Ferrovia Alessandria–Ovada, la richiesta di riattivazione cresce: quasi 2.000 firme e nuovi incontri sul territorio

Immagine illustrativa sulla richiesta di riattivazione del servizio ferroviario passeggeri Alessandria–Ovada, con treno regionale, pendolari e riferimenti alla petizione.
Alessandria–Ovada, cresce la mobilitazione per il ritorno dei treni passeggeri: quasi 2.000 firme e nuovi incontri sul territorio.

La ferrovia Alessandria–Ovada torna con forza al centro del dibattito sulla mobilità della provincia. La linea è senza servizio passeggeri dal 2012, ma non è una ferrovia abbandonata: continua a essere utilizzata per il traffico merci. Oggi la richiesta di riportarvi anche i viaggiatori sta assumendo una dimensione sempre più significativa. La petizione, che soltanto pochi giorni fa aveva raggiunto circa 1.000 sottoscrizioni, si sta avvicinando alle 2.000 firme, mentre gli incontri organizzati sul territorio proseguono. Dopo l'appuntamento di Predosa del 21 settembre, domani 23 settembre sarà la volta di Castelletto d'Orba. Non siamo ancora davanti a una decisione di riapertura, ma certamente a una mobilitazione che Regione Piemonte e istituzioni locali difficilmente potranno ignorare. 

Pier Carlo Lava

Una linea sospesa dal 2012, ma ancora utilizzata

Il primo elemento importante per comprendere la questione è proprio questo: parlare di "riapertura" della Alessandria–Ovada può essere fuorviante se si pensa a binari completamente dismessi.

Il servizio ferroviario passeggeri è sospeso dal 2012, mentre sulla linea continua a transitare il traffico merci. È una distinzione fondamentale perché rende la situazione diversa da quella di una ferrovia fisicamente abbandonata da anni.

Già uno studio dell'Agenzia della Mobilità Piemontese, richiamato nel dibattito politico degli anni scorsi, evidenziava che la ripresa del servizio viaggiatori non presentava le stesse criticità infrastrutturali di una linea completamente chiusa, proprio perché il collegamento continuava a essere utilizzato per le merci. 

Questo, tuttavia, non significa che sia sufficiente decidere di far partire un treno.

Dopo quattordici anni senza servizio passeggeri occorrerebbe verificare infrastrutture, stazioni, accessibilità, sistemi di sicurezza, materiale rotabile, organizzazione dell'esercizio e soprattutto disponibilità finanziaria per garantire un servizio stabile nel tempo.

Ed è qui che la richiesta dei pendolari incontra la prima vera sfida.

Da 1.000 a quasi 2.000 firme in pochi giorni

La mobilitazione sta crescendo rapidamente.

Il 17 settembre venivano indicate circa 1.000 firme raccolte dal Comitato pendolari per chiedere il ritorno dei treni. Il 21 settembre La Stampa riferiva invece che la petizione si stava avvicinando alle 2.000 sottoscrizioni

Un incremento significativo, soprattutto perché la raccolta non è terminata.

Sono stati organizzati banchetti a Ovada e sono state coinvolte diverse comunità attraversate o interessate dalla ferrovia. Anche alcuni Comuni hanno messo a disposizione i propri uffici per raccogliere le adesioni: Castellazzo Bormida, per esempio, ha pubblicato già a luglio l'avviso per consentire ai cittadini di sottoscrivere la petizione presso l'Ufficio Anagrafe; anche il Comune di Predosa ha promosso ufficialmente la raccolta. 

Il dato delle firme ha quindi un significato che va oltre il numero: dimostra che la richiesta non riguarda esclusivamente un ristretto gruppo di pendolari.

L'incontro di Predosa

Una nuova fase della mobilitazione è cominciata lunedì 21 settembre a Predosa, dove nella sala del Consiglio comunale era programmato un incontro pubblico sulla riattivazione della ferrovia.

All'appuntamento erano annunciati, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte Domenico Ravetti e il consigliere regionale Davide Buzzi Langhi. Durante la serata era inoltre possibile sottoscrivere la petizione. 

