Monossido di carbonio nella baita all’Alpe Devero: un morto e cinque intossicati, l’allarme della SIMA

Interno di una baita alpina con stufa a combustione e rilevatore di monossido di carbonio con spia rossa accesa.

Una stufa e un rilevatore in allarme all’interno di una baita ricordano l’importanza della manutenzione degli impianti e dei dispositivi capaci di segnalare la presenza di monossido di carbonio.

La tragedia avvenuta nella notte in una baita dell’Alpe Buscagna, nell’area dell’Alpe Devero, riporta l’attenzione su uno dei pericoli più insidiosi negli ambienti chiusi: il monossido di carbonio, un gas impossibile da riconoscere attraverso i sensi e capace di provocare perdita di coscienza e morte. Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale, manutenzione degli impianti, ventilazione adeguata e rilevatori specifici possono ridurre sensibilmente il rischio.

Pier Carlo Lava

L’incidente si è verificato nel territorio comunale di Baceno, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, all’interno di una baita isolata utilizzata da allevatori e volontari impegnati nell’alpeggio. Il bilancio è di una persona morta e altre cinque intossicate.

La vittima è stata identificata in Pietro Maria Fiori, volontario milanese di 35 anni, presente in montagna nell’ambito del progetto Pasturs. Una volontaria di 19 anni è stata ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Niguarda di Milano; gli altri intossicati sono stati trasferiti negli ospedali di Novara e Domodossola, mentre alcuni hanno ricevuto un trattamento in camera iperbarica.

Le prime comunicazioni del 118 avevano indicato per la vittima un’età di 37 anni, successivamente corretta in 35. Anche le condizioni e il genere della persona diciannovenne erano stati riportati inizialmente in modo non uniforme. Le informazioni più recenti identificano la giovane ricoverata come una volontaria.

Le cause esatte rimangono oggetto di accertamento. L’ipotesi principale riguarda un malfunzionamento nella combustione di un boiler utilizzato nella baita. L’apparecchio è stato sequestrato e le verifiche vengono condotte dal Soccorso alpino della Guardia di finanza di Domodossola. È quindi opportuno parlare, in questa fase, di una causa sospetta e non ancora definitivamente accertata.

Il monossido di carbonio, indicato dalla formula chimica CO, si forma quando materiali contenenti carbonio — gas, benzina, legna, carbone, pellet o kerosene — bruciano in modo incompleto. Può essere prodotto da caldaie, scaldabagni, stufe, caminetti, fornelli, bracieri, generatori e motori a combustione.

Il pericolo aumenta quando questi apparecchi funzionano male, quando le canne fumarie sono ostruite oppure quando vengono utilizzati in locali chiusi e scarsamente ventilati. Il monossido è incolore, inodore, insapore e non irritante: una persona può respirarlo senza accorgersi della sua presenza e perdere progressivamente la capacità di reagire.

Una volta inalato, il gas passa nel sangue e si lega all’emoglobina formando carbossiemoglobina. La sua affinità per l’emoglobina è oltre duecento volte superiore a quella dell’ossigeno. Il sangue perde così parte della propria capacità di trasportare ossigeno verso cervello, cuore e altri tessuti, provocando una condizione di ipossia. Le fonti dell’Organizzazione mondiale della sanità indicano un’affinità di circa 240 volte superiore.

I primi sintomi possono essere facilmente confusi con un’influenza, un’intossicazione alimentare o un semplice malessere: mal di testa, vertigini, debolezza, nausea, vomito, sonnolenza e confusione. Con l’aumentare dell’esposizione possono comparire dolore toracico, difficoltà respiratoria, alterazioni neurologiche, perdita di coscienza, convulsioni, coma e morte.

Un segnale particolarmente importante è la comparsa contemporanea di sintomi simili in più persone presenti nello stesso ambiente. Anche un miglioramento dopo essere usciti dal locale deve far sospettare la presenza del gas.

Il rischio non è uguale per tutti. Sono più vulnerabili i neonati, i bambini, gli anziani, le donne in gravidanza e le persone con anemia o malattie cardiovascolari e respiratorie. Nei soggetti cardiopatici anche esposizioni relativamente contenute possono determinare conseguenze importanti.

