DE CHIRICO, SAVINIO E SEVERINI BY FREDIANO FARSETTI A BIAF 2026


 IL CLASSICO, IL DINAMISMO, IL SOGNO

Firenze, Palazzo Corsini, dal 26 settembre al 4 ottobre 2026

Alla XXXIV edizione di Biaf, Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, la Galleria d’Arte Frediano Farsetti propone capolavori del Novecento, in linea con la proposta espositiva della Galleria con sede a Milano, storico punto di riferimento per i maestri del Novecento.
In particolare si segnalano due importanti opere del percorso creativo di Alberto Savinio (1891 - 1952) e Gino Severini (1883 - 1966). Il primo figura nella rassegna con Senza titolo, tela di gusto onirico, mentre il secondo è presente con l’importante opera su carta Danseuse et violiniste.

In mostra poi due ineguagliabili Capolavori di Giorgio de Chirico, Niobe e il Tempio di Apollo.

SAVINIO: METAMORFOSI E PAESAGGI ONIRICI

La tela di Alberto Savinio (1891 - 1952), realizzata nel 1929, ha come protagonista una complessa costruzione biomorfica che pare fluttuare sopra un paesaggio marino dominato da un cielo scuro e inquieto. La scena è osservata da una finestra aperta e una grande vela nera fa da contraltare agli oggetti volanti. L’opera è stata dipinta in uno degli anni più fecondi dell’artista, al secolo Andrea de Chirico, fratello minore di Giorgio, che a Parigi consolida il suo status di firma internazionale. Alla fine degli anni Venti Savinio approda a un Surrealismo che fa propri due aspetti della Metafisica, come l’enigma e l’ironia, che connotano i suoi paesaggi marini. Questi si popolano di figure complesse, sempre sul punto di mutare forma e natura, e ricordano nelle forme e nei colori squillanti i giocattoli dell’infanzia, in una continua oscillazione tra riconoscibile e fantastico. Nel dipinto presentato dalla Galleria Farsetti Savinio, che è anche scrittore e musicista, ricompone tutte le suggestioni culturali e figurative della sua formazione. Dopo il diploma al conservatorio in Grecia e l’approfondimento degli studi musicali a Monaco di Baviera, si accosta assieme al fratello all’avanguardia parigina, animata da Picasso, Breton, Cocteau. Rientrato in Italia allo scoppio della Grande Guerra, entra in contatto con la pittura di de Pisis, Carrà e Morandi, per poi tornare nella capitale francese. Nel 1935 si stabilisce a Roma e al termine del secondo conflitto mondiale si dedica di nuovo alla musica, alla scenografia e alla regia di spettacoli teatrali.

SEVERINI: UN PONTE FRA FUTURISMO E PITTURA CUBISTA

Capolavoro futurista in mostra è Danseuse et violiniste, 1915, di Gino Severini (1883 - 1966), pittore che a Roma, frequentando Boccioni e Balla si avvicina alla tecnica divisionista, che approfondirà a Parigi, attraverso la conoscenza degli impressionisti e del Postimpressionismo di Seurat e Signac. Muovendo dalla scomposizione del colore appresa dai francesi Severini abbraccia il Futurismo, dando vita a un linguaggio che racchiude in sé le istanze di diverse avanguardie. Non è un caso che l’artista, originario di Cortona, abbia svolto il ruolo di ponte fra il Futurismo e il Cubismo francese, come emerge anche dall’opera in mostra. Lo studio su carta del 1915 ruota attorno alla danza, tema centrale nel lavoro di Severini. La figura della ballerina e quella del musicista si sovrappongono, in un insieme dinamico alla ricerca di un equilibrio e di un bilanciamento, l’artista fonde i molteplici piani del Cubismo al movimento tipico dell’impianto futurista e arriva a una sintesi particolarmente felice. Nello stesso anno Severini firma altri capolavori sul tema del ballo, prima di abbracciare un ritorno all’ordine e un avvicinamento al Novecento, con dipinti che aspirano a un equilibrio classico.

