Ex Ilva Novi, la cordata italiana entra in fabbrica: tre ore negli impianti, ora si decide il futuro di 530 lavoratori
| Immagine editoriale dedicata allo stabilimento ex Ilva di Novi Ligure e alla nuova fase della vertenza industriale dopo il sopralluogo della cordata italiana interessata agli impianti |
Pier Carlo Lava
La giornata di lunedì 21 settembre 2026 potrebbe diventare una delle tappe importanti nella lunga vertenza dell'ex Ilva. La cordata di imprenditori siderurgici italiani guidata da Federacciai ha completato il sopralluogo negli stabilimenti di Genova Cornigliano e Novi Ligure, trascorrendo più di tre ore in ciascun sito.
Non si è trattato di una visita istituzionale. Il sopralluogo rientra nella valutazione degli asset di Acciaierie d'Italia e delle condizioni necessarie per arrivare eventualmente alla presentazione di un'offerta.
La cordata è sostenuta da 14 imprese, tra le quali figurano Arvedi, Marcegaglia, Feralpi e Duferco, e guarda in particolare alle lavorazioni a freddo. Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi aveva spiegato nei giorni scorsi che questa fase serve a verificare se esistano le condizioni per presentare un piano industriale e ambientale sostenibile.
Dopo Taranto e Genova, gli industriali hanno visto Novi
La sequenza delle visite è significativa. Gli esponenti della cordata avevano già effettuato un sopralluogo a Taranto; questa mattina sono entrati a Cornigliano e successivamente hanno esaminato lo stabilimento piemontese.
A Genova, insieme a Gozzi, erano presenti soprattutto tecnici, compresi rappresentanti di Lucchini e Marcegaglia. Prima di entrare nello stabilimento, il presidente di Federacciai non ha anticipato valutazioni sul possibile investimento, limitandosi a spiegare che la giornata era dedicata alla visita degli impianti.
La stessa logica vale per Novi: un sopralluogo non equivale a un'offerta vincolante. Sarebbe quindi prematuro parlare di salvataggio dello stabilimento.
Ma qualcosa rispetto a ieri è cambiato: i potenziali investitori hanno ora osservato direttamente ciò che potrebbero rilevare.
Il problema di Novi: senza coils le linee non lavorano
Per comprendere perché questa visita sia così importante bisogna tornare al problema strutturale dello stabilimento alessandrino.
Novi è un impianto dedicato alle lavorazioni a freddo. Per produrre ha quindi bisogno dell'acciaio proveniente dall'area a caldo.
Finora il sistema industriale dell'ex Ilva ha legato strettamente gli stabilimenti del Nord alla produzione di Taranto. Ma proprio questo collegamento è diventato oggi il maggiore elemento di vulnerabilità.
La crisi dell'area a caldo pugliese significa meno materiale disponibile per Novi e, conseguentemente, meno produzione.
I numeri pubblicati oggi da La Stampa mostrano la dimensione del problema: nello stabilimento sono rimasti 530 dipendenti, circa 180 sono in cassa integrazione a rotazione e la produzione dell'ultimo anno viene stimata intorno alle 25 mila tonnellate mensili, contro circa 90 mila durante il periodo ArcelorMittal e fino a 150 mila nei periodi migliori.
Se gli approvvigionamenti da Taranto dovessero interrompersi, secondo la stessa ricostruzione a Novi potrebbe esserci materiale sufficiente per lavorare soltanto fino alla fine di ottobre, anche considerando lo scenario più favorevole.
È questo il conto alla rovescia che pesa sui lavoratori.
La possibile svolta: coils anche da altre acciaierie
Ed è qui che il progetto della cordata italiana assume per Novi un interesse particolare.
Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha spiegato oggi di guardare favorevolmente all'iniziativa perché potrebbe consentire agli impianti di ricevere coils provenienti anche da aree diverse da Taranto. Bucci ha citato esplicitamente sia Cornigliano sia Novi come stabilimenti che hanno bisogno di una fornitura di coils per continuare a produrre.
È una posizione politica, non la prova che questo modello industriale verrà effettivamente realizzato. Ma individua esattamente uno dei problemi centrali della fabbrica piemontese.
Se Novi riuscisse ad approvvigionarsi stabilmente attraverso produttori differenti, verrebbe ridotta la dipendenza dall'area a caldo di Taranto.
E non è soltanto un'ipotesi avanzata dalla Liguria.
Anche il Senato chiede maggiore autonomia per Novi
Il Senato della Repubblica, in un atto del 15 settembre, ha impegnato il Governo a favorire un nuovo assetto industriale che garantisca la continuità produttiva e occupazionale di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, prevedendo un'adeguata autonomia negli approvvigionamenti senza ricostituire una dipendenza strutturale dalla produzione di Taranto.
È un passaggio molto importante per il territorio alessandrino.
Significa che il problema di Novi è ormai riconosciuto a livello nazionale: la sopravvivenza dello stabilimento non può dipendere permanentemente da ciò che accade a quasi mille chilometri di distanza.
Questo non significa necessariamente dividere definitivamente il gruppo. L'atto parlamentare parla infatti anche della necessità di preservare l'integrazione e le complementarità della filiera siderurgica nazionale.
La sfida consiste quindi nel trovare un equilibrio: mantenere una strategia industriale nazionale ma rendere gli stabilimenti del Nord sufficientemente autonomi da poter continuare a lavorare anche quando Taranto non riesce ad alimentarli.
