C’è un momento preciso in cui la ricerca storica e il rigore accademico lasciano il passo a una dimensione più intima, sussurrata, eppure altrettanto solida. È il territorio della poesia di Nikollë Loka, autore albanese noto negli ambienti scientifici per i suoi densi studi storiografici, legati all'Università di Tirana, sull'evoluzione dell'istruzione e delle dinamiche culturali nei Balcani. Ma se la sua prosa saggistica indaga i fatti del passato, la sua produzione lirica si muove su coordinate del tutto diverse: quelle dello spirito, del tempo interiore e dello spazio liminale.
Vi propongo oggi tre componimenti di Loka, brevi frammenti capaci di aprire squarci su una poetica della "soglia", dove la parola si fa strumento di resistenza contro la frenesia contemporanea, rallentando il passo per riscoprire il valore della contemplazione.
I TESTI
Per il mare nel cielo, per il cielo negli occhi
A volte risplendi
in tutti i colori che conosci,
a volte ti chiudi in te stesso,
bianco e nero,
tra il tempo di sole, tra il tempo di pioggia.
Hai un tempo per gli altri
e uno per te,
un’atemporalità…
divisa in due mari
che misuri con lo sguardo,
con il nuovo colore dei sentimenti
che si svelano sulle onde quando soffia il vento,
e vanno verso le due rive dei cuori.
Onde di sirene
che lo invadono con le ali
e con un abbraccio,
l’ombra del mio spirito…
Partono di qua e di là,
su due rive che non sono mai diventate una sola,
per amarsi.
E si amano nella distanza,
per il mare nel cielo,
per il cielo negli occhi.
Vivere con grazia
Restiamo con grazia,
impariamo ad attendere e ad andare,
ad apparire, ad affrettarci,
a dileguarci,
a superare i crocevia.
Veniamo con grazia,
come un annuncio che passa di bocca in bocca…
Sostiamo senza bussare
a ogni porta,
a ogni focolare che riconosce i nostri passi
e che, vedendoci, ci ricorderà.
Viviamo con grazia,
e su ogni passo che lasciamo
torniamo a meditare;
su ogni traccia visibile,
su ogni uccello e su ogni farfalla
che ci sfiori passando.
Camminiamo con grazia,
parliamo con grazia,
con grazia pensiamo
alle vie e ai sentieri,
a ogni verso
e a ogni lettera.
Spesso
Spesso ho fermato il passo
e ho lasciato che il tempo scorresse
in un’altra stagione,
negli spazi tra il sabato e la domenica,
tra il giorno e la notte d’estate,
ancora prima di entrare nell’autunno.
Ho desiderato
scegliere la mia stagione,
attendendo in stazioni intime
un fluire,
l’onda che mi rapisse
fino alle ossa,
fino nelle vene.
Ho visto soglie crollare davanti agli occhi,
stelle chiudersi in sé stesse,
meteore brillare
al posto delle stelle
in quell’altra soglia-stagione.
Sulla soglia di primavera sono rientrato,
per gustare a lungo la mia stagione,
il profumo della foglia nuova.
ANALISI CRITICA: LE GEOMETRIE DELLO SPIRITO
Se si dovesse individuare un nucleo comune che unisce queste tre liriche, si potrebbe affermare che Loka lavori costantemente sul concetto di soglia: lo spazio psicologico e filosofico in cui gli opposti si incontrano e si riconoscono, tra la presenza e l'assenza, tra il tempo che scorre e l'eternità, tra la vicinanza e la distanza. Non c’è spazio per il barocco o il superfluo; la sua è una poesia che predilige la verticalità del pensiero alla complessità artificiale delle parole.
1. Per il mare nel cielo, per il cielo negli occhi: la distanza necessaria
La prima poesia è costruita sul principio della specularità e del paradosso geometrico: due elementi immensi (il mare e il cielo) si riflettono l'uno nell'altro, così come i sentimenti si svelano sulle onde, muovendosi verso due rive destinate a rimanere distanti.
