Barbara Wioletta Baka" Dedica alla mia gioia”: quando l’anima diventa dimora, guida e promessa di Dorotj Biancanelli, Roma.
Mi piace leggere la poesia di Barbara
Wioletta Baka perché nei suoi versi trovo sempre spunti che invitano ad andare
oltre le parole. Ritrovo affine al mio modo di intendere la poesia quella sua
insolita ricerca dell’interiorità e della dimensione spirituale, capace di
scavare oltre la superficie emotiva. E se, anche dopo la lettura di un solo verso,
si ha voglia di fermarsi perché insorge un pensiero inatteso, credo che la
poesia abbia già raggiunto una parte importante del suo scopo: far emergere
qualcosa che era rimasto latente nel lettore.
Alcune parole
le confidiamo alle persone che incontriamo nel nostro percorso e parole invece,
che per una vita intera, continuiamo a proferire soltanto a noi stessi.
Sembrano restare in una delle nostre stanze interiori, nella più autentica,
dove giungono quei sentimenti prima ancora che la ragione riesca ad attribuire
loro, un nome.
Segue un dialogo con la parte più segreta di sé, tra fragilità, libero
arbitrio e ricerca spirituale. In Dedica alla mia gioia l’anima diventa
presenza, compagna e custode di quel breve e misterioso cammino che chiamiamo
vita.
Dedica alla mia gioia nasce proprio al suo interno.
Di primo
impatto si potrebbe pensare a una poesia d’amore rivolta a una persona amata. E
l’amore, certamente, è alla base di questi versi. Qualcuno sembra essere
atteso, e poi invitato a entrare nel cuore e persino accompagnato sulla riva
del mare quando sopraggiunge la stanchezza. Ma quel riferimento alla seconda
persona, quel “tu”, verso dopo verso, si sottrae alla dimensione puramente
terrena.
Chi riceve la
dedica è l’anima che è vicinissima ma misteriosa, in grado di abilitare le
fragilità dell’autrice e, nello stesso tempo, di spingerne lo sguardo oltre ciò
che è immediatamente visibile e palpabile. A lei vengono affidati timori,
insicurezze e quelle parole mai dette.
E in questo
colloquio c’è qualcosa di profondamente umano e sorprendentemente intimo.
Cercare la propria anima significa scrutarsi senza filtri come nessuno può
realmente osservarci: con tutte le paure che ben sappiamo nascondere, con quelle
domande che sono rimaste senza risposta e con quella parte di noi che,
nonostante tutto, continua a chiedere disperatamente di essere ascoltata.
Poi compare il
mare, quasi rappresentasse una pausa necessaria dentro la poesia. La mente si
allontana per un momento dalle proprie profondità e cerca l’orizzonte, come
fosse respiro e spazio per poter divagare. Ma il viaggio torna presto dentro di
sé, perché è proprio in quel punto preciso che incontra la promessa più
impegnativa: continuare a cercarsi fino all’ultimo respiro.
Dedica alla
mia gioia è dunque una dichiarazione d’amore, sì, ma
rivolta a una presenza che non si può stringere fra le mani. È il tentativo di
riconoscere e non tradire quella voce interiore che accompagna l’essere umano
mentre fa i conti con la parte visibile della propria esistenza.
Dedica alla
mia gioia
Ti aspetterò nella sede dei miei sentimenti,
e nel luogo in cui tale potere si estende
troverai anche le parole non dette,
dove potrai selezionare la percezione
ed esplorare gli abissi del morbido cuore,
in mille vortici d’amore.
Ti aspetterò per sfidare i miei timori e
insicurezze
nell’ambiente mentale...
Tu che architetti la mia crescita spirituale.
E quando ti stanchi, ti porterò a divagare,
dove ti piace, sulla riva del mare.
Finché scruti in me intimamente
l’intuizione nell’ordine divino
e tieni accesa la creazione della sottile realtà
potrò gestire meglio la quotidianità...
Con il tuo permesso lavorerò fino all’ultimo
respiro
alla ricerca di me stessa...
questa è la mia vitale promessa.
Userò il libero arbitrio in sintonia con le tue
frequenze...
lo sai già, che senza di te non valgo niente
e le mie sfide saranno vane...
non farmi troppo aspettare.
Oltre al tuo aspetto fisico, simile in parte al
mio,
possiedi il dono del regno divino
e tanti piccoli dettagli che noi umani
abbiamo difficoltà ad individuare.