Alla vigilia dell'incontro Ravetti aveva posto una questione concreta: secondo il vicepresidente del Consiglio regionale occorre passare dalle dichiarazioni d'intenti a un percorso amministrativo che individui strumenti normativi e copertura finanziaria per l'eventuale ripristino del servizio. 

Al momento, però, non risultano pubblicati resoconti sufficientemente dettagliati dell'incontro di Predosa che consentano di parlare di nuovi impegni formali assunti dalla Regione.

È una precisazione importante. La mobilitazione sta crescendo, ma non deve essere confusa con una decisione già presa.

Domani nuovo appuntamento a Castelletto d'Orba

Il percorso prosegue immediatamente.

Per mercoledì 23 settembre il Comune di Castelletto d'Orba conferma un nuovo incontro pubblico indetto dall'Associazione pendolari ovadesi della linea Ovada–Alessandria, aperto a tutta la cittadinanza e ospitato in Municipio. 

La strategia appare quindi chiara: portare il problema nei Comuni interessati, raccogliere firme e trasformare una richiesta nata dai pendolari in una questione territoriale.

Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti della mobilitazione.

Perché la ferrovia potrebbe essere importante per l'Ovadese

Ovada e Alessandria distano relativamente poco, ma il problema non riguarda soltanto il collegamento tra i due capolinea.

Tra le due città esiste un territorio composto da centri che gravitano, per ragioni differenti, verso Alessandria e Ovada. Pendolari, studenti, lavoratori e persone che devono raggiungere servizi sanitari e amministrativi costituiscono il bacino potenziale del collegamento.

Oggi una parte importante del trasporto pubblico è affidata agli autobus. Il Comune di Ovada indica tuttora tra i collegamenti la linea 62 Alessandria–Predosa–Ovada

Uno studio dell'Agenzia della Mobilità Piemontese citato nel 2022 indicava per il precedente servizio ferroviario un tempo di percorrenza di circa 39 minuti, contro circa 50 minuti dell'autobus Alessandria–Predosa–Ovada; lo stesso documento ricordava che il servizio automobilistico non era cadenzato e variava sensibilmente nei diversi periodi dell'anno. Si tratta però di dati storici, che oggi dovrebbero essere aggiornati prima di progettare un eventuale nuovo servizio. 

La vera questione: quale servizio ferroviario?

È probabilmente questo il punto sul quale il dibattito dovrà maturare.

Non basta chiedere genericamente "riapriamo la ferrovia". Occorre stabilire quale ferrovia servirebbe oggi.

Quante corse giornaliere? Quali fermate? Quali coincidenze ad Alessandria e Ovada? Quali orari per studenti e lavoratori? Quanto costerebbe annualmente il servizio? Quanti passeggeri potrebbe realisticamente intercettare? Come integrarlo con gli autobus invece di creare una semplice sovrapposizione?

Sono domande decisive.

Nel dibattito del 2022 veniva ipotizzato, sulla base dello studio precedente, un modello con 16 treni giornalieri, comprendente collegamenti nelle ore di punta e corse intermedie. Prima della sospensione, i dati del 2011 indicavano un carico medio di 342 passeggeri al giorno. Anche in questo caso si tratta di numeri ormai storici: dopo quindici anni, abitudini di mobilità, popolazione, lavoro e domanda di trasporto possono essere cambiati profondamente. 

Per questo una delle richieste più concrete potrebbe essere proprio un nuovo studio della domanda, basato sulla situazione del 2026.

Il nodo economico

La seconda grande questione è inevitabilmente quella delle risorse.

Nel dicembre 2025 il Consiglio di amministrazione dell'Agenzia della Mobilità Piemontese ha discusso una proposta di Grandi Treni Espressi relativa proprio alla riattivazione della Alessandria–Ovada.

Nel verbale ufficiale si legge che la linea è attualmente attiva per il trasporto merci e che la proposta era in valutazione con la Regione. L'Agenzia precisava inoltre che, qualora fossero disponibili risorse per la riattivazione, Trenitalia potrebbe far valere i diritti previsti dal contratto per esercire il servizio

Questo passaggio dimostra che il tema non nasce oggi e che sono già state considerate ipotesi operative.

