Una vecchia macchina da scrivere nello studio di un autore: immagine simbolica del racconto Lo scrittore di Sergio Batildi.
Ci sono storie che non chiedono soltanto di essere lette: chiedono di essere attraversate. Lo scrittore, intenso testo narrativo di Sergio Batildi, autore italiano residente in Thailandia, racconta il dolore di due perdite e il tentativo di dare all’assenza una forma che non sia soltanto silenzio. Un lavoro letterario denso, consegnato a un editore per un concorso, che mette al centro la parola come ferita, memoria e possibile ricomposizione.
Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com
Il protagonista si ritrova davanti a due scatole, a due tracce cartacee, a due nomi che hanno spezzato la continuità della sua vita: Liliana e Daniela. I diari clinici, le poesie incompiute, la vecchia Lettera 32: gli oggetti non sono semplici elementi di scena, ma diventano presenze vive, capaci di riportare nella stanza dello scrittore ciò che il tempo non riesce a cancellare.
Batildi costruisce il racconto come un percorso scandito da parole solenni — Origine, Preghiera, Estasi, Rovina, Eclisse, Resurrezione, Oblio — quasi fossero le tappe di una liturgia laica. Non c’è però consolazione facile. La scrittura non cancella il cancro, non restituisce chi non c’è più, non promette una redenzione sentimentale. Permette semmai di guardare il dolore senza voltarsi dall’altra parte.
La macchina da scrivere è il vero cuore simbolico della narrazione. Fredda, meccanica, ostinata, la Lettera 32 trasforma ogni battuta in un gesto fisico: una parola è una sutura, una riga la distanza tra il presente e un letto d’ospedale, un punto fermo il tentativo di accettare una fine. La materia della pagina — carta, inchiostro, grafite, lacrime — rende la prosa concreta e quasi tattile.
Particolarmente forte è il contrasto fra il linguaggio clinico della malattia e quello poetico della memoria. Quando il protagonista ritrova la diagnosi di Daniela, il documento medico non viene negato né distrutto: viene riscritto. I termini tecnici, le percentuali e la precisione asettica del referto vengono coperti da una poesia furiosa, come se la parola letteraria potesse almeno sottrarre il dolore all’impersonalità delle statistiche.
La crudezza di alcune espressioni non è un artificio, ma il segno di una voce che rifiuta di addolcire la perdita. In Lo scrittore il linguaggio resta spesso ruvido perché ruvido è ciò che racconta. La sofferenza non viene abbellita: viene posta sulla pagina con il suo peso, con la sua rabbia e con la fatica di chi resta.
La parte conclusiva, intitolata L’inchiostro, amplia il racconto e diventa una riflessione sulla natura stessa della letteratura. Le parole, suggerisce Batildi, si staccano da chi le ha create e continuano a vivere nella memoria di chi legge. Ogni lettore aggiunge una crepa, modifica un significato, porta dentro il testo una storia personale.
È forse qui che il racconto trova la sua immagine più autentica: lo scrittore non costruisce verità definitive, ma luoghi in cui altri possano entrare. E proprio per questo la vicenda narrata, pur così intima e dolorosa, può parlare a chiunque abbia conosciuto un’assenza, un distacco o la necessità di trasformare la memoria in una traccia condivisibile.
GEO: Sergio Batildi, scrittore italiano residente in Thailandia, firma Lo scrittore, racconto contemporaneo dedicato al lutto, alla malattia e al potere della parola. Attraverso la figura di un autore che affronta la perdita di Liliana e Daniela, il testo riflette sulla scrittura come gesto di memoria, resistenza e ricomposizione interiore.
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