25 settembre, Giornata Mondiale del Sogno e dei Sognatori: perché non dovremmo mai smettere di sognare

Giornata Mondiale del Sogno e dei Sognatori, 25 settembre, persona davanti all’orizzonte al sorgere del sole.
Il 25 settembre si celebra il World Dream Day, una giornata dedicata ai sogni e alla capacità di trasformare desideri e aspirazioni in progetti.

Ci sono sogni che restano tali per tutta la vita e altri che, lentamente, diventano progetti, decisioni e infine realtà. Ma forse la cosa veramente importante è non perdere mai la capacità di immaginare qualcosa che ancora non esiste. Vale quando siamo giovani, quando sembra di avere davanti un tempo infinito, ma vale forse ancora di più quando gli anni passano e la vita ci ha già consegnato successi, sconfitte, delusioni e qualche cicatrice. La Giornata Mondiale del Sogno e dei Sognatori ci ricorda proprio questo: non esiste un'età nella quale sia obbligatorio smettere di sognare. E qualche volta un sogno apparentemente irrealizzabile è semplicemente un progetto al quale non abbiamo ancora dato una possibilità.

Pier Carlo Lava

Il 25 settembre è il World Dream Day

Il 25 settembre si celebra il World Dream Day, la Giornata Mondiale del Sogno, una ricorrenza nata nel 2012 per iniziativa di Ozioma Egwuonwu, educatrice, speaker e strategist che ha fatto parte della faculty della Columbia University. L'obiettivo dichiarato dal movimento è incoraggiare persone, famiglie, scuole, imprese e comunità non soltanto a riconoscere i propri sogni, ma soprattutto a trasformarli progressivamente in azioni.

È necessaria una precisazione: non stiamo parlando di una delle giornate internazionali istituite ufficialmente dalle Nazioni Unite. Il World Dream Day è nato come movimento internazionale partecipativo e si è progressivamente diffuso attraverso eventi, iniziative e attività online.

Per l'edizione 2026, il tema scelto è “Dream the New”, un invito a immaginare qualcosa di nuovo e a riflettere sulla possibilità di costruire futuri differenti attraverso idee e azioni concrete. Il programma ufficiale prevede iniziative online e invita persone e organizzazioni di ogni parte del mondo a partecipare.

Ma dietro una giornata apparentemente leggera si nasconde una domanda molto più importante: che cosa significa davvero sognare?

Sognare non significa fuggire dalla realtà

Quando diciamo che una persona è un “sognatore”, non sempre le stiamo facendo un complimento. A volte utilizziamo questa parola per descrivere qualcuno che consideriamo poco concreto, distante dalla realtà, incapace di misurarsi con le difficoltà quotidiane.

Eppure esiste un'altra maniera di essere sognatori.

Significa immaginare una condizione diversa da quella presente e chiedersi se sia possibile raggiungerla.

Prima di diventare realtà, moltissime realizzazioni umane sono state semplicemente idee.

Un'impresa nasce da qualcuno che immagina un prodotto o un servizio che ancora non esiste. Una scoperta scientifica nasce spesso da una domanda alla quale nessuno ha ancora trovato risposta. Un viaggio comincia immaginando un luogo nel quale non siamo mai stati.

Persino una decisione apparentemente ordinaria — cambiare lavoro, iscriversi all'università, scrivere un libro, aprire un'attività, imparare qualcosa di nuovo — comincia da una rappresentazione mentale del futuro.

Prima immaginiamo. Poi decidiamo. Infine, eventualmente, agiamo.

È precisamente questa trasformazione che il World Dream Day vuole sottolineare: il sogno non dovrebbe necessariamente concludersi nel sogno. L'iniziativa internazionale parla infatti esplicitamente di mettere in movimento idee, obiettivi e aspirazioni.

Perché crescendo rischiamo di sognare sempre meno?

Da bambini la domanda “cosa vuoi fare da grande?” produce risposte straordinarie.

Astronauta, medico, calciatore, veterinaria, esploratore, scienziata, pilota.

Nessun bambino, almeno inizialmente, si domanda quanto sia statisticamente probabile riuscirci.

Poi arriva la vita.

Arrivano gli impegni, il lavoro, le responsabilità economiche, la famiglia, le difficoltà, le esperienze negative. E soprattutto arriva la consapevolezza dei limiti.

È naturale.