Il tuo abito è di bagliori di stelle e
le parole... oh, mia anima ribelle...
le parole del tuo puro amore
arrivano in dure profondità,
poiché elargisci in me i tuoi doni,
rendendo sereno il mio breve cammino
sul sentiero terreno.
Parafrasi
Ti attenderò
nel profondo del mio cuore, il luogo dove nascono le mie emozioni; ed è proprio
lì, fin dove arrivano i miei sentimenti, che troverai anche i pensieri che non
ho mai espresso ad alta voce.
In questo
spazio interiore potrai scegliere come guardare le cose ed esplorare le
profondità più intime della mia sensibilità, travolto da mille emozioni
d’amore.
Ti aspetterò
per affrontare insieme le mie paure e le mie fragilità all’interno della mia
mente... proprio tu, che sei la guida e l’artefice della mia crescita interiore
e spirituale.
E quando sarai
stanco, ti accompagnerò a distrarre la mente dove più ti piace, lungo la riva
del mare.
Finché
continuerai a guardare a fondo dentro di me, a cogliere l’intuito che
appartiene a un ordine superiore e a mantenere viva la percezione di questa
realtà spirituale e profonda, riuscirò ad affrontare meglio le difficoltà di
ogni giorno.
Con il tuo
consenso, mi impegnerò fino alla fine della mia vita nella ricerca della mia
vera essenza: questa è la promessa fondamentale che ti faccio.
Userò la mia
capacità di scegliere in perfetta armonia con la tua energia... sai già bene
che senza di te non ho alcun valore e che i miei sforzi sarebbero inutili;
perciò, non farmi attendere troppo.
Al di là della
tua forma visibile, che in parte assomiglia alla mia, possiedi la grazia del
mondo spirituale e tantissime sfumature sottili che noi esseri umani facciamo
fatica a cogliere.
La tua veste è
fatta della luce brillante delle stelle e le tue parole... oh, mia anima
ribelle... le parole del tuo amore sincero arrivano fino al punto più profondo
del mio essere, poiché continui a donarmi le tue qualità, rendendo sereno il
mio breve passaggio sulla Terra.
Quando la
gioia è riconoscersi
Alla fine dei
versi rimane soprattutto una promessa, quella di non abbandonare la ricerca
di sé. Non c’è la pretesa di arrivare a una risposta definitiva, e forse è
proprio questo a rendere il componimento poetico così personale, perché conoscersi
significa continuare a interrogarsi, anche quando sarebbe più comodo smettere
di farlo, meno impegnativo dimenticarsene.
L’“anima
ribelle” diventa allora il fulcro della poesia. È ribelle perché non si lascia
facilmente mettere a tacere, perché torna a farsi sentire quand’anche la
quotidianità riesce a occupare ogni spazio e perché sembra ricordare all’autrice
che esiste qualcosa che va ben oltre l’apparenza delle cose. Non sta lì a
prometterle una vita senza paure, ma le sta offrendo un modo diverso per
poterle affrontare.
Anche il
libero arbitrio assume, in questa prospettiva, un significato importante. Il
senso della libertà rimane nostro, così come nostre restano le scelte, ma nei
versi la ricerca tende a una sintonia con qualcosa di più profondo, quasi che
scegliere davvero liberamente significhi, prima di ogni cosa, imparare a
riconoscere la propria voce fra le molte che ogni giorno arrivano dall’esterno.
E poi ci sono
immagini che restano anche dopo aver terminato la lettura, come la riva del
mare, l’ordine divino, il sentiero terreno e soprattutto quell’abito fatto di “bagliori
di stelle”. L’anima appartiene alla poetessa ma, nello stesso tempo sembra quasi
provenire da un luogo metafisico che non può essere interamente spiegato. È
parte di lei pur conservando un’origine misteriosa.
Forse la
“gioia” evocata dal titolo è proprio questa. Non una felicità facile, destinata
a durare quanto un momento favorevole, ma la serenità che nasce dal non
sentirsi estranei a sé stessi. Sapere che, sotto le inquietudini e le
inevitabili contraddizioni della vita, esiste ancora un luogo nel quale poter
tornare.
Non sappiamo
se riusciremo mai a conoscere fino in fondo quella parte invisibile che
chiamiamo anima, possiamo però continuare ad ascoltarla, magari nel silenzio
oppure seduti sulla riva del mare O in uno di quei rari istanti nei quali il
rumore del mondo si allontana abbastanza da lasciarci finalmente soli con noi
stessi.
E se davvero
la nostra anima indossa un abito di bagliori di stelle, forse non
abbiamo bisogno di vederlo, chissà magari a volte basta accorgersi della sua
luce.
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