Per capire le dinamiche che hanno contribuito all’ascesa delle destre in America Latina, il caso nordamericano resta il punto di partenza necessario, perché offre la forma più matura e misurata della polarizzazione politica contemporanea.
Nel modello che abbiamo pubblicato nel 2023 in La crise de la civilisation étatique e poi sviluppato nella sezione dell’Atlante delle debolezze dedicata agli Stati Uniti, la frattura americana non viene letta come semplice opposizione tra programmi politici, ma come erosione dell’ambiente cognitivo comune.
Il conflitto politico smette progressivamente di essere competizione per l’amministrazione della cosa pubblica e diventa ordinamento affettivo della società.
Il rapporto RAND del gennaio 2023, A House Reunited: Prospects for Bipartisanship in a Divided Country, fornisce una base analitica importante. Posard, Marcellino, Helmus e Feistel osservano che la polarizzazione può alterare la discussione sulle politiche pubbliche fino a confondere il confine tra opinione e fatto. La conseguenza non è solo il conflitto tra partiti. È la riduzione della possibilità di stabilire un terreno condiviso su cui verificare le affermazioni, misurare gli effetti e correggere le decisioni. Nel lessico della crisi statuale, questo significa che lo Stato non perde soltanto consenso; perde capacità di produrre realtà condivisa.
La polarizzazione affettiva è la forma psicopolitica di questo processo. Gli studi di Druckman, Klar, Krupnikov, Levendusky e Ryan mostrano che la polarizzazione contemporanea negli Stati Uniti non consiste soprattutto in un aumento del calore verso il proprio gruppo, ma in una crescita dell’ostilità verso il gruppo opposto. La formula pubblicata nell’Atlante delle debolezze è precisa: la polarizzazione affettiva americana riguarda più l’ostilità verso “loro” che la solidarietà verso “noi”. Questo passaggio è essenziale, perché distingue la normale appartenenza politica dalla trasformazione dell’avversario in minaccia sociale.
Questa dinamica si colloca su tre livelli. Il primo è antropologico: gli esseri umani tendono a organizzarsi in gruppi interni ed esterni. Il secondo è strutturale: ordinamento geografico, omogeneizzazione sociale, indebolimento delle istituzioni trasversali, nazionalizzazione della politica e declino degli spazi di interazione tra cittadini con posizioni diverse. Il terzo è mediatico: i social media, il targeting di pubblici specifici, la soggettivizzazione delle fonti e le camere di risonanza riducono l’esposizione a punti di vista discordanti e rafforzano le narrazioni di gruppo. In questa struttura, la polarizzazione non è un incidente della comunicazione politica. È un ambiente.
Lo studio quantitativo di Waller e Anderson su Reddit, Quantifying Social Organization and Political Polarization in Online Platforms, aggiunge il meccanismo digitale. L’analisi di 5,1 miliardi di commenti, pubblicata su Nature nel 2021, mostra che Reddit attraversò un vero evento di polarizzazione intorno alle presidenziali del 2016. La piattaforma rimase più polarizzata anche dopo il picco elettorale. Il punto metodologico più importante riguarda la dinamica del mutamento: la polarizzazione individuale progressiva risultava rara; il salto complessivo della piattaforma derivava in modo sproporzionato dall’arrivo di nuovi utenti e di utenti recentemente politicizzati. La stessa ricerca individua una forte asimmetria: l’aumento del 2016 era attribuibile soprattutto al cambiamento dell’attività di destra.
Questa osservazione è compatibile con il concetto di stigmergia digitale sviluppato nel framework dell’Atlante delle debolezze, in più di un libro della Serie pubblicata su Amazon: la massa, per muoversi, non richiede necessariamente un comando centrale visibile. Bastano tracce, metriche, like, ranking, meme, ripetizioni, segnali di appartenenza e percorsi a bassa resistenza cognitiva. L’utente nuovo non entra in uno spazio neutro. Entra in un ambiente già marcato da tracce interpretative. Vede quali parole funzionano, quali immagini ricevono approvazione, quali nemici producono coesione, quali formule vengono ripetute. Il sistema orienta senza dover comandare.
