Fondi montani, la Regione promette coperture ai Comuni esclusi: una garanzia da rendere misurabile

Ritratto di Enrico Bussalino, assessore regionale del Piemonte, con giacca blu e occhiali.
Enrico Bussalino, assessore della Regione Piemonte con delega agli Enti locali, interviene sul finanziamento dei Comuni montani.

La Regione Piemonte annuncia che i Comuni considerati montani dalla classificazione regionale del 1988 non subiranno penalizzazioni, anche se non più compresi nella nuova classificazione statale prevista dal DPCM n. 121/2026. La posizione è stata illustrata dall’assessore regionale agli Enti locali Enrico Bussalino e rilanciata, per la provincia di Alessandria, dal segretario provinciale della Lega Lino Pettazzi. Il punto centrale è la continuità delle risorse per i territori che rischiavano di uscire dalla ripartizione statale.

Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com

Secondo quanto dichiarato da Bussalino, il Fondo regionale per la montagna continuerà a utilizzare la precedente classificazione piemontese, mentre la quota regionale del Fondo nazionale per lo sviluppo delle montagne italiane includerà sia i Comuni già riconosciuti nel 1988 sia quelli inseriti nel nuovo elenco statale. È una scelta che, se tradotta in atti amministrativi e finanziari puntuali, può evitare una brusca discontinuità per realtà territoriali che mantengono caratteristiche di fragilità, difficoltà di collegamento e ridotta disponibilità di servizi.

L’aspetto positivo dell’annuncio è chiaro: non lasciare che un aggiornamento delle classificazioni produca automaticamente Comuni di serie A e Comuni di serie B. Nei piccoli centri, anche somme non enormi possono incidere sulla manutenzione delle strade, sul trasporto scolastico, sull’assistenza alle persone anziane, sulla sicurezza del territorio e sulla capacità dei municipi di progettare interventi. La montagna, del resto, non è definita solo dall’altitudine: conta la distanza dai servizi, il rischio di spopolamento, la conformazione del territorio e la difficoltà di garantire pari opportunità ai residenti.

Per l’Alessandrino, Pettazzi indica quattordici Comuni ex montani che dovrebbero beneficiare della continuità e delle compensazioni regionali: Avolasca, Casasco, Costa Vescovato, Momperone, Monleale, Montegioco, Montemarzino, Pozzol Groppo, Lerma, Carrosio, Stazzano, Vignole Borbera, Cartosio e Montechiaro d’Acqui. Il messaggio politico è netto: nessuno di questi enti dovrebbe perdere risorse rispetto alla situazione precedente.

Proprio questa promessa, tuttavia, è il punto che ora richiede la maggiore precisione. Il comunicato parla di fondi compensativi e afferma che i Comuni non perderanno “un euro”, ma non indica per ciascun municipio le somme storicamente ricevute, gli importi attesi per il 2026, i criteri di calcolo, i tempi di assegnazione né l’atto regionale che renderà effettiva la copertura. Una rassicurazione politica è utile, ma per gli amministratori locali conta soprattutto poter programmare bilanci, lavori e servizi su numeri certi.

Anche il riferimento a oltre 200 milioni di euro aggiuntivi per la montagna merita un chiarimento pubblico e documentato. La cifra citata dalla Lega va distinta tra stanziamento complessivo nazionale, quota effettivamente destinata al Piemonte, fondi già disponibili e risorse che dovranno essere ripartite. Senza questa distinzione, il rischio è che un dato molto rilevante sul piano comunicativo risulti meno immediato per i sindaci chiamati a capire quale sarà l’effettivo impatto sul proprio Comune.

La soluzione migliore sarebbe quindi trasformare l’annuncio in un quadro di trasparenza facilmente consultabile. La Regione potrebbe pubblicare una tabella Comune per Comune con: risorse ricevute nell’ultimo triennio, quota prevista con il nuovo sistema, eventuale compensazione regionale, criteri utilizzati e calendario dei pagamenti. Sarebbe utile inoltre aprire un confronto operativo con i sindaci dei territori interessati, così da individuare priorità condivise: viabilità, dissesto idrogeologico, trasporto pubblico, scuole, sanità di prossimità e connessione digitale.

Un secondo passo importante sarebbe introdurre una garanzia pluriennale, evitando che i piccoli Comuni debbano attendere ogni anno decisioni o compensazioni straordinarie. La lotta allo spopolamento non si costruisce con risorse episodiche: richiede programmi stabili, personale tecnico, bandi semplici e la possibilità di misurare i risultati raggiunti. Solo così la maggiore autonomia regionale richiamata nel comunicato potrà diventare un vantaggio concreto per le comunità montane e non soltanto una promessa da verificare.

L’impegno annunciato dalla Regione Piemonte appare dunque positivo e necessario, soprattutto per i Comuni dell’Alessandrino coinvolti nella revisione dei criteri. La verifica decisiva sarà però nei provvedimenti attuativi: importi, tempi, modalità di riparto e capacità di assicurare davvero continuità ai servizi. È su questi elementi che amministratori e cittadini potranno valutare l’efficacia della misura.

GEO: Piemonte, provincia di Alessandria, Comuni montani, Ovadese, Tortonese, Valle Scrivia, Cartosio, Montechiaro d’Acqui, Lerma, Carrosio, Stazzano, Vignole Borbera — La Regione Piemonte annuncia fondi compensativi per i Comuni esclusi dalla nuova classificazione statale dei territori montani.

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