Guerra
Il mio sguardo
appannato di pianto
gocce calde
scorrono
sui visi cerei
figli orfani
uomini metalli
Infliggono sé stessi
la terra diventa il cielo
il cielo diventa
come la terra
uomini metalli
cadono come fracasse
orfani di metalli
Orfani di guerra.
Francesca Giordano
La poesia è un grido lirico di rara potenza visiva e geometrica, che affronta l'eterno dramma del conflitto non attraverso la cronaca, ma attraverso una metamorfosi universale del dolore.
Il componimento si apre con una focalizzazione intima, quasi cinematografica: uno "sguardo appannato di pianto". Questo pianto, tuttavia, smette subito di essere un fatto privato per farsi universale, scorrendo su "visi cerei". L'aggettivo cerei evoca immediatamente la morte, la perdita di vitalità di chi subisce il conflitto, introducendo una delle figure chiave del testo: i "figli orfani".
Subito dopo, l'autrice introduce una metafora di straordinaria forza espressiva: gli uomini metalli.
Uomini metalli / Infliggono sé stessi
L'essere umano perde la sua componente biologica ed empatica per farsi arma, corazza, ingranaggio di distruzione. L'uso del verbo infliggere riferito a se stessi suggerisce che la guerra sia, prima di tutto, un atto di profonda e tragica autodistruzione.
Il Caos Cosmico e la Caduta
La parte centrale del componimento gioca su un chiasmo concettuale e visivo che destabilizza il lettore:
la terra diventa il cielo
il cielo diventa come la terra
Questo capovolgimento descrive plasticamente gli effetti dei bombardamenti, del fuoco e delle esplosioni, dove l'alto e il basso si confondono in un caos primordiale. In questo scenario apocalittico, gli "uomini metalli" non sono invincibili: cadono come fracasse. Il termine "fracasse" (dal sapore dialettale o arcaico) restituisce il rumore sordo, sgraziato e violento della rovina, spogliando la guerra di qualsiasi retorica eroica.
Il finale è una progressione folgorante .Parlo di "orfani di metalli" prima di chiudere sul definitivo "Orfani di guerra".
Questa intuizione linguistica è il cuore del testo: i figli non sono solo orfani dei padri, ma sono rimasti orfani persino di quel metallo, di quella tecnologia distruttiva che ha ridefinito il loro mondo. Rimane solo il vuoto. L'espressione finale, isolata e definitiva, sigilla la poesia come un verdetto storico ed esistenziale.
E' "accesa" una notevole capacità di sintesi drammatica. I versi liberi e brevi mimano il respiro spezzato di chi osserva l'orrore. Il testo evita sapientemente il sentimentalismo retorico per affidarsi alla durezza delle immagini (pianto/metallo, terra/cielo). È un'opera matura, che riesce a dire molto usando pochissime, taglienti parole.
Ungaretti ha rivoluzionato la poesia italiana distruggendo la metrica classica e isolando la parola. I versi della poesia Guerra ("gocce calde", "scorrono", "uomini metalli") funzionano esattamente così: sono versi brevissimi, quasi frammenti, che costringono il lettore a fermarsi su ogni singolo vocabolo. La parola, privata di punteggiatura e di orpelli, diventa un urlo nel silenzio.
Autrice Francesca Giordano
Invito alla lettura: italianewspost.com

Disarmate l'Odio, coltivate la Pace.
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