Il Pew Research Center, nel sondaggio pubblicato il 9 ottobre 2020, registra l’esito morale di questa trasformazione: il 51% degli elettori americani dichiarava di pensare alla politica come a una lotta tra giusto e sbagliato, contro il 37% di gennaio dello stesso anno. Il conflitto non è più solo tra interessi divergenti. Diventa conflitto morale. In quel passaggio la politica si separa dalla negoziazione. Se l’avversario rappresenta il male, il compromesso diventa contaminazione; se la propria parte rappresenta il bene, la sconfitta elettorale diventa sospetta; se il sistema consente all’altro di vincere, anche il sistema diventa moralmente sospetto.
Il copione americano è composto da sei elementi: polarizzazione affettiva; moralizzazione del conflitto; ordinamento sociale e digitale in comunità omogenee; crisi della distinzione tra fatto e opinione; sincronizzazione con eventi esterni, soprattutto elezioni e shock politici; ingresso di nuovi utenti politicizzati come acceleratore della radicalizzazione di piattaforma. Questo copione non è semplicemente “destra contro sinistra”. È una tecnologia sociale della frattura.
L’America Latina degli ultimi anni non copia questo modello in modo meccanico. Lo importa come infrastruttura, ma lo adatta a contenuti differenti. Negli Stati Uniti la polarizzazione matura intorno a identità politiche forti, partiti stabilizzati, cultura nazionale binaria e fratture morali relativamente sedimentate: razza, religione, armi, aborto, immigrazione, genere, patriottismo, legittimità elettorale. In America Latina, invece, la polarizzazione digitale è più materiale, più securitaria e più mobile. Criminalità, inflazione, estorsione, migrazione, narcotraffico, corruzione, crisi monetaria e sfiducia istituzionale diventano i materiali primari del conflitto.
Il dato regionale conferma che la trasformazione avviene dentro un ambiente informativo già profondamente piattaformizzato. L’OCSE, nel Survey on Drivers of Trust in Public Institutions in Latin America and the Caribbean 2025, rileva che il 72% degli intervistati nella regione usa i social media per informarsi su politica e attualità, contro il 49% della media OCSE. La stessa indagine indica una fiducia nei media informativi al 42% e nei governi nazionali al 35%. Il dato va letto in modo congiunto: i governi sono poco credibili, i media sono relativamente più credibili ma comunque fragili, i social sono il canale dominante dell’informazione politica. Questo è l’ambiente in cui la nuova destra si espande.
Il Reuters Institute, nel Digital News Report 2026, aggiunge che a livello globale circa il 27% degli intervistati riceve notizie da creator o influencer specializzati in news, mentre il 46% riceve notizie da creator di qualunque tipo. La trasformazione non è solo tecnologica. È epistemica. Il giornalista professionale, il partito e l’istituzione perdono il monopolio dell’intermediazione. Il creator, l’account politico, il video breve, la diretta, il meme e il frammento emotivo diventano operatori di orientamento. La piattaforma non fornisce solo informazione: ordina la salienza.
Il confronto tra Stati Uniti e America Latina va quindi condotto Paese per Paese, perché la destra non vince ovunque per la stessa ragione e la polarizzazione non assume ovunque la stessa forma.
Argentina
La vittoria di Javier Milei nel 2023 è il caso latinoamericano più vicino al copione americano sul piano comunicativo. Milei ottiene circa il 56% al ballottaggio contro Sergio Massa. Reuters, nella ricostruzione del 20 novembre 2023, presenta il risultato come il trionfo di un outsider libertario, anti-establishment, scelto da un elettorato stremato da inflazione estrema, svalutazione, impoverimento e perdita di fiducia nella classe politica tradizionale.
Il contributo dei social è stato determinante nella costruzione della forma politica del candidato. Reuters, già il 20 settembre 2023, descriveva la campagna di Milei come una battaglia virale fatta di TikTok, meme, clip brevi, rilanci di influencer, estetica provocatoria e amplificazione internazionale. La motosega non era un semplice oggetto scenico. Era un dispositivo cognitivo. Condensava in un’immagine la promessa di tagliare lo Stato, eliminare ministeri, punire la “casta” e sostituire la mediazione istituzionale con un gesto di rottura. In un ambiente inflazionistico, dove l’argomentazione tecnica sulla politica monetaria è complessa, l’immagine della motosega riduceva il costo cognitivo del messaggio.
