Il pericolo pubblico numero uno? Il cugino che "ha fatto un giro sui forum"

 



L’altro giorno mi è successa una cosa bizzarra. Ero lì che riflettevo sui massimi sistemi e, nella mia testa, ho iniziato un dialogo immaginario con il fantasma di Umberto Eco. Sì, lo so, ho dei viaggi mentali d'alto livello, ma abbiate pazienza: Bato che poi sarei io, il mio alter ego riflessivo, adora infilarsi in queste discussioni filosofiche prima di cena.

Nel bel mezzo della chiacchierata, il mio Bato interiore se ne esce con una di quelle frasi assolute, da eroe dei due mondi: “Professore, il vero male del mondo è uno e uno soltanto: l’ignoranza!”.

Mi aspettavo un applauso accademico. E invece il fantasma dell'Eco nazionale ha chiosato con il suo solito sorriso sornione: “In realtà, caro Bato, è la semi-ignoranza”.

Ci ho dovuto riflettere un attimo, ma poi ho capito che aveva maledettamente ragione. E allora lasciate che mi tolga il cappello e faccia un profondo, doveroso inchino alla saggezza eterna di Umberto Eco, perché mi ha aperto gli occhi su una verità assoluta che descrive perfettamente il nostro presente.

Vedi, la totale ignoranza è una cosa bellissima, quasi poetica. È terapeutica. Io, ad esempio, di motori delle auto non ne so assolutamente nulla. Per me sotto il cofano c'è una specie di scatola magica che brucia benzina e fa girare le ruote. Fine della mia scienza. Risultato? Siccome so di non sapere, se sento un rumore strano non mi sognerei mai di toccare un bullone. Ho un timoroso rispetto per quella roba meccanica. Ho l'umiltà di alzare il telefono e chiamare il meccanico. L'ignoranza pura ci salva, perché ci tiene fermi.

Il vero dramma dell'umanità, invece, è la conoscenza approssimativa. Chi pensa di sapere.

La formula del disastro sotto il cofano

Immagina la scena: invece di dichiararmi ignorante, passo due sere su YouTube a guardare tutorial di "Meccanica Fai-da-Te" e leggo tre discussioni su un forum di appassionati. Improvvisamente mi sento un ingegnere della Ferrari. Convinto di aver assimilato tutto il sapere dello scibile umano, prendo la cassetta degli attrezzi, svito un pezzo a caso, modifico la centralina e... probabilmente fondo il motore alla prima curva, rischiando di far saltare in aria me e l'intera auto.

La semi-ignoranza è proprio questo: dare una Ferrari in mano a chi ha fatto solo mezz'ora di teoria all’autoscuola. Un disastro garantito. Ma attenzione, perché da sola non basta a fare danni apocalittici. Ha bisogno del suo catalizzatore ideale, una caratteristica purtroppo diffusissima.

La formula matematica del caos moderno è questa:

 *La semi-ignoranza* ti fornisce le nozioni sbagliate o parziali.

 *La coglionaggine* ti dà la spavalderia di usarle in pubblico e di andare a spiegare agli esperti come si fa il loro lavoro.

I "Meccanici della vita" da tastiera

Se ci pensi, oggi questo fenomeno lo vediamo ovunque, amplificato dai social. Il web ha dato diritto di parola a legioni di semi-ignoranti che, dopo tre minuti di ricerche su Google, aprono il cofano del mondo e pretendono di smontarlo:

 * Spiegano al medico come curare i virus (perché hanno letto un post su Facebook).

 * Spiegano all'ingegnere come si tengono in piedi i ponti (perché hanno visto un video su TikTok).

 * Spiegano all'economista come si gestisce l'inflazione.

Se non sai niente di astrofisica, ti godi il cielo stellato in silenzio. Ma se hai letto un articolo clickbait, improvvisamente gli scienziati sono tutti venduti e tu hai capito tutto.

Morale della favola: Torniamo a rivendicare l'orgoglio del "non lo so". Parola del Professore (e del mio caro Bato): non c'è niente di più nobile, sicuro e rilassante di una sana, totale e consapevole ignoranza. Ti evita di sputtanare il motore dell'auto e, soprattutto, 

ti salva la vita.


Sergio Batildi.


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