| Il passato che si allontana, il presente che ci interroga e il futuro ancora incerto: i diversi volti dell’identità nella poesia di José Saramago. |
Chi eravamo, che cosa siamo diventati e quale volto avremo prima della fine? In Passato, presente e futuro, José Saramago affronta queste domande senza consolazioni facili. Il tempo non appare come una strada lineare, ma come una forza che trasforma, nasconde e qualche volta rende estraneo persino il nostro stesso volto.
Pier Carlo Lava
Passato, presente e futuro
La poesia è costruita intorno alle tre dimensioni fondamentali del tempo: passato, presente e futuro. A ognuna di esse Saramago dedica una strofa, componendo un autoritratto frammentato nel quale l’identità non è mai stabile né definitivamente riconoscibile.
Il primo verso, “Io fui”, sembra inizialmente affermare una certezza. Subito dopo, però, quella sicurezza viene smentita: ciò che il poeta è stato non è più pienamente accessibile alla memoria. Il passato esiste, ma è coperto da mille strati di polvere.
La polvere rappresenta il tempo trascorso, l’oblio e l’accumularsi delle esperienze. Ogni giorno deposita qualcosa sopra ciò che siamo stati, fino a rendere difficile distinguere il volto originario. La memoria non conserva la vita nella sua interezza: ne salva frammenti, immagini incomplete e sensazioni che possono cambiare significato con il passare degli anni.
Saramago parla di quaranta volti disuguali, come se ogni periodo dell’esistenza avesse prodotto una persona differente. Non possediamo un solo volto interiore, ma molti. Siamo stati bambini, giovani, adulti; abbiamo conosciuto entusiasmi, sconfitte, illusioni e cambiamenti che ci hanno trasformato.
Questi volti sono segnati dal tempo e dalle mareggiate. La scelta dell’immagine marina suggerisce che la vita non modella l’essere umano con delicatezza. Le esperienze arrivano come onde: alcune accarezzano, altre colpiscono, erodono e lasciano segni profondi.
La seconda strofa si apre con un’altra dichiarazione essenziale: “Io sono”. Potrebbe sembrare il momento della consapevolezza, perché il presente dovrebbe essere la dimensione più certa e concreta. Eppure anche questa affermazione viene immediatamente ridimensionata: ciò che il poeta sente di essere è molto poco.
L’immagine scelta da Saramago è sorprendente e volutamente priva di solennità. L’io poetico si paragona a una rana fuggita dallo stagno. È una creatura che tenta di abbandonare il proprio ambiente, forse per curiosità, ambizione o desiderio di libertà.
La rana salta con tutta la forza possibile, cercando di raggiungere una realtà diversa. Ma l’aria di quell’altro mondo, anziché salvarla, la spezza. Il salto diventa così il simbolo delle aspirazioni umane e del rischio che accompagna ogni tentativo di oltrepassare i propri limiti.
L’essere umano desidera continuamente uscire dallo stagno delle abitudini, delle condizioni ricevute e delle identità imposte. Vuole conoscere altri mondi e diventare qualcosa di più. Tuttavia, ciò che si trova oltre il confine può essere troppo vasto, estraneo o doloroso.
Saramago non condanna il salto. La rana può essere sconfitta, ma il suo gesto conserva una dignità profonda. Tentare di raggiungere un altro mondo significa rifiutare l’immobilità, anche quando il risultato non corrisponde alle nostre speranze.
La terza strofa guarda al futuro, ma non lo presenta come una promessa sicura. Il poeta scrive che resta da vedere, “ammesso che resti”, che cosa diventerà. In questa precisazione si avverte tutta la precarietà dell’esistenza: il futuro non è garantito e potrebbe non concederci il tempo necessario per ricomporre la nostra identità.
Saramago immagina la possibilità di ritrovare un volto unitario prima della fine. Dopo i quaranta volti disuguali del passato, affiora il desiderio di una riconciliazione: raccogliere le molte persone che siamo stati e riconoscere finalmente un’immagine nella quale poterci identificare.
Non si tratta però di raggiungere la perfezione. Il canto immaginato dal poeta rimane quello di un batrace e può essere persino rauco. Saramago rifiuta ogni rappresentazione eroica di sé: non desidera trasformarsi in un usignolo, ma accetta la voce imperfetta della creatura alla quale si è paragonato.
Quella voce, benché ruvida, è autentica. La sua bellezza non nasce dalla purezza del suono, ma dalla capacità di continuare a cantare. Anche una voce ferita può esprimere la verità di una vita.
L’ultimo verso è dominato da un’ironia amara e lucidissima. Il futuro potrebbe essere semplicemente una vita che continui “così e così”. Non appare alcun trionfo conclusivo, nessuna illuminazione definitiva e nessuna promessa di grandezza.
Questa apparente modestia racchiude una verità profondamente umana. La maggior parte delle vite non procede attraverso eventi eccezionali, ma attraverso giornate imperfette, tentativi incompiuti, piccole vittorie e inevitabili sconfitte. Continuare “così e così” può essere già una forma di resistenza.
La poesia non trasmette disperazione, bensì un disincanto attraversato da una fragile volontà di durare. Il passato è quasi irriconoscibile, il presente appare insufficiente e il futuro rimane incerto; nonostante tutto, la vita continua a cercare una voce e un volto.
Passato, presente e futuro è quindi una riflessione sull’identità come processo mai concluso. Non siamo soltanto ciò che ricordiamo, né soltanto ciò che crediamo di essere oggi. Siamo anche le trasformazioni che ci hanno attraversato e le possibilità che non abbiamo ancora vissuto.
Con immagini semplici e talvolta spietate, José Saramago ci invita ad accettare la nostra natura frammentaria. Forse non riusciremo mai a ricomporre perfettamente tutti i nostri volti, ma possiamo continuare a cercare quello nel quale riconoscerci.
E anche se il nostro canto resterà rauco e la vita procederà senza eroismi, sarà comunque la nostra voce: imperfetta, segnata dal tempo, ma ancora capace di farsi ascoltare.
Nota sull’opera
Il titolo originale è Passado, Presente, Futuro. La poesia appartiene a Os poemas possíveis, raccolta pubblicata per la prima volta nel 1966 e successivamente rivista da Saramago nel 1982. L’opera poetica dell’autore è raccolta in Italia nel volume Feltrinelli Le poesie, curato da Fernanda Toriello.
Alessandria, Piemonte, Italia – Una lettura critica di Passato, presente e futuro di José Saramago, poesia dedicata alle trasformazioni dell’identità, alla memoria e all’incertezza di ciò che potremo diventare.
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Nota editoriale: la versione italiana della poesia riportata nell’articolo è una traduzione poetica non ufficiale, realizzata con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e sottoposta a revisione editoriale.
Un uomo guarda direttamente verso l’osservatore, mentre ai suoi lati due superfici riflettenti mostrano lo stesso volto in età differenti. A sinistra appare la sua versione più giovane, illuminata da una luce fredda; a destra quella più anziana, avvolta dai toni caldi del tramonto. L’immagine rappresenta il confronto tra passato, presente e futuro e le trasformazioni dell’identità raccontate nella poesia di José Saramago.
Immagine originale generata con l’intelligenza artificiale per illustrare la recensione della poesia Passato, presente e futuro di José Saramago.
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