530 lavoratori e una fabbrica che perde competenze
Dietro le strategie industriali ci sono però le persone.
A Novi sono rimasti circa 530 dipendenti. Una parte dei lavoratori specializzati ha già scelto di cercare un'altra occupazione, anche in settori completamente differenti, mentre 180 addetti sono interessati dalla cassa integrazione a rotazione.
Questo rappresenta un secondo pericolo.
Una fabbrica non è fatta soltanto di capannoni e macchinari. È fatta di conoscenze, esperienza e professionalità accumulate nel corso degli anni.
Se l'incertezza continua troppo a lungo, lo stabilimento rischia di perdere proprio le competenze delle quali avrebbe bisogno qualora arrivasse finalmente un nuovo progetto industriale.
Ed è una situazione quasi paradossale: secondo la ricostruzione pubblicata oggi, se Novi tornasse a lavorare a pieno regime avrebbe necessità di assumere personale, mentre oggi lavoratori qualificati scelgono di andarsene perché non vedono sufficienti certezze sul futuro.
Attenzione alle date: il 30 settembre e ottobre
C'è poi il fronte giudiziario, che resta determinante.
Su questo punto è importante aggiornare quanto emerso nelle ultime ore. Il 30 settembre la Corte d'Appello di Milano esaminerà una seconda istanza di sospensiva relativa allo stop dell'area a caldo. Parallelamente, le Sezioni Unite della Cassazione hanno fissato per il 20 ottobre la discussione sul provvedimento con il quale i giudici milanesi avevano disposto lo stop degli altoforni.
Sono passaggi giudiziari che possono avere conseguenze industriali ben oltre Taranto.
Perché ogni volta che cambia la prospettiva dell'area a caldo pugliese cambia, almeno nell'attuale sistema di approvvigionamento, anche quella di Novi.
La cordata è una possibilità, non ancora una soluzione
Occorre quindi evitare due errori opposti.
Il primo sarebbe considerare la visita di oggi un semplice sopralluogo privo di conseguenze. Non lo è: una cordata composta da importanti operatori siderurgici italiani ha dedicato ore all'esame degli stabilimenti di Cornigliano e Novi nell'ambito di una possibile operazione industriale.
Il secondo errore sarebbe però raccontare il sopralluogo come se il futuro dell'ex Ilva piemontese fosse già garantito.
Non esiste ancora una soluzione definitiva.
Servono un'offerta, un piano industriale credibile, le necessarie coperture finanziarie, una strategia sugli approvvigionamenti, garanzie sulla continuità produttiva e risposte concrete per i lavoratori.
Solo allora sarà possibile capire quale futuro attenda davvero lo stabilimento.
Il vero interrogativo: quale Novi dopo Taranto?
La visita di oggi porta però in primo piano una questione che potrebbe essere persino più importante del nome del futuro proprietario.
Quale ruolo dovrà avere Novi Ligure nella siderurgia italiana dei prossimi decenni?
Lo stabilimento ha una lunga storia industriale e competenze nelle lavorazioni a freddo. Ma un impianto di questo tipo può avere futuro soltanto se dispone della materia prima necessaria, di clienti, investimenti e volumi produttivi adeguati.
Per questo il tema dell'approvvigionamento alternativo dei coils non è un dettaglio tecnico.
È probabilmente uno dei punti dai quali dipende la possibilità stessa di continuare a produrre.
L'articolo del giorno dopo
Ieri la notizia era la paura: 530 famiglie davanti all'incognita, una produzione ridotta drasticamente e l'orizzonte di fine ottobre sempre più vicino.
Oggi abbiamo un elemento nuovo: gli imprenditori che potrebbero partecipare al futuro dell'ex Ilva sono entrati nello stabilimento di Novi e hanno trascorso più di tre ore negli impianti.
Non sappiamo ancora quale giudizio abbiano maturato.
Non sappiamo se il sopralluogo porterà a un'offerta e quali condizioni eventualmente verranno poste.
Sappiamo però che il dossier Novi è entrato concretamente nella fase di valutazione industriale della cordata.
E per una città che da oltre un secolo convive con l'acciaio è un passaggio da seguire giorno per giorno.
Perché adesso non basta più sapere se qualcuno sia interessato all'ex Ilva.
Bisogna sapere che cosa intenda farne, da dove arriverà l'acciaio, quanto si produrrà e quale futuro sarà garantito ai 530 lavoratori di Novi Ligure.
Sono queste le domande alle quali le prossime settimane dovranno finalmente cominciare a dare risposte.
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GEO: Novi Ligure (Alessandria), Piemonte, Italia
Ex Ilva di Novi Ligure, la cordata italiana di Federacciai visita per oltre tre ore lo stabilimento. Al centro il futuro di 530 lavoratori, gli approvvigionamenti di coils e la possibile riduzione della dipendenza da Taranto.
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Descrizione: Elaborazione realistica dello stabilimento siderurgico di Novi Ligure, con alcuni lavoratori diretti verso gli impianti. L’immagine accompagna l’approfondimento sul futuro della fabbrica, sui 530 lavoratori e sull’interesse della cordata italiana guidata da Federacciai.
Crediti: Immagine generata con intelligenza artificiale per Alessandria Post – rappresentazione illustrativa, non fotografia dello stabilimento reale.
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