritratto dell’autore fornito con il materiale di presentazione del volume.

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