| La scrittrice Ada Rizzo, collaboratrice di Alessandria Post, con la copertina del suo nuovo romanzo Il cacciatore di biglie. |
Ci sono romanzi che raccontano una storia e altri che, attraverso una storia, cercano di restituire dignità e voce a chi rischia di rimanere invisibile. Il cacciatore di biglie, il nuovo romanzo di Ada Rizzo, appartiene a questa seconda categoria. Per Alessandria Post presentarlo ha inoltre un significato particolare: Ada Rizzo è una preziosa collaboratrice della nostra redazione, che attraverso i suoi contributi ha dimostrato sensibilità verso le persone e attenzione ai temi sociali. Qualità che ritroviamo anche in questo nuovo lavoro narrativo.
Pier Carlo Lava
Un bambino, le biglie e un mondo che cambia
Il protagonista del romanzo è Samir, un bambino di otto anni. Fino a quel momento il suo universo è quello rassicurante dell'infanzia: la scuola, gli amici, la famiglia e soprattutto la sua collezione di biglie colorate, piccoli oggetti capaci di contenere sogni e meraviglia.
Poi qualcosa cambia.
Dalla presentazione del libro emerge il passaggio improvviso da un'esistenza protetta a una realtà segnata da povertà, precarietà e ingiustizia. Samir si ritrova in un villaggio vicino a una grande discarica e ciò che prima apparteneva alla normalità dell'infanzia viene sostituito dalla necessità di confrontarsi con un ambiente durissimo.
È proprio qui che il titolo assume tutta la sua forza.
Samir è un “cacciatore di biglie”, ma quelle piccole sfere colorate sembrano diventare qualcosa di più di un semplice gioco. Sono il collegamento con l'infanzia, con ciò che dovrebbe appartenere a ogni bambino e che le circostanze della vita possono invece sottrargli.
La discarica come confine tra due mondi
La scelta della discarica come scenario è particolarmente significativa. È un luogo fisico, ma nel romanzo diventa anche un confine simbolico: da una parte il mondo di chi può vivere l'infanzia, dall'altra quello di chi è costretto troppo presto a conoscere la sopravvivenza.
Dalla quarta di copertina emerge infatti un Samir che impara a convivere con fame, fatica e pericoli, incontrando persone che, come lui, cercano di ricavare qualcosa da ciò che gli altri hanno scartato.
E proprio qui il romanzo sembra porre una domanda scomoda: che cosa consideriamo uno scarto?
Gli oggetti gettati via certamente. Ma esiste anche il rischio che una società finisca per considerare marginali, quasi invisibili, le persone che vivono ai suoi confini.
Ada Rizzo sembra voler indirizzare lo sguardo proprio verso di loro.
La forza di Samir
L'aspetto forse più interessante della storia, almeno per quanto emerge dalla presentazione editoriale, è che Samir non viene descritto soltanto attraverso la sua condizione di difficoltà.
Il bambino osserva, comprende, impara.
Incontra persone che gli trasmettono insegnamenti, scopre capacità che non sapeva di possedere e continua, nonostante tutto, a cercare una strada.
È una scelta narrativa importante perché evita di ridurre il protagonista alla sola sofferenza. Al centro rimane una persona, con la propria individualità, le proprie risorse e la capacità di costruire relazioni.
La quarta di copertina parla infatti di un percorso nel quale Samir incontra qualcuno capace di insegnargli a trasformare la necessità in opportunità e a non rinunciare alla propria umanità.
Le biglie come simbolo
Ed eccoci nuovamente alle biglie.
Sono probabilmente l'immagine più potente scelta da Ada Rizzo. Piccole, colorate, luminose: appartengono a quel patrimonio universale di giochi semplici che attraversa generazioni e Paesi.
Nelle mani di un bambino che vive accanto a una discarica assumono però un significato diverso.
Diventano memoria, desiderio, forse speranza. In un ambiente dominato da ciò che è stato abbandonato, Samir continua a cercare qualcosa che possieda colore e bellezza.
Il contrasto visivo scelto anche per la copertina – le mani che custodiscono le biglie sullo sfondo di un ambiente degradato – racconta già, prima ancora di aprire il libro, una parte essenziale del romanzo.
Una storia che parla anche agli adulti
Il cacciatore di biglie sembra rivolgersi soprattutto alla coscienza degli adulti.
Perché dietro la vicenda di Samir ci sono questioni molto più grandi: povertà infantile, disuguaglianze, diritto all'istruzione, dignità, esclusione sociale e possibilità di riscatto.
E c'è soprattutto una domanda che accompagna inevitabilmente la lettura: quanto può essere diverso il destino di due bambini semplicemente perché sono nati in luoghi e condizioni differenti?
Ada Rizzo sceglie il romanzo per affrontare questi temi e lo fa mettendo al centro non statistiche o concetti astratti, ma un bambino e le sue biglie.
È probabilmente questa la chiave emotiva più efficace dell'opera: rendere concreta una realtà che, osservata da lontano, rischierebbe di trasformarsi soltanto in un problema sociale tra tanti.
Ada Rizzo, dalla scrittura all'impegno
Per noi di Alessandria Post c'è infine un motivo in più per accogliere con piacere questo nuovo libro. Ada Rizzo non è soltanto l'autrice de Il cacciatore di biglie, ma è anche una collaboratrice della nostra redazione.
Conosciamo quindi la sua attenzione per le storie umane e la sensibilità con cui affronta temi che riguardano fragilità, dignità e relazioni.
Con Il cacciatore di biglie questa sensibilità sembra trovare una nuova forma narrativa.
Samir parte dalle sue piccole sfere colorate e attraversa un mondo nel quale crescere significa imparare troppo presto quanto possa essere dura la vita. Eppure quelle biglie rimangono lì, nelle sue mani.
Forse è proprio questa l'immagine con cui vale la pena chiudere: un bambino circondato da ciò che gli adulti hanno scartato che continua, nonostante tutto, a cercare qualcosa di bello.
E a volte un'intera storia può cominciare proprio da una biglia.
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GEO: Italia – Cultura – Letteratura – Libri
“Il cacciatore di biglie” di Ada Rizzo è un romanzo che, attraverso la storia del piccolo Samir, affronta infanzia, povertà, disuguaglianze, dignità e speranza. Le biglie diventano il simbolo di un'infanzia che cerca di resistere anche nelle condizioni più difficili. Ada Rizzo è inoltre una preziosa collaboratrice della redazione di Alessandria Post.
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