CUANDO ESCRIBES PIPPO BUNORROTRI di Giuseppina De Biase

CUANDO ESCRIBES
Pippo Bunorrotri


Quando leggiamo una Poesia spesso ci chiediamo cosa passa per la testa di chi la scrive. 
In questa Poesia  "Quando scrivi" Pippo Bunorrotri fa qualcosa di diverso e di straordinario: non ci spiega la tecnica, ma ci apre le porte del suo mondo interiore. Ci mostra cosa significa davvero l'atto di scrivere secondo la sua visione di Poeta.
Per Bunorrotri la scrittura non è un semplice esercizio con carta e penna ma  un percorso quasi sacro, fatto di gesti invisibili e di grande  trasformazioni.
La prima cosa che il Poeta ci insegna è che scrivere significa abitare la solitudine. Per molti la solitudine è una prigione, per chi scrive invece diventa una stanza accogliente. È proprio in quel vuoto che si smette di scappare e si comincia a parlare con il silenzio.
In questo spazio isolato dal mondo, chi scrive diventa come un “Dio” fragile. Con il potere delle parole, il Poeta riesce a fare un miracolo: prende il passato, a volte anche  doloroso, e lo porta nel presente. Scrivere significa proprio questo: non lasciare che il passato sbiadisca, ma dargli una nuova  forma.
Secondo Bunorrotri mettersi a scrivere richiede anche  un coraggio immenso: il coraggio di mostrare le proprie cicatrici. Il Poeta ci ricorda che la vita quotidiana è un vero e proprio campo di battaglia. Ci sono giorni in cui si vince e giorni in cui si perde. Le cicatrici sono il segno di quelle lotte.
Scrivere, quindi, significa:
Liberare i propri fantasmi : dare voce alle paure e alle fragilità più profonde, i "mendicanti".
Imprigionare i re: bloccare tra filo spinato e rovi l'orgoglio, le maschere e le superbie che ci stringono ogni giorno.
Il Poeta poi ci spiega cosa succede all'anima quando scrive.
Bunorrotri usa l'immagine del volo. Si vola come una rondine o ci si libra come un’aquila reale. Questo volo non serve per fuggire dalla realtà, ma per guardarla meglio. Dall'alto, con la giusta distanza, il Poeta riesce a osservare il passato e il presente insieme, trovando una lucidità che nel caos di tutti i giorni è impossibile avere.
Subito dopo il volo, il poeta ci riporta a terra con un'immagine cruda ma bellissima: camminare scalzi e nudi sulla sabbia calda di un deserto. Essere nudi significa non avere difese.
Scrivere per Bunorrotri significa accettare di essere vulnerabili. Ma anche nel deserto più freddo e buio, la scrittura accende un fuoco. È il fuoco della propria storia, capace di bruciare i lamenti e le lacrime, trasformando il dolore in calore e luce.
Infine, Bunorrotri ci svela il segreto più grande della scrittura: il suo rapporto con il tempo. Il tempo corre, non è nostro complice. Eppure, secondo il Poeta, chi scrive impara ad ascoltare il rumore delle parole. In quel preciso istante, succede qualcosa di magico: si impara ad assaporare i minuti del tempo nei secondi eterni. La scrittura ferma l'orologio. Un solo secondo di profonda ispirazione diventa eterno.
In definitiva, Pippo Bunorrotri non ci regala solo una splendida definizione della scrittura, ma ci offre una vera e propria mappa dell'anima, ci ricorda che le nostre fragilità non vanno nascoste e che l'isolamento non deve farci paura. 
Il senso profondo di questa opera è proprio questo: riscoprire che dentro ognuno di noi, anche nei momenti più difficili, esiste uno spazio sacro e protetto. Un luogo dove le ferite quotidiane possono finalmente trasformarsi in bellezza e dove un solo, brevissimo secondo può durare per sempre.
Bellissima!