Il testo gioca inizialmente su un'attenta alternanza cromatica (i colori cangianti contro il bianco e nero) e meteorologica (il sole contro la pioggia), per poi introdurre una suggestiva atmosfera mitica: la figura delle sirene che invadono il mare "con le ali". Si tratta di un richiamo colto e preciso alla tradizione classica, in cui le sirene erano originariamente creature ibride, metà donne e metà uccelli, che nobilita la composizione ancorandola a una memoria arcaica.
Il punto di svolta lirico ed emotivo risiede però negli ultimi versi: «su due rive che non sono mai diventate una sola, / per amarsi. / E si amano nella distanza». Loka qui evita con cura il romanticismo banale della fusione o del possesso. Al contrario, celebra la distanza come la condizione d'esistenza stessa dell'amore: uno spazio vitale, sacro e necessario affinché il sentimento possa respirare e conservare la sua atemporalità.
2. Vivere con grazia: un manifesto etico ed estetico
Questo componimento assume la forza di un vero e proprio manifesto comportamentale ed esistenziale. La parola "grazia" agisce come un metronomo: la sua ripetizione insistita (anafora) detta il ritmo della lettura e impone al lettore un necessario rallentamento interiore.
L'autore elenca una serie di verbi di movimento che in apparenza sembrano contraddirsi (attendere, andare, apparire, affrettarsi, dileguarsi), ma che proprio nella grazia trovano il loro perfetto punto di equilibrio. La grazia, per Loka, non è passività o debolezza, bensì l'abilità di muoversi nel mondo e superare i suoi "crocevia" con rispetto, senza calpestare l'infinitamente piccolo o l'infinitamente denso.
Splendida ed evocativa è l'immagine del "sostiamo senza bussare / a ogni porta", che suggerisce una familiarità così profonda e pura con l'esistenza da non aver bisogno di chiedere permesso. C'è un forte senso di riconciliazione e accoglienza che unisce la natura (l'uccello, la farfalla) alla parola scritta («a ogni verso / e a ogni lettera»). La poesia riesce così a tradurre un concetto astratto in un'esperienza fisica: un modo esatto di camminare, pensare e respirare.
3. Spesso: la resistenza al tempo lineare
Nell'ultimo testo emerge in modo prepotente il rifiuto del tempo cronologico, misurabile e frettoloso. L'incipit è una dichiarazione d'intenti forte e consapevole: «Spesso ho fermato il passo / e ho lasciato che il tempo scorresse». C'è una volontà attiva di sottrarsi alla velocità della vita moderna per cercare una "stagione intima".
Gli spazi descritti dal poeta non sono geografici, ma fessure temporali sospese in cui l'io lirico trova rifugio: gli intervalli «tra il sabato e la domenica» o «tra il giorno e la notte d'estate». È all'interno di questa sospensione che si consuma il passaggio cruciale tra la falsa luce e la luce vera: l'autore vede le "meteore brillare / al posto delle stelle". La meteora rappresenta il bagliore improvviso, artificiale ed effimero, perfetto specchio della frenesia contemporanea, che distrae dall'eternità stabile delle stelle.
Il rientro finale sulla "soglia di primavera" per gustare il "profumo della foglia nuova" segna una rinascita spirituale. È il ritorno alla verità primordiale delle cose semplici e cicliche della natura, gestito con una sobrietà di linguaggio che evita qualsiasi deriva patetica.
Considerazioni conclusive
Attraverso questi tre testi, la voce di Nikollë Loka si offre al lettore dell'Alessandria Post come un'autentica operazione di ecologia interiore. In un panorama culturale spesso dominato dal rumore di fondo e dalla velocità superficiale, la sua poesia sceglie la via della resistenza intima, dimostrando come il rigore dello studioso e la sensibilità del lirico possano convivere sotto il segno di una medesima, attenta cura per la parola.
Ada Rizzo, 9 Giugno 2026, Jesolo
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