Pippo Bunorrotri
Ci sono notti in cui il rumore del mondo diventa insopportabile e l’unico modo per trovare un po' di pace è spegnere tutto. È in quel preciso momento, quando restiamo soli con noi stessi, che i muri della nostra stanza svaniscono e ci ritroviamo a camminare in una cattedrale invisibile, fatta di silenzi, di ore che pesano e di lacrime che si trasformano in tempeste.
Questa è l'essenza più profonda della Poesia di Pippo Bunorrotri.
I suoi versi non raccontano una semplice tristezza, ma descrivono quel momento esatto in cui l'isolamento diventa l'unico scudo rimasto per proteggerci dal rumore e dalle delusioni del mondo.
Descrivono quel luogo nascosto dove nascondiamo le emozioni che non abbiamo mai avuto il coraggio di pronunciare, ma che desideriamo fino a stare male.
Questa non è solo una Poesia ma uno specchio per chiunque abbia un cuore ferito dalle battaglie della vita, per chi ha paura di ricominciare, ma decide comunque, nel buio protettivo della notte, di rimettersi insieme.
Quando il Poeta scrive "Mi rifugio nella solitudine della notte", ci sta mostrando una via di uscita, un posto in cui non dobbiamo più fingere, dove
tutte le maschere del giorno crollano, quel momento in cui rimaniamo soli sotto l'acquazzone dei nostri stessi pensieri.
Ma la forza straordinaria di questa Poesia esplode nel finale. La solitudine non è una condanna o una resa, ma una clinica segreta.
In quella trincea invisibile che è la vita, il cuore esce inevitabilmente "ferito nella battaglia del destino". Ha paura, trema, ma usa il buio e il silenzio per fare l'unica cosa che conta davvero: stare fermo, al sicuro, finché non riesce a riparare il suo battito per ricominciare a vivere.
Vi invito a fermarvi un istante. Respirate e lasciatevi bagnare da questa pioggia dell'anima...
Se avete sentito un brivido leggendo questa Poesia è perché anche il vostro cuore conosce la fatica di "riparare il suo battito". Bunorrotri ci ricorda che la solitudine non è una condanna, ma la clinica segreta dell'anima. Lì, dove nessuno ci vede, abbiamo finalmente il permesso di essere fragili per poter tornare a essere forti.
Bellissima!
Giuseppina De Biase
Hay noches en que el ruido del mundo se vuelve insoportable y la única manera de encontrar un poco de paz es apagarlo todo. Es en ese preciso momento, cuando nos quedamos a solas con nosotros mismos, que los muros de nuestra habitación se desvanecen y nos encontramos caminando en una catedral invisible, hecha de silencios, de horas que pesan y de lágrimas que se transforman en tormentas.
Esta es la esencia más profunda de la Poesía de Pippo Bunorrotri.
Sus versos no relatan una simple tristeza, sino que describen ese momento exacto en el que el aislamiento se convierte en el único escudo que nos queda para protegernos del ruido y de las decepciones del mundo. Describen ese lugar oculto donde escondemos las emociones que jamás tuvimos el valor de pronunciar, pero que deseamos hasta enfermar.
Esta no es solo una Poesía, sino un espejo para cualquiera que tenga el corazón herido por las batallas de la vida, para quien tiene miedo de volver a empezar, pero decide de todos modos, en la oscuridad protectora de la noche, recomponerse.
Cuando el Poeta escribe "Me refugio en la soledad de la noche", nos está mostrando una vía de escape, un lugar en el que ya no tenemos que fingir, donde todas las máscaras del día se derrumban, ese momento en el que nos quedamos solos bajo el aguacero de nuestros propios pensamientos.
Pero la fuerza extraordinaria de esta Poesía estalla en el final.
La soledad no es una condena o una rendición, sino una clínica secreta. En esa trinchera invisible que es la vida, el corazón sale inevitablemente "herido en la batalla del destino". Tiene miedo, tiembla, pero usa la oscuridad y el silencio para hacer lo único que realmente importa: quedarse quieto, a salvo, hasta que logra reparar su latido para volver a vivir.
Les invito a detenerse un instante. Respiren y déjense empapar por esta lluvia del alma...
Si han sentido un escalofrío al leer esta Poesía es porque también su corazón conoce el esfuerzo de "reparar su latido". Bunorrotri nos recuerda que la soledad no es una condena, sino la clínica secreta del alma. Allí, donde nadie nos ve, tenemos finalmente el permiso de ser frágiles para poder volver a ser fuertes.¡Hermosa!
Giuseppina De Biase
ESAS EMOCIONES
Habito en las soledades nocturnas
recorriendo con el silencio
el templo vacío del tiempo,
siendo sordo y mudo, escuchando…
ecos mudos de palabras sin cuerpo
retumbando en las bóvedas de las horas
deslizando sus minutos
por los arcos ojivales del sentir
mientras me moja la lluvia de una lagrima,
lluvia suspendida
de un cielo que promete
ser lluvia y es un aguacero
quedándose las promesas sinceras
en los labios del cielo.
Soy la antesala de todo
el aposento del sueño
donde descansan las emociones
que nadie pronuncia
pero que quieren.
Esas emociones que quieren
volver a ser recuerdo
sin ataduras ni promesas
que dibujan un destino
con sentimiento.
Quiero regresar de esa soledad
que exige fidelidad
comprensión, indulgencia
llevándome su silencio…
pero esta asustado,
respira mi miedo
y mi corazón herido
en la batalla del destino
remienda su latido.
Pippo Bunorrotri
(Del Poemario “Las Soledades de Tiempo”)
QUELLE EMOZIONI
Mi rifugio nella solitudine della notte
Percorrendo nel silenzio
il tempio vuoto del tempo,
essendo sordo e muto
ascoltando...
echi muti di parole senza corpo
che echeggiano nelle volte delle ore
facendo scivolare i loro minuti
lungo gli archi appuntiti del sentire
mentre mi bagna la pioggia di una lacrima,
pioggia sospesa
di un cielo che promette
di essere pioggia ed è un acquazzone.
rimanendo le promesse sincere
sulle labbra del cielo.
Io sono l'anticamera di ogni cosa
la stanza del sogno
dove riposano le emozioni
che nessuno pronuncia
Ma che si desiderano.
Quelle emozioni che vogliono
Tornare ad essere ricordo
senza vincoli né promesse
che disegnano un destino
con sentimento.
Voglio tornare da quella solitudine
che esige fedeltà
comprensione, indulgenza
portando con me il loro silenzio…
Ma ha paura.
Respira la mia paura
e il mio cuore ferito
nella battaglia del destino
ripara il suo battito.
Pippo Bunorrotri
(Tratto dalla raccolta di poesie “Le solitudini del tempo”)
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