Ma evidenzia anche il problema centrale: senza finanziamenti certi non esiste servizio ferroviario duraturo.

La scelta non riguarda soltanto l'investimento necessario alla partenza, ma il costo annuale dell'esercizio.

Ferrovia e autobus non necessariamente alternativi

C'è poi un errore che sarebbe opportuno evitare: trasformare il confronto in uno scontro tra treno e autobus.

Un sistema moderno di trasporto pubblico funziona quando i diversi mezzi si integrano.

Il treno potrebbe costituire l'asse principale tra Ovada, i centri lungo la linea e Alessandria, mentre gli autobus potrebbero collegare alla ferrovia i paesi non serviti direttamente dai binari.

Orari coordinati, coincidenze, bigliettazione integrata e parcheggi di interscambio potrebbero essere importanti quanto il ritorno dei convogli.

Una riattivazione progettata semplicemente riproducendo il servizio di quattordici anni fa rischierebbe infatti di perdere un'occasione.

Ambiente, strade e mobilità

La riattivazione avrebbe anche una dimensione ambientale.

Ogni spostamento che passa dall'automobile privata al trasporto collettivo può contribuire a diminuire traffico, consumi ed emissioni. Ma anche in questo caso sarebbe sbagliato dare per scontato il risultato: il beneficio dipenderebbe dal numero effettivo di persone che sceglierebbero il treno.

Per convincere un pendolare a lasciare l'automobile servono frequenza, puntualità, affidabilità e orari compatibili con la vita quotidiana.

Una ferrovia con poche corse difficilmente modifica le abitudini. Un collegamento cadenzato e coordinato con gli altri servizi può invece diventare competitivo.

Dalle firme alle decisioni

La petizione vicina alle 2.000 firme rappresenta dunque un risultato politico e sociale significativo, ma costituisce soprattutto l'inizio della fase più difficile.

Ora occorre trasformare la mobilitazione in risposte verificabili.

Le domande sono abbastanza precise: Regione Piemonte intende finanziare il ritorno dei treni? Verrà realizzato uno studio aggiornato sulla domanda? Quanto costerebbe il servizio? Quale modello di esercizio viene considerato sostenibile? E quali tempi sarebbero necessari?

Sono questi gli elementi che permetteranno di capire se la Alessandria–Ovada resterà una richiesta del territorio oppure potrà trasformarsi in un progetto concreto.

L'incontro di Predosa e quello previsto a Castelletto d'Orba dimostrano intanto che il tema non si sta spegnendo. Al contrario, la mobilitazione si sta spostando da Comune a Comune mentre aumentano le firme

La ferrovia esiste, i binari continuano a essere utilizzati dai merci e una parte del territorio chiede il ritorno dei passeggeri. Il prossimo passaggio decisivo sarà capire se alle firme e agli incontri seguiranno atti amministrativi, risorse economiche e un progetto aggiornato di servizio.

Ed è proprio su questi tre elementi che, dopo quattordici anni di sospensione, si giocherà il futuro della Alessandria–Ovada.

================================

GEO: Alessandria – Ovada – Predosa – Castelletto d’Orba – Provincia di Alessandria – Piemonte – Italia

Italian News Post: https://italianewspost.com/

Cresce la mobilitazione per la riattivazione del servizio passeggeri sulla ferrovia Alessandria–Ovada, sospeso dal 2012. La petizione si avvicina alle 2.000 firme e, dopo l’incontro di Predosa del 21 settembre 2026, sono previste nuove iniziative sul territorio, a partire da Castelletto d’Orba. Nell’approfondimento analizziamo prospettive, costi, domanda potenziale, integrazione con gli autobus e condizioni necessarie per riportare i treni passeggeri sulla linea.

Immagine illustrativa dedicata alle prospettive di riattivazione del servizio passeggeri sulla ferrovia Alessandria–Ovada, sospeso dal 2012. La mobilitazione coinvolge pendolari e Comuni del territorio, con una petizione vicina alle 2.000 firme e nuovi incontri pubblici.

Crediti: Immagine illustrativa creata con Intelligenza Artificiale per Alessandria Post.


Commenti