La sicurezza ci rende tutti campioni: contro le illusioni dello sballo estivo.

La sicurezza ci rende tutti campioni: contro le illusioni dello sballo estivo, l'asse psico-socio-pedagogico per ritrovare il valore della vita.

L’estate, per i nostri giovani, è da sempre sinonimo di libertà, destrutturazione del tempo e legittimo desiderio di leggerezza dopo i mesi di impegno scolastico. Tuttavia, esiste un confine sottile e pericoloso in cui la spensieratezza scivola nella frivolezza incosciente, e dove l'illusione del divertimento artificiale — alimentato da alcol e droghe — trasforma le notti estive nel palcoscenico dell'inaccettabile.

Quando la cronaca ci restituisce vite spezzate sull'asfalto, risse nate dal nulla o tragedie consumate sulle spiagge, la formula "La sicurezza ci rende tutti campioni" smette di essere uno slogan burocratico e diventa un imperativo esistenziale. Essere "campioni", oggi, significa avere il coraggio di tutelare se stessi e gli altri, riscoprendo la sicurezza come massima espressione di libertà.

Per comprendere e arginare questa deriva, è necessario analizzare il fenomeno attraverso l’asse psico-socio-pedagogico, integrando lo sguardo dei professionisti dell'educazione.

La dimensione psicologica: L'illusione dell'onnipotenza e la fuga dall'ansia

Da un punto di vista psicologico, l'adolescenza e la giovinezza sono fasi caratterizzate dal mito dell'invulnerabilità: la percezione del rischio è alterata e il pericolo viene spesso vissuto come una sfida per testare i propri limiti.
Tuttavia, l'uso di sostanze in estate nasconde spesso un bisogno più profondo: la necessità di anestetizzare l'ansia sociale, il peso delle aspettative o la paura di non essere "all'altezza" del gruppo. Alcol e droghe offrono una falsa scorciatoia emotiva, una "frivolezza" che disattiva temporaneamente i freni inibitori. Il cortocircuito psicologico sta nel fatto che la sostanza promette il controllo sulle proprie emozioni, ma consegna il giovane alla totale vulnerabilità, esponendolo a scelte fatali.

La dimensione sociologica: Il conformismo del gruppo e la "cultura dello sballo"

Sul piano sociologico, il consumo stagionale di sostanze è fortemente legato al fenomeno del conformismo di gruppo e alla spettacolarizzazione del divertimento, spesso amplificata dai social media.
Nelle dinamiche della "movida" estiva, l'eccesso viene normalizzato e trasformato in un rito di passaggio o in un prerequisito per l'inclusione sociale. Il singolo, privato della propria individualità protettiva, si adegua alla corrente collettiva. Educare alla sicurezza in questo senso significa scardinare l'idea che per appartenere a una comunità sia necessario condividerne i comportamenti autodistruttivi. I veri "campioni" sociali sono i giovani capaci di esercitare il pensiero critico, dicendo di no anche quando il gruppo spinge verso l'inaccettabile.

La necessità di una "pedagogia del limite"

Ed è qui, nel passaggio dal trauma alla prevenzione, che si colloca l'asse pedagogico. La pedagogia moderna ci ricorda che i giovani non hanno bisogno di divieti sterili o di prediche moralistiche — che spesso ottengono l'effetto opposto di stimolare la ribellione — ma di guide credibili che li aiutino a interiorizzare il valore del limite.
A questo proposito, risulta illuminante la prospettiva di Daniele Novara, pedagogista di fama nazionale e fondatore del Centro Psicopedagogico per l'Educazione e la Gestione dei Conflitti (CPP). Novara insiste da tempo sul fatto che l'educazione non possa prescindere dalla gestione del limite e delle regole vissute non come imposizioni castranti, ma come tutele necessarie per la crescita.

La lezione di Daniele Novara: I ragazzi, per natura, tendono a sfidare i confini. La risposta educativa non è l'iper protezione che impedisce loro di vivere, né il permissivismo che li lascia soli davanti al pericolo. Compito degli adulti — genitori, educatori, società — è offrire una "regolazione affettiva": definire confini chiari ed esigibili che permettano ai giovani di fare esperienza del mondo in sicurezza. Il limite non è la fine della libertà, ma la condizione fondamentale affinché la libertà non si trasformi in autodistruzione.

Il vero podio dei nostri ragazzi

Collocare il motto "La sicurezza ci rende tutti campioni" in questo scenario estivo significa ridefinire il concetto stesso di vittoria. Il vero campione non è chi sfida la morte guidando sotto l'effetto di sostanze o chi annulla la propria coscienza in un bicchiere per sentirsi più forte.

Il vero campione è il giovane che impara a governare la propria libertà, che rispetta il proprio corpo e la propria mente, e che si fa custode della vita dei propri amici. Spetta alla comunità educatrice — unendo la fermezza della regola alla comprensione della fragilità — sostenere i ragazzi in questo percorso, affinché l'estate torni a essere lo spazio della vita che sboccia, e mai più il luogo dell'inaccettabile.


A cura di Francesca Giordano

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