La ballata delle scarpe di sale: la dipendenza indotta come arma di governo nella favola nera di Hidayet- Analisi critica e commento di Ada Rizzo
Ci troviamo davanti a una lirica in cui la satira spietata demistifica i meccanismi universali del controllo sociale e l'addomesticamento delle masse.
Un’opera che, nello stile del poeta e intellettuale Bahtihyar Hidayet rifiuta categoricamente il ruolo consolatorio della poesia, scegliendo invece di agire come un bisturi chirurgico sul corpo molle delle nostre certezze ideologiche. È il caso di Ballad of Salt Shoes (La ballata delle scarpe di sale), che squarcia il velo della retorica geopolitica contemporanea per offrirci un'analisi disincantata, quasi cinica, del potere e delle sue dinamiche di sottomissione. Utilizzando una struttura bifasica che trasmuta da archetipica favola nera a sferzante provocazione pop, l'autore ci costringe a guardare nell'abisso di una verità scomoda: la manipolazione del bisogno non conosce confini di regime.
NOTA BIOGRAFICA SU HIDAYET
Hidayet è una voce poetica di frontiera, un autore marcatamente influenzato dalle dinamiche storiche e geopolitiche dei regimi post-sovietici e mediorientali, contesti in cui la censura e l'autocrazia segnano profondamente la carne della letteratura. Costretto spesso a muoversi sui binari della metafora allegorica o della circolazione
semiclandestina per evitare le maglie della repressione, Hidayet ha sviluppato una scrittura affilata, fortemente influenzata dalla satira sociale e dalla disillusione politica. La sua poesia si inserisce nel solco della tradizione che usa la favola e l'apologo morale non per educare all'obbedienza, ma per destrutturare dall'interno i dogmi del potere costituito, sia esso palesemente tirannico o apparentemente libertario.
Qui di seguito pubblichiamo il testo bilingue, la cui traduzione in italiano è stata curata da Ada Rizzo.’
Il testo bilingue / The Bilingual Text
TESTO ORIGINALE (ENGLISH) TRADUZIONE ITALIANA
Ballad of salt shoes
In ancient times
There was a tyrant—an old king.
His cruelty was so great that even cruelty itself was
terrifying.
One day, sensing that his death was approaching,
he called his heir:
“Are you ready, my son? The throne is yours.”
The son was ready—
But the king decided to test him.
Two rams were brought.
For a month, each of them fed one.
A month later—
The heir’s fat and strong ram,
Maimed the guards.
But the king’s ram—
So thin that its ribs were visible through its skin.
And the most terrible part:
The king sprinkled salt on his shoes.
The ram began to lick them.
The heir learned a great lesson.
One day, when the tyrant was dying,
the devil asked him:
“What will happen to the country?”
The king replied:
“You will have to work for my heir.”
The devil trembled and said:
“Enough... even evil has its limits.”
...And the heir
became a very “good” king.
Seeing his cruelty, the people prayed for their father.
They licked his salty shoes.
And he
rubbed salt into the people’s wounds—
Even when there was no salt in their food.
P.S.
But let me tell you the bitterest truth.
Dictatorship, closed regimes, the Iron Curtain...
They are embodied by Kim Jong Un's fist.
Democracy, openness—even nakedness...
They are embodied by Kim Kardashian's buttocks.
Still, there is one thing to be grateful for:
Dictatorship is like a pinch of salt;
Democracy is like a salt lick.
And humanity still moves as a herd.
.
La ballata delle scarpe di sale
Nei tempi antichi
C'era un tiranno: un vecchio re.
La sua crudeltà era così grande che persino la crudeltà
stessa ne era terrorizzata.
Un giorno, sentendo che la sua morte si avvicinava,
chiamò il suo erede:
"Sei pronto, figlio mio? Il trono è tuo."
Il figlio era pronto, ma il re decise di metterlo alla prova.
Furono portati due montoni.
Per un mese, ognuno di loro ne nutrì uno.
Un mese dopo,
Il montone dell'erede, grasso e forte,
Mutilò le guardie.
Ma il montone del re,
Era così magro che le costole erano visibili attraverso la
pelle.
E la parte più terribile:
Il re cosparse di sale le sue scarpe.
Il montone cominciò a leccarle.
L'erede imparò una grande lezione.
Un giorno, mentre il tiranno stava morendo,
il diavolo gli chiese:
"Cosa succederà al Paese?"
Il re rispose:
"Dovrai lavorare per il mio erede."
