In un mondo che vive un cambiamento epocale, fatto di guerre e mancato
rispetto del diritto internazionale, dove la capacità dell’AI di penetrare
capillarmente ovunque fino a condizionare sistemi, reti, dispositivi e
soprattutto menti, la nostra Repubblica, che ha attraversato momenti
difficilissimi, è ancora in piedi e merita rispetto e orgoglio per aver retto e
superato tutto.
Le stragi di massa, l’assassinio di magistrati e giornalisti, il sequestro e
l’assassinio di un uomo dello Stato, Aldo Moro, sono ferite che stentano a
rimarginarsi, ma le Istituzioni e la forza morale di tanti italiani e italiane che
non si sono mai arresi hanno reso possibile il superamento di momenti così
bui.
Le contrapposizioni di allora continuano ad esistere, ancora si parla di
fascismo e antifascismo, ma mentre la Germania con il processo di
Norimberga ha affrontato e condannato il legame con il nazismo, noi abbiamo
scelto l’amnistia, assolutamente necessaria ma non in grado di dichiarare
superato il fascismo e condannarlo.
La nostra Repubblica, la nostra Costituzione e la gran maggioranza degli
italiani e delle italiane, oggi, sono antifascisti e il neofascismo è abbastanza
se non del tutto marginale, mentre non si può dire altrettanto della Germania,
dove l’Afd, nelle prossime elezioni del 6 settembre nella Sassonia-Anhalt,
terra natale di Martin Lutero, rischia di avere la maggioranza assoluta
creando così un pericoloso precedente.
Tuttavia, pur avendo una Costituzione considerata tra le migliori del mondo,
per averci assicurato la libertà e la democrazia, il nostro sistema istituzionale
non riesce a riformarsi, a stare al passo con i tempi che non sono più quelli
del 1948, quando la nostra Carta nacque.
Già Giuseppe Dossetti, ex membro dell’Assemblea Costituente della nostra
Repubblica, denunciava un sistema parlamentare incapace di scegliere tra i
due schieramenti, quello filosovietico e quello filooccidentale, proprio
all’indomani della nascita della Costituzione, temendo - ognuno degli
schieramenti - che la vittoria elettorale avrebbe portato ad una deriva
autoritaria e ad un abuso consequenziale delle Istituzioni.
Fu così sottratto il potere decisionale alle Istituzioni, preferendo darlo ai
partiti, che non hanno saputo gestirlo e non hanno capito che era necessario
il reciproco riconoscimento dei due schieramenti, per il superiore interesse
generale e per stare al passo con i tempi.
Tutti i tentativi di riforma, sono andati a vuoto: sul sistema di governo, sul
superamento del bicameralismo perfetto, su una legge elettorale che
dovrebbe accompagnare entrambe e non anticiparle.
Il nostro è un sistema afflitto dal “Complesso del tiranno”, che non è stato mai
superato dalla Costituente in poi, cioè la paura di avere un esecutivo con
maggiori poteri, come nelle altre Cancellerie europee, che fa dell’Italia “la
Repubblica del potere di veto” dove prevalgono, propaganda e tatticismi, una
forma di governo che risale al 1948 e un Parlamento con due Camere che
fanno le stesse cose.
Il risultato, chiaro a tutti, è quello di una paralisi istituzionale, di un’incapacità
sostanziale di riforma del nostro sistema, che ha prodotto in pochi anni ben
quattro leggi elettorali e, se ce ne sarà una quinta, poco o nulla cambierà,
perché da sola nessuna legge elettorale sarà in grado di assicurare stabilità e
governabilità al nostro Paese.
Gli italiani e le italiane si augurano, visti i tanti fallimenti, che le regole
vengano cambiate insieme, da maggioranza e opposizione, come nel 1948:
semplice a dirsi, difficile a farsi.
Angela Casilli

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