Il Reuters Institute, nel Digital News Report 2026 sull’Argentina, segnala che nel 2025 la pubblicità digitale, inclusi social media e search, rappresentava il 47% dell’investimento pubblicitario complessivo, con televisione, radio e stampa in perdita di quota. Il mercato dell’informazione argentina era quindi già spostato verso il digitale nel momento in cui Milei trasformava la comunicazione politica in contenuto virale.
La polarizzazione argentina segue il modello americano nella forma: leader anti-sistema, stile aggressivo, delegittimazione dei media, uso intensivo dei social, costruzione di una comunità militante, estetica memetica, semplificazione e vilificazione morale dell’avversario. Tuttavia, il contenuto è diverso. Negli Stati Uniti la polarizzazione si organizza intorno a identità culturali. In Argentina si organizza intorno alla moneta. L’inflazione diventa furto. La banca centrale diventa macchina di espropriazione. Lo Stato diventa predatore. La “casta” diventa out-group morale.
La polarizzazione argentina non è soltanto destra contro sinistra. È contribuente impoverito contro casta politica; produttore contro parassita; mercato contro Stato; libertà contro controllo burocratico. Rispetto agli Stati Uniti, la variante argentina ha minore radicamento partitico e maggiore intensità economica. È una polarizzazione monetaria travestita da guerra morale.
Panama
Panama segue un percorso meno ideologico. José Raúl Mulino vince le elezioni del 2024 con poco più del 34% dei voti, in un sistema molto frammentato. Reuters, nella copertura del maggio 2024, sottolinea il legame con Ricardo Martinelli, l’ex presidente escluso dalla corsa ma ancora popolare, e il profilo di Mulino come ex ministro della Sicurezza. Il risultato è una vittoria della continuità martinellista senza Martinelli, una destra pragmatica, securitaria e pro-business.
Il contributo dei media e dei social è stato meno memetico rispetto al caso argentino. Non emerge una campagna digitale fondata su un linguaggio di rottura paragonabile a quello di Milei. La comunicazione ha lavorato soprattutto sul trasferimento reputazionale: Martinelli come memoria di efficienza economica e Mulino come esecutore possibile di quella memoria. Il contesto era segnato da crisi del Canale, siccità, rallentamento economico, tema migratorio nel Darién, controversie minerarie e sfiducia verso il governo uscente.
La polarizzazione panamense non segue pienamente il copione americano. Non vi è un sistema bipolare paragonabile a democratici e repubblicani, né una polarizzazione affettiva nazionale pienamente stabilizzata. Il conflitto è più amministrativo: efficienza contro logoramento, continuità martinellista contro anti-martinellismo, sicurezza contro disordine, business contro protesta. La dimensione digitale amplifica, ma non costituisce da sola la forma del conflitto.
Panama mostra una variante moderata della svolta a destra. La polarizzazione non assume la forma di una guerra culturale totale. Si concentra sul rendimento dello Stato. Il nemico non è l’elettore opposto, ma l’inefficienza, la crisi economica, la migrazione incontrollata e l’incapacità amministrativa. La somiglianza con gli Stati Uniti si limita alla personalizzazione e alla sfiducia nell’establishment. La differenza è la minore moralizzazione del conflitto.
El Salvador
El Salvador rappresenta la forma più compiuta di polarizzazione securitaria. Nayib Bukele viene rieletto nel 2024 con un consenso larghissimo. Reuters descrive il risultato come un voto di approvazione per la trasformazione della sicurezza interna, nonostante le critiche internazionali su stato di eccezione, arresti di massa e indebolimento delle garanzie. Associated Press, nel bilancio del 2024, registra 114 omicidi nell’anno, minimo storico per un Paese che era stato tra i più violenti al mondo.
Il contributo dei media e dei social non è accessorio. È parte del sistema di governo. Reuters, nell’inchiesta del 29 novembre 2022, descrive la macchina comunicativa di Bukele come un apparato composto da propaganda, troll, attacchi ai giornalisti, costruzione dell’immagine presidenziale e controllo continuo della narrazione digitale. Bukele ha trasformato i social in estensione della sovranità esecutiva. La comunicazione non accompagna l’azione statale; la rende visibile, desiderabile e moralmente necessaria.