Il diavolo tremò e disse:
"Basta... anche il male ha i suoi limiti."
...E l'erede
diventò un re molto "buono".
Vedendo la sua crudeltà, il popolo pregava per il padre.
Leccavano le sue scarpe salate.
E lui
Strofinava il sale sulle ferite del popolo,
Anche quando non c'era sale nel loro cibo.
P.S.
Ma vi dirò la verità più amara.
La dittatura, i regimi chiusi, la cortina di ferro...
Sono incarnati dal pugno di Kim Jong Un.
La democrazia, l'apertura, persino la nudità...
sono incarnate dalle natiche di Kim Kardashian.
Eppure, c'è una cosa di cui essere grati:
La dittatura è come un pizzico di sale;
La democrazia è come un blocco di sale da leccare.
E l'umanità… si muove ancora come un gregge.
Analisi del contenuto e del messaggio
La lirica si sviluppa attraverso una folgorante analogia. Nella prima parte, l'apologo pedagogico del vecchio tiranno illustra la transizione da un potere basato sulla forza bruta a un potere basato sulla dipendenza indotta. L'erede commette l'errore ingenuo di nutrire il proprio montone, generando un'entità forte e indomita,
dunque intrinsecamente eversiva ("mutilò le guardie"). Il vecchio re, al contrario, affama l'animale e cosparge le proprie calzature di sale. Il montone, spinto dal deficit biologico di sodio, lecca i piedi del carnefice.
Il sale cessa immediatamente di essere un semplice condimento culinario per assurgere a perfetto simulacro del bisogno artificiale. Il re scopre che non serve catene per immobilizzare il suddito: è sufficiente ridurlo all'indigenza e proporsi come unico detentore della risorsa vitale. Quando la medesima tecnica viene
applicata su scala macroscopica dal nuovo sovrano (divenuto "buono" agli occhi del sistema perché efficiente nel controllo), il popolo interiorizza la propria schiavitù. Gli individui arrivano a venerare l'autorità ("pregavano per il padre"), mentre questa infligge loro sofferenze sistematiche, "strofinando il sale sulle ferite".
Intersezioni con le teorie sociali e politiche
Il testo dialoga in modo quasi profetico con alcune delle più importanti teorie sociologiche del Novecento.
L'immagine del popolo che lecca spontaneamente le scarpe del despota richiama direttamente il concetto diservitù volontaria teorizzato da Étienne de La Boétie, ma trova la sua massima corrispondenza nella riflessione di Michel Foucault sul passaggio dal "potere di sovranità" alla biopolitica. Il sovrano classico puniva il corpo; il potere moderno, intuito dal vecchio re, gestisce e amministra i corpi e le loro necessità biologiche, rendendo l'obbedienza un atto istintivo di sopravvivenza.
Nel Post Scriptum, l'accostamento pop-satirico tra Kim Jong Un e Kim Kardashian, capolavoro lirico di assonanza e divergenza formale, evoca le tesi della Scuola di Francoforte, in particolare di Max Horkheimer e Theodor Adorno sull'industria culturale. La democrazia occidentale, lungi dall'aver emancipato l'essere umano, lo ha inserito in un gigantesco dispositivo di distrazione di massa.
L'esibizionismo e la pornografia commerciale (rappresentati dal corpo iper-mercificato della Kardashian) sostituiscono la coercizione fisica del "pugno" totalitario.
Si realizza così la transizione teorizzata da Herbert Marcuse in L'uomo a una dimensione: la tolleranza e l'edonismo liberale diventano strumenti di controllo più pervasivi della stessa repressione. Se la dittatura offre un "pizzico di sale" razionato dal terrore, la democrazia capitalista si configura come un "blocco di sale da
leccare" (lo salt lick destinato al bestiame nei pascoli). La quantità aumenta, il consumo è liberalizzato, ma la funzione zootecnica rimane immutata.
Hidayet disintegra il binarismo consolatorio che oppone il "bene" democratico al "male" totalitario. Il verdetto finale non lascia spazio a messianismi storici o a facili progressismi: "And humanity still moves as a herd". L'umanità avanza comunque come un gregge.
La libertà, suggerisce l'autore con spietata lucidità, dalle colonne ideali di questo articolo, non si misura dalla sfarzosità della mangiatoia o dalla dolcezza del sale che ci viene concesso di leccare, ma dalla nostra reale capacità di sottrarci alla dinamica dell'addomesticamento.
Un monito radicale che spetta a noi, cittadini del terzo millennio, raccogliere o continuare pigramente a ignorare.
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