QUEL NOCE CH'ASSORTO. una poesia di Vincenzo Savoca

 


QUEL NOCE CH'ASSORTO.

Quel noce ch'assorto ha l'affaccio

sulla strada, dov'è? Di verdeggianti
frutti in giorni d'autunno e d'ombra
le fronde e la larga chioma sul muro
assolato, di quiete e pace il lungo
ombreggio, e su sterpi l'intreccio di
luce, su pietre, che rompe a sommo,
a scaglie, gl'abbagli al rialzo del sole.
E andando per quella strada, già da
lontano ne vedevo, che meraviglia!,
l'intreccio dei rami, ed il travaglio di
foglie al brusco frullare del vento. Sì
belle!, quelle noci ancora chiuse nel
mallo, e di stormire la voce, di fronde
a carezze dell'aria, fremiti e schiocchi
d'uccelli fra rami d'argentato candore.
In un attimo la ruspa ha divelto radici
e tronco, l'opera del lento travaglio.
D'un secolo erano gl'anni e forse più!
Ah!, che frastorno l'opera dell'uomo!
Nelle crepe del suolo fondamenta e
pilastri d''un bel palazzo residenziale.
D'angoscia si leva il fragore d'uomini,
là dove prima viveva il noce, ed i rovi,
e schiocchi d'uccelli e scricchi di grilli,
tutto ora tace. Così è la vita, mi dico con
triste rassegnazione, quando cammino
per questa strada, come fu un tempo.
Ad aspettarmi c'era un mio compagno
di vita. Come tanti altri, anche lui se n'è 
andato, muto!, e mai più non respira.

Vincenzo Savoca
Ragusa 12 giugno 2026

Questa lirica di Vincenzo Savoca è un toccante lamento elegiaco che intreccia il tema della distruzione della natura con quello della perdita affettiva, utilizzando il noce come potente simbolo di memoria e di continuità vitale.

Analisi dei temi

  • Il Noce come custode del tempo: L'albero, con la sua "larga chioma" e la sua età secolare, rappresenta un legame con il passato, un punto fermo che offriva riparo ("lungo ombreggio") e bellezza ("argentato candore"). La sua rimozione violenta da parte della "ruspa" segna una frattura netta tra il tempo naturale, lento e rigoglioso, e il tempo umano, frenetico e distruttivo.

  • La contrapposizione tra Natura e Artificio: Il poeta contrappone la complessità viva del noce fatta di "fremiti", "schiocchi d'uccelli" e "scricchi di grilli",alla staticità fredda e prepotente delle "fondamenta e pilastri d'un bel palazzo residenziale". Il "frastorno" dell'opera umana annienta la sinfonia della natura.

  • L'analogia finale: Il cuore della poesia si svela negli ultimi versi: il noce è metafora di un "compagno di vita". La desolazione provata nel vedere lo spazio vuoto lasciato dall'albero si sovrappone al dolore per la scomparsa della persona amata. Entrambi se ne sono andati in silenzio, lasciando il poeta a confrontarsi con un'assenza irreversibile.

Stile e linguaggio

La scrittura di Savoca è densa, quasi scultorea. Utilizza un lessico che richiama la fisicità del mondo vegetale e rurale: mallo, fronde, sterpi, scaglie, radici. La struttura dei versi, a tratti spezzata e mossa ("a scaglie", "al brusco frullare"), riflette visivamente lo scorrere del tempo e l'improvvisa irruzione del cambiamento.

Il passaggio dal registro descrittivo e luminoso della prima parte (l'immagine del noce nel pieno del suo vigore) a quello cupo e rassegnato della conclusione trasmette un senso di smarrimento esistenziale molto profondo.

Sergio Batildi.

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