Qui la differenza rispetto al copione americano è netta. Negli Stati Uniti la polarizzazione resta organizzata tra due blocchi equivalenti. In El Salvador la polarizzazione è verticale. Da un lato il popolo protetto dal leader. Dall’altro i nemici dell’ordine: gang, giornalisti critici, ONG, giudici, oppositori, garantisti, istituzioni di controllo. Non si costruiscono due tribù simmetriche. Si costruisce un centro plebiscitario e una periferia delegittimata.
Questa forma è più vicina alla guerra cognitiva che alla normale competizione elettorale. Nel primo volume di Guerra cognitiva, la guerra cognitiva è definita come azione sulle rappresentazioni mentali, sui processi di percezione e decisione, sulle emozioni e sulle credenze profonde. Bukele ha modificato la rappresentazione del rapporto tra sicurezza e libertà. In condizioni di paura, la garanzia procedurale viene ricodificata come ostacolo alla protezione. La complessità istituzionale diventa complicità con il crimine. Il carcere diventa immagine di restituzione dello Stato.
Rispetto agli Stati Uniti, El Salvador non produce polarizzazione tra partiti. Produce polarizzazione tra ordine e anti-ordine. Il nemico non è chi vota diversamente; è chi impedisce al potere di neutralizzare la minaccia. Questa è la forma più pura della variante securitaria latinoamericana.
Ecuador
In Ecuador, Daniel Noboa vince nel 2023 e viene rieletto nel 2025 contro Luisa González. Reuters, nell’aprile 2025, registra la dichiarazione di vittoria da parte del Consiglio elettorale, con un vantaggio più ampio delle attese. La campagna è dominata dalla violenza criminale, dal narcotraffico, dalle carceri, dai porti e dalla percezione che lo Stato abbia perso controllo su parti essenziali del territorio e delle infrastrutture.
Il ruolo di media e social presenta due livelli. Il primo è tradizionale: il tema sicurezza domina la copertura e orienta l’agenda. Il secondo è più avanzato: il sospetto di manipolazione digitale e di contenuti generati con intelligenza artificiale. Lo studio di Abel Suing, pubblicato su Frontiers in Political Science nel 2025, analizza l’uso e la percezione dell’AI nella campagna ecuadoriana. Nel monitoraggio richiamato nello studio emergono contenuti elettorali generati o manipolati con AI, con funzione di sostegno, attacco o satira. Nei sondaggi dello stesso lavoro, la maggioranza dei partecipanti considera l’AI uno strumento capace di manipolare opinioni e alterare la fiducia nella comunicazione elettorale.
La polarizzazione ecuadoriana si attua come conflitto tra ordine statale e narco-disordine. Noboa non vince solo come candidato pro-business o anti-correista. Vince come figura di risposta militare e amministrativa a una minaccia fisica. Il punto non è soltanto la comunicazione. È la saldatura tra violenza reale e rappresentazione digitale della violenza. Ogni omicidio, rivolta carceraria, minaccia criminale o immagine di insicurezza diventa contenuto politicamente utilizzabile.
Rispetto al copione americano, l’Ecuador introduce un elemento ulteriore: la crisi del vero. Negli Stati Uniti la polarizzazione digitale riguarda soprattutto la selezione di fonti e comunità. In Ecuador emerge più chiaramente il tema della manipolabilità sintetica del contenuto. Il problema non è solo che l’elettore vede ciò che conferma la sua opinione. È che può non sapere più se ciò che vede sia documento, montaggio, imitazione, deepfake o propaganda. La polarizzazione non riguarda solo l’avversario. Riguarda la realtà percepita.
Bolivia
La Bolivia segna un altro tipo di spostamento. Rodrigo Paz vince il ballottaggio del 2025 con il 54,5% contro Jorge Quiroga, interrompendo quasi vent’anni di egemonia del Movimiento al Socialismo. Reuters descrive il risultato come una svolta dopo una lunga fase dominata dal MAS. Paz non incarna una destra radicale assimilabile a Milei o Kast; è un centrista del Partito Democratico Cristiano. Tuttavia il significato politico è chiaro: il ciclo nazional-popolare della sinistra boliviana si esaurisce.