Giuseppina De Biase 


Cuando leemos una poesía, a menudo nos preguntamos qué pasa por la cabeza de quien la escribe. En esta poesía, "Cuando escribes" Pippo Bunorrotri hace algo diferente y extraordinario: no nos explica la técnica, sino que nos abre las puertas de su mundo interior. Nos muestra qué significa realmente el acto de escribir según su visión de Poeta.
Para Bunorrotri, la escritura no es un simple ejercicio con papel y pluma, sino un camino casi sagrado, hecho de gestos invisibles y de grandes transformaciones. 
La primera cosa que el Poeta nos enseña es que escribir significa habitar la soledad. Para muchos, la soledad es una prisión, para quien escribe, en cambio, se convierte en una habitación acogedora. Es precisamente en ese vacío donde se deja de huir y se empieza a hablar con el silencio. En este espacio aislado del mundo, quien escribe se vuelve como un Dios frágil. Con el poder de las palabras, el Poeta logra hacer un milagro: toma el pasado, a veces incluso doloroso, y lo trae al presente. Escribir significa precisamente esto: no dejar que el pasado se desvanezca, sino darle una nueva forma.
Según Bunorrotri, ponerse a escribir requiere también un coraje inmenso: el coraje de mostrar las propias cicatrices. El Poeta nos recuerda que la vida cotidiana es un verdadero campo de batalla. Hay días en los que se gana y días en los que se pierde. Las cicatrices son la señal de esas luchas. 
Escribir, por lo tanto, significa: Liberar los propios fantasmas: dar voz a los miedos y a las fragilidades más profundas, los "mendigos".
Aprisionar a los reyes: bloquear entre alambre de espino y zarzas el orgullo, las máscaras y las soberbias que nos aprietan cada día.
El Poeta luego nos explica qué le sucede al alma cuando escribe. Bunorrotri usa la imagen del vuelo. Se vuela como una golondrina o uno se eleva como un águila real. Este vuelo no sirve para huir de la realidad, sino para mirarla mejor. Desde lo alto, con la distancia justa, el Poeta logra observar el pasado y el presente juntos, encontrando una lucidez que en el caos del día a día es imposible tener.
Inmediatamente después del vuelo, el poeta nos devuelve a la tierra con una imagen cruda pero hermosísima: caminar descalzos y desnudos sobre la arena caliente de un desierto. Estar desnudos significa no tener defensas. Escribir, para Bunorrotri, significa aceptar ser vulnerables. Pero incluso en el desierto más frío y oscuro, la escritura enciende un fuego. Es el fuego de la propia historia, capaz de quemar los lamentos y las lágrimas, transformando el dolor en calor y luz. Finalmente, Bunorrotri nos revela el secreto más grande de la escritura: su relación con el tiempo. El tiempo corre, no es nuestro cómplice. Y sin embargo, según el Poeta, quien escribe aprende a escuchar el ruido de las palabras. En ese preciso instante, sucede algo mágico: se aprende a saborear los minutos del tiempo en los segundos eternos. La escritura detiene el reloj. Un solo segundo de profunda inspiración se vuelve eterno.
En definitiva, Pippo Bunorrotri no solo nos regala una espléndida definición de la escritura, sino que nos ofrece un verdadero mapa del alma. Nos recuerda que nuestras fragilidades no deben esconderse y que el aislamiento no debe asustarnos. El sentido profundo de esta obra es precisamente este: redescubrir que dentro de cada uno de nosotros, incluso en los momentos más difíciles, existe un espacio sagrado y protegido. Un lugar donde las heridas cotidianas pueden finalmente transformarse en belleza y donde un solo y brevísimo segundo puede durar para siempre. ¡Hermosísima! 

Giuseppina De Biase 


CUANDO ESCRIBES


Cuando escribes

habitas la soledad

y hablas con el silencio,

sintiéndote como ese “Dios”

que con palabras

da vida y forma

a ese ayer interminable

de un pasado tejido

que quiere ser pretérito presente

mostrando las cicatrices

de unas batallas

ganadas o perdidas

en el campo de batalla

del día a día.

Cuando escribes

liberas tus fantasmas

y a tus mendigos,

a tus reyes encierras

entre alambradas y espinas.

Cuando escribes

vuelas como una golondrina

o como un águila real, planeas

mirando el pasado y el presente

desde arriba.

Cuando escribes

caminas descalzo y desnudo

sobre la cálida arena fina

de un desierto de dunas,

y en sus noches te acurrucas

alrededor del fuego

de esa historia que quema

lamentos y lágrimas.

Cuando escribes

escribes sin que el tiempo

sea tu cómplice,

escuchando el ruido

de las palabras.

Cuando escribes

aprendes a saborear

los minutos del tiempo

en los segundos eternos.

Cuando escribes

habitas la soledad

y hablas en voz baja

con el silencio.

Pippo Bunorrotri

 
QUANDO SCRIVI


Quando scrivi

abiti la solitudine

e  parli con il silenzio,

sentendoti come quel “Dio”

che con le parole

dà vita e forma

a quel ieri interminabile 

di un passato intrecciato 

che vuole essere passato presente

mostrando le cicatrici

di  battaglie

vinte o perse

sul campo di battaglia

della vita quotidiana.

Quando scrivi

Liberi i tuoi fantasmi

I tuoi mendicanti,

imprigioni i tuoi re

tra filo spinato e rovi.

Quando scrivi

Voli come una rondine

O come un'aquila reale, ti libri in volo

guardando al passato e al presente

dall'alto.

Quando scrivi

Cammini scalzo e nudo

sulla sabbia calda e fine

di un deserto di dune,

e di notte ti rannicchi

intorno al fuoco

di quella storia che brucia  

lamenti e lacrime.

Quando scrivi

Scrivi senza che il  tempo

Sia  tuo complice,

ascoltando il rumore

delle parole.

Quando scrivi

impari ad assaporare

i minuti del tempo

nei secondi eterni.

Quando scrivi

abiti la solitudine

e parli a bassa voce

con il  silenzio.

Pippo Bunorrotri

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