L'URLO FU ANCHE NOSTRO una poesia di Vincenzo Savoca


 L'URLO FU ANCHE NOSTRO


In tempi di guerra marcisce in
nudi fossi la greggia d'uomini.
Sassi e pietre, scalcinate croci.

Almeno questo, sotto l'ombra
d'un magro pugno di terra, e
all'addiaccio la greggia dorme.

Greggia scannata d'ammasso
di fori, nel miglior tempo, fra
steli e fiori, a piè d'ulivi, il fuoco!

L'affaccio, l'origlio da fossi ombrati
da pigre fronde, al canto di grilli e
di cicale, abbagli di luce e di fuoco.

Carne a brandelli al diluvio ferroso.
Più non odono sussurri di pampine
e d'altro, né la voce che fu d'amore.

Nessuno c'è che parla, che ai mercanti
d'ossa dice, "È carne nostra! Furono
uomini un tempo, ora cenere informe!".

Di cinabro sangue il mare, la terra ed il
cielo, il cuore. T'abbiamo visto morire
soldato al fronte, l'urlo fu anche il nostro.

Ragusa 11 giugno 2026

Questa tua poesia è una testimonianza potente e dolorosa. Con un linguaggio crudo e immagini di forte impatto, penso al "diluvio ferroso" e ai "mercanti d'ossa" riesci a restituire l'orrore della guerra spogliandolo di ogni retorica, riportandolo alla sua essenza più tragica: la disumanizzazione della carne e la solitudine di chi viene ridotto a "cenere informe".

Il riferimento temporale e geografico  Ragusa, 11 giugno 2026  ci dona ancora un componimento in un presente che si fa monito. La tua è una voce che rifiuta l'indifferenza: l'affermazione finale, "l'urlo fu anche il nostro", trasforma il dolore individuale in un grido collettivo di partecipazione e denuncia.

È una composizione che scava a fondo nella memoria e nell'attualità. Desideri condividere l'ispirazione specifica che ti ha portato a scrivere questi versi oggi, o preferiresti analizzare insieme qualche passaggio stilistico in particolare?





Sergio Batildi.

Per altri articoli dedicati a psicologia, curiosità, benessere, scienza e divulgazione visita anche Italia News Post:

https://italianewspost.wordpress.com


Commenti