Il ruolo dei social è meno misurato e meno documentato rispetto ad Argentina, El Salvador, Ecuador o Colombia. Ciononostante, un elemento digitale rilevante riguarda Edman Lara, vice di Paz, ex poliziotto noto per video anti-corruzione. Reuters ne sottolinea il profilo popolare e comunicativo. In questo caso il social non produce una grande macchina ideologica, ma una figura di autenticità anti-sistema. Lara introduce nella coalizione vincente una grammatica morale semplice: cittadini contro corrotti, poliziotto denunciante contro apparato, ordine contro degrado.
La polarizzazione boliviana non è primariamente securitaria né culturale. È economico-istituzionale. Da un lato il MAS, associato a lunga permanenza al potere, crisi delle riserve, scarsità di dollari, carburanti e difficoltà fiscali. Dall’altro una promessa di normalizzazione, apertura al settore privato, stabilità macroeconomica e ricostruzione della fiducia. Il nemico non è un out-group culturale. È il modello esausto.
Rispetto agli Stati Uniti, la Bolivia mostra che lo spostamento a destra può avvenire anche senza una polarizzazione digitale pienamente matura. La piattaforma amplifica personaggi, scandali e messaggi anti-corruzione, ma la causa fondamentale è la perdita di capacità materiale del regime politico precedente. Il social non crea la crisi; la rende leggibile, personalizzata e moralmente imputabile.
Cile
Il Cile è il caso più rilevante sul piano simbolico. José Antonio Kast vince nel dicembre 2025 con circa il 58% contro Jeannette Jara. Reuters parla di una svolta a destra molto marcata, la più significativa dal ritorno alla democrazia. Il Cile era stato, pochi anni prima, laboratorio della mobilitazione sociale, della sinistra generazionale di Gabriel Boric e del progetto costituzionale. La vittoria di Kast segnala il rigetto della stagione rifondativa.
Il contributo dei media e dei social si colloca in un ambiente informativo fragile. Il Reuters Institute, nel Digital News Report 2026 sul Cile, indica una fiducia generale nelle news al 34% e un livello significativo di evitamento delle notizie. Reuters, nel novembre 2025, documenta il dominio di criminalità, migrazione e paura del Tren de Aragua nella campagna. Il tasso di omicidi più che raddoppiato rispetto ai livelli precedenti, i sequestri a livelli record nel 2024 e la presenza di oltre 669.000 venezuelani nel Paese entro il 2024 diventano materia elettorale di forte intensità.
La polarizzazione cilena si attua come sostituzione dell’asse politico. Dopo il 2019, la frattura era stata tra continuità e rifondazione costituzionale. Nel 2025 l’asse diventa ordine contro insicurezza, confine contro ingresso irregolare, polizia contro criminalità organizzata, stabilità contro sperimentazione progressista. Kast beneficia del fatto che il tema sicurezza ha maggiore resa emotiva del tema costituzionale. Un progetto costituzionale richiede tempo, fiducia, astrazione e deliberazione. Un video di violenza urbana o una narrazione di confine violato richiede pochi secondi.
La somiglianza con il copione americano riguarda la moralizzazione del conflitto e la costruzione di un nemico visibile. La differenza è la traiettoria storica. Negli Stati Uniti la frattura è binaria e sedimentata. In Cile il contenuto della polarizzazione cambia rapidamente: dalla memoria della dittatura alla costituzione, dalla costituzione all’immigrazione, dall’immigrazione alla criminalità. La piattaforma consente questa migrazione tematica perché premia la salienza del momento.
Honduras
In Honduras, Nasry Asfura vince le presidenziali del 2025 con il 40,3% contro il 39,5% di Salvador Nasralla, dopo settimane di ritardi e contestazioni. Reuters registra un risultato stretto, accompagnato da accuse di irregolarità e dal sostegno esplicito di Donald Trump. Il ritorno del Partito Nazionale interrompe il ciclo di Xiomara Castro e riduce il peso della sinistra honduregna.
Il ruolo dei media e dei social è inseparabile dall’intervento simbolico statunitense. Trump non funziona solo come ex presidente americano. Funziona come marchio politico digitale e come certificatore continentale della destra. Il suo sostegno trasforma Asfura in candidato dell’allineamento con Washington, della sicurezza, dell’anticomunismo e della stabilità. L’effetto polarizzante si produce perché la politica interna viene inscritta in una mappa geopolitica: da un lato la destra amica degli Stati Uniti, dall’altro la sinistra associata alle reti progressiste regionali.
