1848: DONNE E UOMINI DEL RISORGIMENTO COMASCO Intervista allo storico comasco, Prof. Giorgio Terragni a cura della scrittrice e poetessa Rosa Maria Corti


Le foto tratte dal libro di Giorgio Terragni "A tutto vapore. Storia della navigazione lariana" ( Editore Enzo Pifferi). Pubblicazione con il consenso dell'autore.

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1848: DONNE E UOMINI DEL RISORGIMENTO COMASCO 

Intervista allo storico comasco, Prof. Giorgio Terragni a cura della scrittrice e poetessa Rosa Maria Corti

Como non fu solo salotto nel Risorgimento. Fu anche cospirazione, carcere, amore, lago e montagna. Tra il 1848 e il 1861 qui si mossero donne e uomini molto diversi fra loro. Ne parliamo con lo storico comasco Prof. Giorgio Terragni per ritrovare volti noti e meno noti della storia di quel periodo: Cristina Trivulzio di Belgiojoso, Giuseppina Raimondi, Luigi Dottesio, Andrea Brenta…una principessa, una marchesina, un martire, un guerrigliero.

D. Professore, quando si parla di Risorgimento si pensa a Cavour e a Garibaldi. Cosa fu il Risorgimento nel comasco,  sul lago e sui monti?

R. Il Risorgimento a Como ebbe prodromi lontani. Già  dopo il Congresso di Vienna, con il ritorno degli Austriaci e la Restaurazione, si iniziò  a sentire l'amministrazione austriaca, per quanto efficiente, come un peso a volte eccessivo. Inoltre la vicinanza con la Svizzera e la presenza di Mazzini a Lugano, con la conseguente diffusione delle sue idee e delle sue opere, contrabbandate lungo i sentieri degli “ spalloni”, non poterono  che accendere il desiderio di libertà  e di autonomia che già  covava.

D. A Como il Risorgimento fu più  da salotto o da barricata?

R. Fu certamente entrambe le cose. Fu salotto, cospirazione, confino e anche campo di battaglia. Nel retrobottega della Farmacia Bonizzoni, già prima degli scontri  armati in città, si tenevano riunioni patriottiche alle quali partecipavano aristocratici quali il marchese Raimondi, borghesi quali il Dottesio, studenti e altri.  Nei salotti sicuramente le donne ebbero un ruolo fondamentale  nella raccolta  di fondi, nell'occultamento di armi e documenti compromettenti, nella cura dei feriti, ecc.

D. Belgiojoso, Raimondi, Dottesio e Brenta: una principessa, una marchesina, un borghese e un popolano. Erano quattro mondi che non si parlavano?

R. Assolutamente no. La Belgiojoso, ad esempio, il cui nome nel comasco viene generalmente associato alle sue eccentricità e alla mitica Villa Pliniana, fu molto attiva nel tenere i contatti con gli esuli e con Mazzini e arrivò a reclutare a sue spese il cosiddetto “Esercito Belgiojoso”, duecento volontari imbarcati sul piroscafo Virgilio, alla volta di Genova e poi della Lombardia, come rinforzo ai patrioti locali.

D. La Belgiojoso e la marchesina Raimondi della quale, come è  noto, s'innamoro’ Garibaldi fin dal primo istante, furono un'eccezione a Como o ci furono altre donne così attive?

R. Non si trattò  di un'eccezione. Con loro, infatti, voglio qui ricordare la baronessa  Casati Sacchi, la marchesa Carolina Crivelli, la facoltosa borghese Giuseppina Perlasca e Luisa De Orchi. A quest'ultima, che dipinse almeno duecento  acquerelli  con la veduta della casa di Caprera per raccogliere fondi, Garibaldi indirizzo’ personalmente una lettera di ringraziamento da estendere a tutte le patriote comasche.

D. Professore, chi era davvero Andrea Brenta? Perché  viene ricordato come il “Garibaldi intelvese”?

R. Andrea Brenta apparteneva ad un'antica famiglia di origine veneta, già  stampatori nel 1500, trasferitasi poi a Varenna sul Lago di Como, dalla quale nacque, appunto, nel 1813, Andrea, popolano ma benestante che a vent'anni si trasferì in Valle Intelvi a San Fedele, dove poté  acquistare  un grande caseggiato  che adibi’ a forno ed osteria. Il Brenta viene riconosciuto come “ Garibaldi intelvese” perché  fu realmente amico e collaboratore di Garibaldi  e perché  adottò  le stesse tattiche militari dell’ Eroe dei due mondi.

D. Professore, se dovesse scegliere un solo volto per dire “Risorgimento comasco” a un ragazzo di oggi, chi sceglierebbe e perché ?

R. Sicuramente  direi Luigi Dottesio. Nato a Como da famiglia umile, il padre era un filatore, fu molto attivo in prima persona nella propaganda antiaustriaca ma anche come capitano della guardia nazionale durante le operazioni  militari. Catturato dagli Austriaci, respinse sempre le offerte di impunità  in cambio della collaborazione, rifiutando anche l'evasione preparata dagli amici patrioti e dalla compagna Giuseppina Perlasca vedova Bonizzoni, accettando il carcere con tutto quello che ne seguì. 

D. A Como vi sono vie intitolate a Dottesio, targhe, vie e uno splendido monumento  per Garibaldi,  ma quasi nulla per il Brenta. Tra cinquant’anni questo nome del Risorgimento comasco verrà dimenticato?

R. Speriamo di no, fa ben sperare il fatto che siano in atto alcune iniziative culturali per ricordare e ripercorrere le orme di questo patriota. Il progetto  prevede la partecipazione  e il coinvolgimento  del documentarista e presidente del Museo Etnografico di Casasco Intelvi nonché promotore del Festival Internazionale di cortometraggi e documentari CortIntelvi, Andrea Priori.  



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