Gli 80 anni della Repubblica italiana - di Angela Casilli

 



In un mondo che vive un cambiamento epocale, fatto di guerre e mancato

rispetto del diritto internazionale, dove la capacità dell’AI di penetrare

capillarmente ovunque fino a condizionare sistemi, reti, dispositivi e

soprattutto menti, la nostra Repubblica, che ha attraversato momenti

difficilissimi, è ancora in piedi e merita rispetto e orgoglio per aver retto e

superato tutto.

Le stragi di massa, l’assassinio di magistrati e giornalisti, il sequestro e

l’assassinio di un uomo dello Stato, Aldo Moro, sono ferite che stentano a

rimarginarsi, ma le Istituzioni e la forza morale di tanti italiani e italiane che

non si sono mai arresi hanno reso possibile il superamento di momenti così

bui.

Le contrapposizioni di allora continuano ad esistere, ancora si parla di

fascismo e antifascismo, ma mentre la Germania con il processo di

Norimberga ha affrontato e condannato il legame con il nazismo, noi abbiamo

scelto l’amnistia, assolutamente necessaria ma non in grado di dichiarare

superato il fascismo e condannarlo.

La nostra Repubblica, la nostra Costituzione e la gran maggioranza degli

italiani e delle italiane, oggi, sono antifascisti e il neofascismo è abbastanza

se non del tutto marginale, mentre non si può dire altrettanto della Germania,

dove l’Afd, nelle prossime elezioni del 6 settembre nella Sassonia-Anhalt,

terra natale di Martin Lutero, rischia di avere la maggioranza assoluta

creando così un pericoloso precedente.

Tuttavia, pur avendo una Costituzione considerata tra le migliori del mondo,

per averci assicurato la libertà e la democrazia, il nostro sistema istituzionale

non riesce a riformarsi, a stare al passo con i tempi che non sono più quelli

del 1948, quando la nostra Carta nacque.

Già Giuseppe Dossetti, ex membro dell’Assemblea Costituente della nostra

Repubblica, denunciava un sistema parlamentare incapace di scegliere tra i

due schieramenti, quello filosovietico e quello filooccidentale, proprio

all’indomani della nascita della Costituzione, temendo - ognuno degli

schieramenti - che la vittoria elettorale avrebbe portato ad una deriva

autoritaria e ad un abuso consequenziale delle Istituzioni.

Fu così sottratto il potere decisionale alle Istituzioni, preferendo darlo ai

partiti, che non hanno saputo gestirlo e non hanno capito che era necessario

il reciproco riconoscimento dei due schieramenti, per il superiore interesse

generale e per stare al passo con i tempi.


Tutti i tentativi di riforma, sono andati a vuoto: sul sistema di governo, sul

superamento del bicameralismo perfetto, su una legge elettorale che

dovrebbe accompagnare entrambe e non anticiparle.

Il nostro è un sistema afflitto dal “Complesso del tiranno”, che non è stato mai

superato dalla Costituente in poi, cioè la paura di avere un esecutivo con

maggiori poteri, come nelle altre Cancellerie europee, che fa dell’Italia “la

Repubblica del potere di veto” dove prevalgono, propaganda e tatticismi, una

forma di governo che risale al 1948 e un Parlamento con due Camere che

fanno le stesse cose.

Il risultato, chiaro a tutti, è quello di una paralisi istituzionale, di un’incapacità

sostanziale di riforma del nostro sistema, che ha prodotto in pochi anni ben

quattro leggi elettorali e, se ce ne sarà una quinta, poco o nulla cambierà,

perché da sola nessuna legge elettorale sarà in grado di assicurare stabilità e

governabilità al nostro Paese.

Gli italiani e le italiane si augurano, visti i tanti fallimenti, che le regole

vengano cambiate insieme, da maggioranza e opposizione, come nel 1948:

semplice a dirsi, difficile a farsi.

Angela Casilli

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