“Quartetto per un interrogativo”: L’Esistenza Sospesa tra Illusioni e Rottami. Recensione della poesia di Lucio Zaniboni.
Quartetto per un interrogativo
Si trascina stanca, la parola amore. Languida è la fiamma, brividi a risvegliarla, battendo il ciocco che ti sta dimenticando, e ancora, ancora trema la tua voce. Tramonta il sole, si fan dimora le ombre della sera, sussulta l'incertezza, il cuore si perde fra le spine del domani. I tuoi domani, ore sospese, trapezista senza rete, rotei nel vuoto a cercare due braccia a trarti in salvo Routine da circo, i giorni a sognare mondi, diversi dal reale.
Sul tetto, al vento cigola il gallo di latta, arrugginito come il vecchio, che più non attende giorni, fuori dalla palude del vuoto. Sul tetto, il gallo sventola una bandiera. Nella piazza, scultoreo il monumento Quante giovani vite immolate, inseguendo una chimera. E avanti nel vischio di fuoco, per la parola 'gloria'. su una marmorea lastra Cigola il gallo di latta.
Spenta è la città come l'oleandro nel giardino, con le foglie strozzate, come il monumento, manichino al vento, anche se sul marmo è scritto: vivrà in eterno. Anch'io sono spento dentro. Mi aggiro per la città, incontro scheletri, che fanno cenno col cranio, donne da occhiaie enormi, morte per amore e la canzone dice: "d'amore non si muore" E rido di questo cimitero, in cui ci ritroviamo ogni alba, nell'attesa di morire a sera, insieme al sole.
Fringuelli e merli in dondolio sui rami snelli dei pioppi e del cipresso. A fine giugno il corso d'acqua è esangue, lo senti appena trascinarsi al lago. Un momento di stasi e riflessione. Dopo la mietitura restano le stoppie, dopo l'amore il vuoto e non sai di che, Forse dell'oblio interrotto? Si stagliano figure in bianco e nero, domani, forse, avanzeranno a far parte del cuore i girasoli. Oggi le dimore non danno segno di compenso. Abbiamo costruito su argilla, c'è pericolo di crolli.
Poesia; un foglio di carta o il soffio tra i rami del ciliegio in fiore? Parole: o sentimenti privi della materia che li avvolge? È poesia, la morte?
La produzione lirica contemporanea trova in Lucio Zaniboni una voce di profonda e dolente lucidità, capace di radiografare le macerie dell'anima moderna. L'opera si struttura come una sinfonia in quattro movimenti, dove ogni sezione esplora una specifica declinazione del vuoto esistenziale. Nella prima parte, l'autore indaga il logoramento del sentimento amoroso, ormai ridotto a un riflesso sbiadito e faticoso. L'immagine del "trapezista senza rete" diventa il correlativo oggettivo di un'umanità che oscilla pericolosamente sul baratro dell'incertezza, cercando disperatamente un appiglio umano in una routine quotidiana che assume i contorni grotteschi di uno spettacolo circense.
Il secondo movimento sposta l'asse dall'individuale al collettivo, mettendo in scena la falsità dei miti storici e delle retoriche celebrative. Il "gallo di latta" arrugginito, che cigola sul tetto, diventa il simbolo di una direzione smarrita e di un tempo che logora ogni slancio ideale. Zaniboni demistifica il concetto di gloria bellica e patriottica, contrapponendo il freddo marmo del monumento al sacrificio reale di "giovani vite immolate" per una chimera. Questo contrasto stridente mette a nudo l'inutilità delle celebrazioni umane di fronte alla regressione della società in una "palude del vuoto".
La terza sequenza lirica precipita il lettore in uno scenario espressionista e spettrale, dove la città si trasforma in un cimitero a cielo aperto. L'alienazione urbana viene descritta con tinte macabre e grottesche: gli abitanti diventano scheletri e le donne mostrano occhiaie deformate dal dolore. Attraverso una graffiante ironia, il poeta cita la cultura popolare per smentirla categoricamente, contrapponendo la finzione rassicurante delle canzoni alla tragica realtà della morte interiore. La sintonizzazione tra il ciclo solare e l'appassimento umano evidenzia una condanna esistenziale senza apparente via di scampo.
La conclusione del componimento si apre a una dimensione quasi metafisica e naturalistica, dominata dalla fine di giugno. La natura partecipa all'esaurimento delle energie vitali, mostrando un corso d'acqua esangue e una terra spogliata dopo la mietitura. Nonostante il debole barlume di speranza proiettato nel futuro attraverso l'immagine dei girasoli, il presente rimane dominato dalla precarietà. L'ammonimento finale sulla fragilità delle nostre certezze ("abbiamo costruito su argilla") introduce la quartina conclusiva, in cui il fare poetico stesso e la morte vengono posti sullo stesso piano, come interrogativi aperti e privi di una risposta definitiva.
Lucio Zaniboni adotta una cifra stilistica essenziale, caratterizzata da versi prevalentemente brevi e spezzati che frammentano il ritmo, riproducendo l'andamento sincopato di un respiro affannoso. La fluidità del testo viene volutamente interrotta da inversioni sintattiche e da accostamenti analogici di forte impatto visivo. La scelta dei vocaboli oscilla costantemente tra il registro lirico-evocativo ("languida è la fiamma", "oblio interrotto") e quello crudo della realtà quotidiana ("gallo di latta", "scheletri", "argilla"). Questo espediente stilistico accentua la frizione tra ideale e reale, amplificando l'effetto di disorientamento nel lettore.
La fitta rete di figure retoriche sostiene l'intera impalcatura del testo, a partire dalle frequenti similitudini che collegano lo stato d'animo del poeta al paesaggio circostante. L'ossimoro e l'ironia amara diventano strumenti di indagine psicologica, ben visibili nella satira della retorica monumentale e nelle citazioni popolari rovesciate. Le metafore della natura sofferente, come l'oleandro dalle "foglie strozzate", dialogano strettamente con le personificazioni dell'incertezza e del tempo. La ripetizione ipnotica di suoni duri e metallici contribuisce a creare un'atmosfera acustica opprimente, specchio fedele di una crisi esistenziale insanabile.
In conclusione, l'opera si configura come un lucido e spietato bilancio esistenziale, in cui l'indagine lirica non si limita alla sfera intima ma si estende alla crisi dei valori dell'intera società contemporanea. L'interrogativo finale non trova una soluzione consolatoria, ma lascia il lettore dinanzi al mistero della parola e della fine. Il valore profondo di questa composizione risiede nella sua capacità di fotografare il crollo delle illusioni, offrendo una testimonianza poetica di straordinaria onestà intellettuale e drammatica intensità.
Biografia dell'autore
Lucio Zaniboni è una figura di rilievo nel panorama culturale e letterario italiano, noto per la sua attività di poeta, saggista e critico. Laureato in Materie Letterarie, ha dedicato gran parte della sua vita all'insegnamento e alla ricerca stilistica. Le sue opere si distinguono per una spiccata sensibilità verso le tematiche dell'esistenzialismo, dell'alienazione moderna e del rapporto tra uomo e natura. Vincitore di numerosi premi letterari, collabora attivamente con riviste di settore, distinguendosi per un linguaggio lirico che unisce rigore formale e profonda intensità emotiva.
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