La gravità dipende dalla concentrazione del monossido, dalla durata dell’esposizione e dalle condizioni di salute. Per questo motivo è poco prudente indicare una singola concentrazione come automaticamente innocua: un valore tollerabile per un adulto sano può rappresentare un rischio maggiore per una persona fragile, soprattutto se l’esposizione si prolunga.

Secondo le stime richiamate dalla Società Italiana di Medicina Ambientale, in Italia il monossido causerebbe ogni anno tra 350 e 600 decessi e oltre seimila ricoveri, mentre circa l’80% degli episodi rilevati nei Pronto soccorso avverrebbe nelle abitazioni.

Queste cifre devono però essere presentate correttamente come stime, non come il bilancio certificato di un sistema nazionale aggiornato al 2026. Il dato dei circa seimila ricoveri compare in precedenti documenti di prevenzione, nei quali viene precisato che le informazioni italiane non sono esaustive e che molti casi possono non essere diagnosticati o registrati correttamente. Anche alcune statistiche sui decessi derivano da serie storiche non recenti e comprendono intossicazioni accidentali e volontarie.

Il messaggio preventivo della SIMA rimane comunque pienamente fondato. Caldaie, stufe, scaldabagni, camini e canne fumarie devono essere sottoposti ai controlli previsti e affidati a tecnici qualificati. Le aperture di ventilazione non devono essere chiuse o ostruite e gli apparecchi devono essere installati e utilizzati secondo le indicazioni del produttore.

Generatori, barbecue, bracieri e fornelli da campeggio progettati per l’esterno non devono mai essere accesi dentro abitazioni, tende, garage, cantine, camper o altri spazi chiusi. Un generatore deve essere collocato all’aperto e lontano da porte, finestre e prese d’aria. Anche lasciare aperta la porta del garage non rende sicuro tenere acceso il motore di un’automobile o di un generatore al suo interno.

È inoltre consigliabile installare rilevatori di monossido di carbonio alimentati a batteria o dotati di batteria di riserva, soprattutto vicino alle zone notte. Il dispositivo deve rispettare le norme previste, essere collocato seguendo le istruzioni del produttore e controllato periodicamente. Il rilevatore rappresenta una protezione aggiuntiva, ma non sostituisce la manutenzione degli impianti.

Quando scatta un allarme o si sospetta un’intossicazione, la priorità è uscire immediatamente all’aria aperta e chiamare il Numero unico di emergenza 112. Non bisogna rientrare nell’edificio finché i soccorritori o i tecnici competenti non lo dichiarano sicuro. Gli eventuali apparecchi sospetti possono essere spenti soltanto se l’operazione è possibile senza ritardare l’uscita e senza esporsi ulteriormente.

La tragedia dell’Alpe Devero ricorda che il monossido di carbonio non riguarda soltanto le abitazioni durante l’inverno. Il rischio può presentarsi anche in baite, rifugi, camper, garage e ambienti di lavoro ogni volta che una combustione avviene in uno spazio insufficientemente ventilato.

La sua invisibilità lo rende particolarmente pericoloso, ma molti incidenti possono essere prevenuti attraverso comportamenti corretti, controlli regolari e rilevatori funzionanti. Con il monossido di carbonio non esistono odori o segnali visibili capaci di avvertirci: la sicurezza deve essere predisposta prima che il pericolo si manifesti.

Fonte del comunicato: Società Italiana di Medicina Ambientale – SIMA, 30 agosto 2026.

Fonte del comunicato: Ufficio stampa SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale, 30 agosto 2026.

Approfondimenti: ANSA – Un morto e cinque intossicati nella baita dell’Alpe DeveroANSA Salute – I rischi del monossido di carbonio e i consigli della SIMA

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GEO: Alpe Buscagna, Alpe Devero, Baceno, Verbano-Cusio-Ossola, Piemonte, Italia

Nota immagine IA: Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a scopo esclusivamente illustrativo. La scena rappresentata è una ricostruzione e non documenta un evento realmente avvenuto.


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