Anziani e assistenza: scegliere una badante, ma chi tutela davvero le famiglie? Di Dorotj Biancanelli, Roma
Quando una famiglia decide di affidare l'assistenza di un anziano a una persona esterna, spesso si trova a compiere una scelta molto più complessa di quanto possa sembrare. Non si tratta soltanto di individuare qualcuno con un po' d’esperienza o qualche altro che sia disponibile negli orari necessari. Quella persona entrerà nella quotidianità di chi, in molti casi, non è più completamente autonomo e avrà accesso agli aspetti più delicati della sua vita.
Da qui nasce una domanda concreta: quali strumenti ha realmente una famiglia per capire a chi sta affidando il proprio caro?
Le referenze e le precedenti esperienze lavorative rappresentano certamente un punto di partenza. Possono essere verificate, approfondite e accompagnate da uno o più colloqui ma resta il fatto che una buona esperienza professionale non permette necessariamente di prevedere come una persona si comporterà ogni giorno all'interno di una casa, soprattutto quando l'assistenza diventa impegnativa.
Prendersi cura di un anziano non autosufficiente, infatti, può significare affrontare giornate molto diverse tra loro. Alla capacità di svolgere correttamente le attività necessarie devono affiancarsi pazienza, autocontrollo, capacità di comunicare e di affrontare momenti di particolare tensione.
Sono caratteristiche fondamentali, ma molto più difficili da valutare attraverso un curriculum.
Per questo anche il ricorso a un'agenzia può offrire alla famiglia un supporto nella ricerca e nella selezione, ma non può trasformarsi automaticamente in una garanzia sul comportamento futuro della persona scelta.
La questione diventa ancora più delicata quando l'anziano non è in grado di raccontare con precisione ciò che accade durante la giornata. In questi casi la famiglia può cercare di mantenere un rapporto costante con chi presta assistenza, osservare eventuali cambiamenti nel comportamento del proprio caro e non sottovalutare segnali improvvisi di disagio o paura.
Anche gli strumenti di controllo possono aiutare, ma non rappresentano una soluzione assoluta. Una telecamera può documentare determinati comportamenti, ma non può sostituire la qualità della persona alla quale viene affidata l'assistenza né garantire da sola la sicurezza dell'anziano.
Naturalmente tutto questo non deve trasformarsi in una generalizzazione nei confronti di chi svolge questo lavoro. Sono moltissimi gli assistenti familiari che ogni giorno si prendono cura di persone fragili con serietà, professionalità e sensibilità, assumendosi responsabilità pesanti e instaurando con gli anziani e con le loro famiglie rapporti basati sulla fiducia e sull'affetto.
Ed è proprio il valore di questo lavoro a rendere ancora più importante il tema della selezione.
Forse occorrerebbe interrogarsi non soltanto sulle competenze richieste a chi presta assistenza, ma anche sull'opportunità di prevedere criteri più rigorosi per valutarne l'idoneità a svolgere un'attività che comporta un contatto quotidiano con persone particolarmente vulnerabili. Pazienza, equilibrio e capacità di affrontare situazioni di stress non sono qualità accessorie quando dall'altra parte c'è qualcuno che può non essere più in grado di proteggersi da solo.
Nessun sistema di selezione potrà offrire una certezza assoluta sul comportamento futuro di una persona. Ma tra pretendere una garanzia impossibile e lasciare una famiglia quasi completamente sola nella scelta esiste uno spazio nel quale controlli, verifiche e criteri più rigorosi potrebbero fare la differenza.
Perché il vero problema non è soltanto trovare qualcuno disposto ad assistere un anziano. È capire quali garanzie possiamo costruire intorno a quella scelta prima che la fiducia diventi una necessità.
Dorotj Biancanelli
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