Rispetto al copione americano, l’Honduras è un caso di esportazione diretta del frame trumpiano. Non si tratta solo di imitazione stilistica. Il riferimento agli Stati Uniti entra nella competizione come risorsa di legittimazione. La polarizzazione diventa triangolare: governo uscente, opposizione interna, potere simbolico esterno. In un sistema istituzionale fragile, con conteggi contestati e margini ridotti, la pressione mediatica amplifica la sfiducia nel processo.
La differenza con gli Stati Uniti è la diversa forza dello Stato. Negli USA la polarizzazione agisce dentro un apparato ancora solido. In Honduras agisce dentro un contesto più vulnerabile, dove istituzioni elettorali, dipendenza economica e influenza esterna rendono il conflitto più instabile. Il copione americano non è solo modello comunicativo. È leva geopolitica.
Costa Rica
La Costa Rica è interessante perché rompe l’immagine di eccezione centroamericana. Laura Fernández vince nel febbraio 2026 con una piattaforma populista di destra, in continuità con Rodrigo Chaves. Reuters registra una vittoria netta, quasi la metà dei voti già con l’88,43% delle schede contate, e la possibilità per il partito di governo di ottenere una maggioranza congressuale. All’insediamento di maggio 2026, Reuters riporta la promessa di una guerra al crimine e di riforme profonde della giustizia e della sicurezza.
Il contributo dei media e dei social riguarda soprattutto la costruzione di un rapporto diretto tra esecutivo e popolo, già sperimentato da Chaves. Il sistema comunicativo si fonda sulla delegittimazione degli ostacoli istituzionali: stampa critica, magistratura, opposizione, burocrazia, controlli. Il messaggio non è solo “più sicurezza”. È “meno impedimenti alla sicurezza”. La polarizzazione non avviene soltanto contro il criminale; avviene contro chi impedirebbe al potere esecutivo di neutralizzarlo.
La Costa Rica non segue il modello americano della polarizzazione bipartitica. Il sistema politico non è organizzato come scontro storico tra due identità stabili. La polarizzazione si attua invece come conflitto procedurale: decisione contro freno, esecutivo contro controlli, rapidità contro garanzie, popolo contro istituzioni intermedie. È una forma particolarmente importante perché mostra come il tema sicurezza possa trasformare anche democrazie relativamente stabili e moderate.
La differenza con gli Stati Uniti è che il nemico non è un partito opposto di massa, ma un insieme di vincoli istituzionali. In termini di guerra cognitiva, il frame converte la procedura in ostacolo. Il controllo democratico non appare più come garanzia, ma come impedimento alla protezione. Questa è una variante latinoamericana ricorrente.
Colombia
La Colombia produce uno dei passaggi più forti. Abelardo De La Espriella vince nel giugno 2026 contro Iván Cepeda, dopo il governo di Gustavo Petro. Reuters legge il risultato come conferma dello spostamento regionale a destra. Altre ricostruzioni giornalistiche indicano una vittoria stretta, con un margine di circa 250.000 voti su oltre 25 milioni di voti, e la concessione della sconfitta da parte di Cepeda dopo contestazioni iniziali.
Il contributo dei media e dei social è robusto. Il Reuters Institute, nel Digital News Report 2026 sulla Colombia, registra che il 35% degli intervistati riceve settimanalmente notizie da creator o influencer specializzati; tra i 18-24enni la quota sale al 40%. La fiducia generale nelle news è al 25%, mentre il 60% dichiara preoccupazione per la distinzione tra vero e falso online. La Colombia dispone quindi di un ecosistema perfetto per la sostituzione dell’intermediazione giornalistica con intermediazione militante.
El País, nel maggio 2026, descrive inoltre la presenza di attivisti digitali vicini a De La Espriella, capaci di costruire una strategia aggressiva contro avversari e alleati potenziali, anche attraverso accuse, sospetti di accordi occulti e narrazioni anti-sistema. La comunicazione del candidato si innesta su un’estetica trumpiana: law-and-order, nazionalismo, attacco alle élite, promessa di carcere duro, rifiuto del negoziato permanente con attori armati.