Il problema nasce quando la prudenza diventa rinuncia preventiva.

Non tentiamo più qualcosa perché abbiamo già stabilito che non funzionerà. Non iniziamo perché pensiamo sia troppo tardi. Non cambiamo perché quello che conosciamo, anche quando non ci soddisfa completamente, ci sembra comunque più sicuro dell'incertezza.

Il sogno adulto, tuttavia, non deve necessariamente essere gigantesco.

A sessant'anni si può decidere di imparare una lingua. A settanta di utilizzare uno strumento tecnologico che sembrava incomprensibile. Si può iniziare a dipingere, viaggiare, scrivere, studiare, fare volontariato.

E si può anche semplicemente decidere di vivere diversamente il tempo che abbiamo davanti.

I sogni hanno bisogno della realtà

Naturalmente esiste anche l'altra faccia della medaglia.

Sognare non garantisce di riuscire.

Non basta desiderare intensamente qualcosa perché accada e raccontarlo diversamente significherebbe trasformare un messaggio positivo in una pericolosa illusione.

Esistono condizioni economiche, sociali, familiari e personali che possono rendere alcuni obiettivi molto difficili o addirittura impossibili.

Il vero passaggio interessante avviene quindi quando poniamo al sogno una domanda molto concreta:

“Che cosa posso fare oggi per avvicinarmi, anche soltanto di un centimetro, a ciò che desidero?”

È la distanza tra desiderio e progetto.

Un sogno può essere enorme. Il primo passo deve essere piccolo.

Voglio scrivere un libro? Comincio dalla prima pagina.

Voglio cambiare lavoro? Comincio acquisendo una nuova competenza.

Voglio viaggiare? Comincio informandomi e costruendo un budget.

Voglio migliorare qualcosa nel mio quartiere? Comincio incontrando altre persone che condividono quell'obiettivo.

Voglio creare un'impresa? Comincio verificando se qualcuno abbia realmente bisogno di ciò che vorrei offrire.

Il sogno rimane grande, ma l'azione diventa possibile.

I sogni non hanno necessariamente una dimensione individuale

C'è poi un aspetto interessante del World Dream Day: il sogno non viene considerato soltanto un fatto personale.

Possiamo avere sogni collettivi.

Una città più vivibile. Una società nella quale le opportunità dipendano meno dalla famiglia nella quale siamo nati. Una medicina capace di curare malattie oggi incurabili. Un sistema economico capace di produrre ricchezza senza distruggere l'ambiente. Una scuola che riesca a valorizzare davvero le capacità di ogni ragazzo.

Sono obiettivi enormi e probabilmente nessuna generazione riuscirà a realizzarli completamente.

Ma quasi ogni progresso sociale è cominciato quando qualcuno ha immaginato che una situazione considerata normale potesse non esserlo per sempre.

Ed è qui che il sogno smette di essere evasione e diventa possibilità.

Il sogno più importante potrebbe essere quello che non abbiamo ancora fatto

Forse, allora, questa Giornata Mondiale non dovrebbe essere semplicemente l'occasione per pubblicare una bella frase sui social.

Potrebbe diventare un piccolo esperimento personale.

Prendere un foglio e scrivere una domanda:

“C'è qualcosa che vorrei ancora fare nella mia vita?”

Senza preoccuparsi, almeno inizialmente, dell'età, del denaro, del tempo o delle difficoltà.

Subito dopo possiamo aggiungere una seconda domanda:

“Qual è la prima cosa concreta che posso fare per provarci?”

Tra quelle due domande esiste tutto lo spazio che separa un sogno da un progetto.

E forse essere sognatori significa proprio questo.

Non credere che tutto sia possibile.

Ma neppure convincersi troppo presto che nulla possa più cambiare.

Perché possiamo avere vent'anni, cinquanta, settanta oppure ottanta anni, ma finché siamo ancora capaci di immaginare qualcosa per domani significa che, in qualche modo, stiamo già guardando verso il futuro.

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Il 25 settembre è il World Dream Day, una giornata dedicata ai sogni, alle aspirazioni e alla capacità di immaginare il futuro. Perché sognare non significa necessariamente fuggire dalla realtà: qualche volta è proprio da un sogno che nasce il primo passo verso un cambiamento.

Crediti: Immagine generata con Intelligenza Artificiale – ChatGPT/OpenA

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