| Oriana Fallaci in una rappresentazione realistica ispirata alla grande scrittrice e giornalista italiana. L’immagine accompagna la riflessione sul dolore dell’anima tratta da Insciallah. |
Una gamba rotta si vede. Una ferita sanguina. Una febbre si misura. Ma come si riconosce un'anima ferita? Oriana Fallaci, in poche righe di straordinaria intensità tratte da Insciallah, mette a fuoco una delle contraddizioni più profonde delle relazioni umane: siamo preparati a soccorrere il dolore del corpo, molto meno a riconoscere quello che una persona porta dentro di sé. E forse, a distanza di decenni, quelle parole ci riguardano ancora più da vicino.
Pier Carlo Lava
Oriana Fallaci scrive in Insciallah:
«Incredibile come il dolore dell'anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine.»
E prosegue contrapponendo quelle ferite visibili al cuore a pezzi, alla disperazione che può persino togliere le parole e alle ferite interiori capaci di riaprirsi nel tempo. Il passo appartiene effettivamente a Insciallah, romanzo pubblicato nel 1990.
Il dolore che non ha una benda
È una contrapposizione semplicissima e proprio per questo potentissima.
Quando qualcuno cade e si rompe una gamba, sappiamo cosa fare. Arrivano i soccorsi, una radiografia individua la frattura, un medico decide la terapia.
Davanti a una sofferenza interiore, invece, tutto diventa più difficile.
Non esiste una radiografia della nostalgia.
Non possiamo misurare con un termometro la solitudine.
Non esiste un esame del sangue capace di quantificare la sofferenza provocata dalla perdita di una persona amata, dalla fine di un amore, da un tradimento, da un fallimento o dalla sensazione di avere improvvisamente perso il senso della propria vita.
E soprattutto non sempre il dolore si vede.
Una persona può lavorare, parlare, uscire di casa, incontrare altre persone e continuare contemporaneamente a portare dentro di sé una sofferenza enorme.
È probabilmente questo uno degli aspetti più profondi delle parole di Fallaci: non tutto ciò che fa male produce un segno visibile.
Quando diciamo troppo facilmente «passerà»
Davanti alla sofferenza altrui ricorriamo spesso a frasi pronunciate con le migliori intenzioni.
«Devi reagire».
«Vedrai che passa».
«Devi distrarti».
«Non pensarci».
Ma proprio qui emerge il problema.
Dire a qualcuno che soffre di non pensarci può assomigliare, simbolicamente, a dire a una persona con una gamba fratturata di camminare normalmente.
Ci sono dolori che hanno bisogno di tempo.
E ce ne sono altri per i quali può essere necessario chiedere aiuto.
La sofferenza psicologica non deve essere romanticizzata né considerata inevitabilmente incurabile: oggi disponiamo di strumenti professionali e percorsi di cura che possono aiutare molte persone. La forza letteraria dell'immagine di Fallaci sta piuttosto nel ricordarci quanto una ferita emotiva possa essere profonda anche quando gli altri non riescono a vederla.
Le ferite che tornano a sanguinare
Fallaci conclude il passaggio con una delle immagini più forti: alcune ferite, scrive, «ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare».
Chiunque abbia vissuto una perdita importante probabilmente comprende immediatamente il significato di questa metafora.
Può essere una fotografia.
Una canzone.
Un profumo.
Una strada.
Una data sul calendario.
Una frase pronunciata casualmente da qualcuno.
All'improvviso qualcosa che sembrava lontano ritorna presente.
Il tempo trascorso non viene cancellato. Semplicemente, per qualche istante, passato e presente tornano a sovrapporsi.
Non tutte le ferite devono essere dimenticate
C'è però un punto sul quale vale la pena andare oltre la frase letteraria.
Guarire non significa necessariamente dimenticare.
Alcune esperienze entrano nella nostra storia personale e ne diventano parte. Possiamo imparare a conviverci, attribuire loro un significato diverso, ricordarle senza esserne travolti.
Una cicatrice non è più una ferita aperta, ma racconta comunque che qualcosa è accaduto.
Forse avviene qualcosa di simile anche dentro di noi.
Il dolore può trasformarsi.
Può perdere intensità.
Può diventare memoria.
E qualche volta può persino cambiare il nostro modo di guardare gli altri, rendendoci più capaci di riconoscere una sofferenza che prima non avremmo visto.
Imparare a chiedere «come stai?» e aspettare la risposta
C'è infine una conseguenza molto concreta nelle parole di Fallaci.
Forse dovremmo imparare nuovamente a osservare le persone.
Non per invadere la loro vita, ma per accorgerci di loro.
Domandiamo continuamente «come stai?», ma quasi sempre utilizziamo questa espressione come una formula di saluto. La pronunciamo mentre stiamo già pensando alla frase successiva.
E se invece, qualche volta, aspettassimo davvero la risposta?
Potremmo scoprire che dietro un «tutto bene» pronunciato rapidamente esiste qualcosa che avrebbe bisogno semplicemente di essere raccontato.
Non necessariamente di essere risolto.
Ascoltato.
Le ferite invisibili esistono
Sono passati più di trent'anni dalla pubblicazione di Insciallah, eppure questo breve passaggio conserva una sorprendente capacità di parlare al presente.
Forse perché, nonostante tutti i cambiamenti avvenuti nella società, continuiamo ad avere una maggiore familiarità con ciò che possiamo vedere, misurare e toccare.
Una benda ci dice immediatamente che qualcuno è ferito.
Una persona silenziosa no.
Ed è proprio lì che le parole di Oriana Fallaci conservano la loro forza.
Esistono dolori senza sangue, fratture senza gesso e ferite senza cicatrici visibili.
Non possiamo sempre guarirle noi.
Ma possiamo almeno imparare a riconoscere che esistono.
E qualche volta, davanti al dolore di un'altra persona, anziché cercare subito le parole giuste, potrebbe essere sufficiente una cosa molto più difficile e preziosa:
restare e ascoltare.
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Oriana Fallaci e il dolore dell’anima: una riflessione sulle ferite invisibili, sulla sofferenza interiore e sull’importanza di saper ascoltare.
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Descrizione: Ritratto realistico generato con intelligenza artificiale e ispirato a Oriana Fallaci, raffigurata in un momento di raccoglimento e riflessione, con libri e macchina da scrivere sullo sfondo.
Credito immagine: Immagine generata con intelligenza artificiale per Alessandria Post
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