La polarizzazione colombiana somiglia molto al copione americano nella personalizzazione e nella centralità dei creator. Ma differisce per il contenuto storico. Negli Stati Uniti la guerra culturale può evocare violenza, ma non si svolge dentro una memoria recente di guerriglie, narcotraffico, negoziati di pace, gruppi armati e territori contesi. In Colombia la sicurezza non è un tema astratto. È memoria collettiva e realtà territoriale. Il messaggio securitario non deve inventare la paura. Deve ordinarla.
La frattura colombiana non è solo destra contro sinistra. È ordine contro negoziato; punizione contro dialogo; anti-petrismo contro continuità progressista; Stato armato contro ambiguità percepita verso gli attori armati. L’elemento americano entra nella forma: leader-personaggio, comunicazione digitale, polarizzazione affettiva, guerra contro i media. L’elemento colombiano entra nella sostanza: sicurezza, narco, guerriglia, Stato territoriale.
Perù
Il Perù chiude la sequenza con un risultato fragilissimo. Keiko Fujimori viene dichiarata vincitrice nel luglio 2026 con il 50,135% contro il 49,865% di Roberto Sánchez. Reuters, il 29 giugno 2026, indicava il conteggio finale: 9.223.396 voti per Fujimori contro 9.173.755 per Sánchez. Lo scarto è di 49.641 voti su oltre 18 milioni di voti validi. Reuters, il 3 luglio, conferma la proclamazione della vittoria dopo settimane di contestazioni.
Il ruolo dell’ambiente mediatico è cruciale. Il Reuters Institute, nel Digital News Report 2026 sul Perù, descrive un Paese entrato nell’anno elettorale in condizioni di forte pressione sul giornalismo: quattro giornalisti uccisi nel 2025, 454 attacchi a giornalisti e media registrati dall’Associazione Nazionale dei Giornalisti del Perù, ostilità politica verso la stampa, acquisizioni rilevanti nel settore televisivo, utilizzo crescente di campagna digitale e intelligenza artificiale generativa. Il Digital News Report 2025 aveva già registrato social media al 64% come fonte di news, TikTok al 33% per le notizie e fiducia generale nelle news al 40%.
Il voto estero aggiunge una frattura specifica. Le Monde, il 5 luglio 2026, indica circa 1,2 milioni di peruviani registrati all’estero, una partecipazione intorno al 27% e un sostegno a Fujimori pari al 63,2% tra i votanti della diaspora. Secondo quella ricostruzione, senza il voto estero Sánchez avrebbe avuto un vantaggio nel voto interno. La polarizzazione peruviana non è quindi solo ideologica. È anche territoriale e diasporica.
La polarizzazione si attua intorno a tre assi: fujimorismo contro antifujimorismo; sicurezza contro instabilità; continuità economica contro revisione redistributiva. Il cognome Fujimori è già un dispositivo polarizzante. Per alcuni significa ordine, sconfitta dell’insurrezione, stabilizzazione e sicurezza. Per altri significa autoritarismo, corruzione e violazione delle garanzie. La piattaforma digitale non crea questa frattura. La riattiva, la semplifica e la rende istantanea.
Rispetto agli Stati Uniti, il Perù condivide la dinamica della contestazione elettorale e della delegittimazione del risultato. Ma la differenza istituzionale è enorme. Gli Stati Uniti possiedono un sistema federale, giudiziario e amministrativo con alta capacità di assorbimento. Il Perù arriva al voto dopo anni di instabilità presidenziale, crisi tra esecutivo e Congresso, sfiducia nei partiti e frammentazione istituzionale. In questo ambiente, uno scarto dello 0,27% diventa immediatamente materia di guerra cognitiva.
Il confronto tra Stati Uniti e America Latina mostra somiglianze operative e differenze strutturali. Le somiglianze riguardano l’infrastruttura. Social media, creator, meme, video brevi, camere di risonanza, personalizzazione estrema, delegittimazione dei media, moralizzazione dell’avversario e disintermediazione attraversano entrambi gli spazi. La differenza riguarda il materiale della polarizzazione.
Negli Stati Uniti la polarizzazione affettiva si stabilizza intorno a due identità politiche forti. Democratici e repubblicani funzionano come appartenenze sociali, non solo come opzioni elettorali. In America Latina, invece, le identità partitiche sono spesso più deboli, più mobili o più logorate. La piattaforma non amplifica soltanto appartenenze pregresse. Spesso costruisce coalizioni emotive temporanee intorno a minacce specifiche.
