Il "Vuoto" che Isola: Donald Winnicott, la Fisica e lo smartphone che sostituisce gli Adulti. Pubblicato da Francesca Giordano.


 C'è un'immagine che descrive perfettamente la solitudine della nostra epoca: un tavolo al ristorante dove un adulto e un adolescente siedono l'uno di fronte all'altro, entrambi con lo sguardo incollato al proprio schermo. Non si parlano, non si guardano. Tra di loro sembra esserci il vuoto.

 Ma la fisica moderna, da Albert Einstein alla meccanica quantistica, ci insegna che il vuoto assoluto non esiste. Lo spazio tra due corpi è in realtà un "campo" ricchissimo di forze, scambi di energia e relazioni. Se trasportiamo questa legge della fisica nella psicologia dello sviluppo, entriamo direttamente nel pensiero di Donald Winnicott. 

Il "Campo Quantistico" delle Relazioni: Lo Spazio Transizionale.

  Il grande psicoanalista britannico Donald Winnicott ha dedicato i suoi studi a quello che definisce lo "spazio transizionale". Cos'è? È quell'area intermedia di esperienza che sta tra il "me" (il bambino/ragazzo) e il "non-me" (la realtà esterna, l'adulto, il genitore). 
 Proprio come il campo gravitazionale o magnetico di un fisico, questo spazio psicologico non è il nulla: è il luogo dove nascono il gioco, la creatività, la parola e, soprattutto, la capacità di entrare in relazione con l'altro senza esserne schiacciati o senza isolarsi. È il ponte invisibile che unisce il mondo dei giovani a quello degli adulti. Per funzionare, questo spazio ha bisogno di una caratteristica fondamentale: deve essere preservato. Deve permettere l'attesa, il silenzio, il sintonizzarsi sui tempi dell'altro.

 Il Cortocircuito dello Smartphone.

 Cosa succede quando in questo "campo di forze" tra giovane e adulto si aggancia lo smartphone o il tablet? Succede un vero e proprio cortocircuito. I dispositivi digitali odierni non occupano lo spazio transizionale per favorire la crescita, ma lo saturano negativamente. Lo smartphone offre risposte istantanee, stimoli continui e una gratificazione artificiale (i "mi piace", le notifiche) che sostituiscono la fatica – ma anche la bellezza – del confronto reale con l'adulto. L'illusione della presenza: Il ragazzo si sente connesso con il mondo intero, ma è profondamente isolato da chi gli siede accanto. La distruzione dell'attesa: Nello smartphone tutto è immediato. Viene a mancare quel tempo di "elaborazione" che Winnicott riteneva fondamentale per costruire un'identità forte. La latitanza dell'adulto: Spesso l'adulto, a sua volta catturata dal proprio schermo, abdica al ruolo di "ambiente facilitante" (per usare un altro termine winnicottiano), lasciando che sia l'algoritmo a fare le veci del genitore o dell'educatore. Se il mezzo digitale diventa l'unico mediatore, l'oggetto transizionale (che per il neonato era l'orsacchiotto di peluche, utile a tollerare la temporanea assenza della madre) si trasforma in un "oggetto tirannico". Non servire più a esplorare il mondo esterno, ma a difendersi da esso, escludendo l'adulto dalla relazione.

 Ricostruire il "Ponte": Una Sfida Educativa.

 Se la fisica ci insegna che le particelle elementari esistono solo in virtù delle loro interazioni, la psicologia ci ricorda che i nostri ragazzi diventano adulti solo attraverso il rispecchiamento negli occhi di chi si prende cura di loro. Lo smartphone non va demonizzato in sé, ma va comprendendo il suo potenziale distruttivo quando si sostituisce all'interazione umana. La sfida per gli adulti di oggi è quella di bonificare questo spazio intermedio. Dobbiamo spegnere lo schermo per riaccendere lo sguardo, accettando anche la noia o il conflitto, purché siano reali. Solo così potremo evitare che la tecnologia diventi un muro invisibile, e permettere che torni a essere, al massimo, un semplice strumento.

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