UN GRANDE SOGNATORE: GIORGIO DE CHIRICO

Niobe, 1921, costituisce un’emblematica testimonianza del rinnovato studio del grande metafisico sull’antico, sulla tradizione e sulla tecnica dei grandi maestri. Nel testo infatti uno dei consigli che il pictor classicus dà ai suoi più inesperti colleghi è quello di tornare “alle statue. Sissignori, alle statue; alle statue, per imparare la nobiltà e la religione del disegno, alle statue per disumanizzarvi un po’, che malgrado le vostre puerili diavolerie, eravate ancora umani troppo umani”.
Niobe può considerarsi la trasposizione pittorica di queste parole. Dipinta a Firenze, e basata sul volto della Niobe del gruppo scultoreo di età romana conservato alla galleria degli Uffizi, la figura da marmorea diviene pittorica, dipinta con i colori smaltati tipici delle tavole rinascimentali. Niobe ci viene rivelata ma contemporaneamente è isolata dal mondo contingente, privata di ogni contatto con la vita e con l’universo sensoriale. E qui de Chirico si riallaccia ai suoi temi prediletti, quelli dello straniamento, dell’accostamento di elementi incongrui – in questo caso la scultura classica e l’impostazione compositiva delle pale rinascimentali –, del rifiuto di ogni naturalismo, continuando così a perseguire, anche negli anni del classicismo degli anni Venti, le idee fondanti della sua Metafisica.

Il tempio di Apollo

Al centro della scena è Edipo, raffigurato quasi come una statua, mentre sullo sfondo compare la Sfinge e, ai suoi piedi, i resti e le ossa dei perdenti. Con le tre dita sollevate, Edipo richiama il celebre enigma della Sfinge e le tre età dell’uomo. Ma è proprio l’enigma a diventare il cuore misterioso dell’opera: pochi mesi dopo la realizzazione, infatti, de Chirico ne modifica il titolo dal narrativo Edipo e la Sfinge al più misterioso Il tempio di Apollo, forse nel tentativo di sottrarsi alle troppe spiegazioni e di lasciare intatta quella dimensione enigmatica che, nella sua pittura, non deve essere mai risolta. Un’opera cardine per comprendere la complessità della ricerca di de Chirico e il rapporto tra mito, memoria e mistero nella sua pittura.
L’opera vanta una storia espositiva di particolare rilievo: fu presentata già nel 1921 alla mostra personale di de Chirico a Milano e, nello stesso anno, a Berlino e Hannover, e è passata attraverso importanti collezioni, tra cui quelle di Valori Plastici e Attilio Vallecchi.


Galleria d'Arte Frediano Farsetti

Fondata nel 1999, la Galleria d’Arte Frediano Farsetti, nel cuore di Milano, si propone di affiancare a grandi retrospettive sui maestri del Novecento italiano ed internazionale, proposte più sensibili alle ricerche della contemporaneità.
Tra i tanti esempi di mostre realizzate nel corso degli anni si possono citare Pellizza Da Volpedo e Balla, Pablo Picasso e alcuni amici di Parigi, Filippo de Pisis artista d’Europa, Modigliani: disegni e acquerelli. Nel 2011 a Firenze la Galleria Frediano Farsetti dedica a Giorgio Morandi una mostra monografica con oltre 50 dipinti, nel 2012 si segnalano La neometafisica: Giorgio de Chirico e Andy Warhol; Hans Hartung: opere scelte 1947-1988; Giuliano Vangi: disegni e sculture. Tra le rassegne più recenti, Spazialismi, Boris Zaborov, Vittorio Corsini, Unstable – Environments, Piero Gemelli. Storie immaginate nel 2023 e nell’anno successivo Campigotto Industrials.


Pubblicato da Elena Piccinini (RE)

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