Il modello americano divide una società in due campi morali relativamente stabili. Il modello latinoamericano costruisce coalizioni mobili dell’ordine contro figure variabili del caos. In Argentina il caos è inflazione e casta. In El Salvador sono le gang. In Ecuador il narcotraffico. In Bolivia il modello economico esausto. In Cile l’immigrazione irregolare e il crimine organizzato. In Honduras la sinistra regionale e l’instabilità. In Costa Rica il crimine e le istituzioni di freno. In Colombia Petro, gli attori armati e la sicurezza. In Perù instabilità, criminalità e antifujimorismo/fujimorismo.
Il secondo volume di Guerra cognitiva offre il meccanismo neurocognitivo di questa differenza. La rete della salienza seleziona ciò che conta ora; il sistema amigdala-ippocampo privilegia il materiale emotivamente carico, soprattutto negativo; il controllo prefrontale si indebolisce in condizioni di urgenza, carico e arousal. In questo ambiente, i temi securitari hanno un vantaggio strutturale. Un omicidio, una rapina, una prigione, una frontiera attraversata, una banconota svalutata, una madre estorta o un video di violenza urbana producono immediata disponibilità cognitiva. Il contenuto progressista tradizionale richiede invece tempi lunghi: redistribuzione, riforma, istituzioni, investimenti, welfare, diritti, mediazione.
Da qui il vantaggio comunicativo della nuova destra latinoamericana. Il suo messaggio è breve, visuale, ripetibile, moralmente netto e facilmente associabile a un colpevole. Il messaggio “ordine contro caos” ha un costo cognitivo inferiore rispetto a “riforma istituzionale e redistribuzione sostenibile”. La piattaforma premia il primo perché produce attenzione immediata. La seconda richiede fiducia, tempo e capacità deliberativa.
Questo non significa che i social abbiano causato da soli la svolta a destra. Una dimostrazione causale richiederebbe un dataset comparabile per Paese, piattaforma, candidato, contenuto, engagement, spesa pubblicitaria, reti di creator, account coordinati, bot, deepfake, contenuti organici e rilanci cross-platform. Questo dataset pubblico e regionale non esiste ancora. Le prove disponibili consentono però una conclusione più prudente e solida: la svolta a destra è avvenuta dentro un ecosistema informativo altamente compatibile con i temi della nuova destra.
L’America Latina non ha copiato il copione americano. Ha importato la sua infrastruttura e l’ha riempita con paure proprie. L’America degli anni 2010 e 2020 ha mostrato come le piattaforme possano trasformare identità politiche in ostilità affettiva. L’America Latina degli anni 2020 mostra come le stesse piattaforme possano trasformare paure materiali in domanda di comando. Il passaggio non è “red versus blue”. È “ordine contro caos”.
La formula conclusiva è questa: la destra latinoamericana non vince solo perché promette sicurezza. Vince perché la promessa di sicurezza è il contenuto politico più performante dentro un ambiente digitale fondato su salienza, negatività, ripetizione, prova sociale, bassa frizione cognitiva e delegittimazione dell’intermediazione. Il copione americano fornisce la grammatica della polarizzazione digitale, e la variante latinoamericana ne modifica il lessico: meno guerra culturale astratta, più politica della protezione.[i]
[i] Bibliografia
· Associated Press, 2025. El Salvador closes 2024 with a record low number of homicides. Associated Press, 1 January.
· Druckman, J.N., Klar, S., Krupnikov, Y., Levendusky, M. and Ryan, J.B., 2021. Affective polarization, local contexts and public opinion in America. Nature Human Behaviour, 5(1), pp.28-38.
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· Le Monde, 2026. Peruvian and Colombian presidential elections: expatriate vote helps far right clinch victory. Le Monde, 5 July.
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· Palombi, M., 2025. Guerra cognitiva. Un manuale per farla. Un manuale per sopravvivere. Volume 1. Serie Atlante delle Debolezze. KDP Amazon
· Palombi, M., 2025. Guerra cognitiva. Un manuale per farla. Un manuale per sopravvivere. Volume 2. Serie Atlante delle Debolezze. KDP Amazon
· Pew Research Center, 2020. Voters’ feelings about the election and possible outcomes. Washington, DC: Pew Research Center.
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