A Palazzo Carrara la mostra "Craftmen at Work. Adriano Candelori uno scultore di Terni in Galles"


 
Domani mercoledì 10 giugno inaugura a Palazzo Carrara di Terni la mostra “Craftmen at Work. Adriano Candelori (1933-2024) uno scultore di Terni in Galles”
 
La mostra curata da Domenico Cialfi e Franco Profili è uno degli eventi del progetto “L’Arte dei Mestieri: mente, mano, emozioni” organizzato e promosso da Tempus Vitae, con il patrocinio della Camera Commercio Umbria, del Comune di Terni e di Confartigianato Imprese Terni e con il contributo e il sostegno della Camera di Commercio dell’Umbria, del Centro Studi Vanoni e la collaborazione della Bct e di realtà private del territorio.
 
L’esposizione entrerà a far parte anche della sezione storica del progetto CAU- Cantiere Arti Urbane 2026 organizzato e promosso da Tempus Vitae. La mostra dedicata ad Adriano Candelori riprende e integra alcuni temi già affrontati nel progetto CAU, come quella del passaggio dal’epoca del lavoro artigiano a quello di un’industria che dopo aver modificato in maniera profonda il lavoro umano e le botteghe artigiane con le nuove tecnologie e la produzione in serie, oggi ha lasciato, soprattutto in un territorio fortemente segnato dall’industrializzazione come quello ternano, gli scheletri vuoti e in cerca di un nuovo senso che vengono definiti “archeologia industriale” e presenta un percorso artistico che racconta materia, ricerca e identità tra due territori.
 
La mostra è ospitata nella sala Apollo e Dafne nella cornice dei prestigiosi affreschi di Girolamo Troppa.
 
 

 
Adriano Candelori (Terni, 1933 - 2024) - si legge nella presentazione a cura degli organizzatori- dopo la traumatica esperienza della Seconda guerra mondiale parte da Terni ventenne, si trasferisce in Galles e come fanno gli uomini dall'animo aperto e dal cervello e dalle mani agitate, ci mette poco a fare di quella terra la sua seconda patria. Ad un primo lavoro in un'azienda siderurgica seguono l'apertura di uno studio fotografico, di una gastronomia italiana, del "Waterloo Pub". Nel '65 sposa Shirley e nel 68 nasce Dominic. In quegli anni, a seguire quelle prime esperienze lavorative, progetta case, lavora, costruisce, allestisce, arreda, dipinge interni ed esterni con una frenetica ricerca che lo porterà presto a trasferire e far dialogare su argilla, terracotta e pietra gli echi della cultura classica della sua terra d'origine e di quella che è ormai diventata la sua seconda patria. Attira le attenzioni di studiosi e storici, e a 46 anni si iscrive ad una scuola d'arte laureandosi in scultura e design 3D. Intensifica lo studio e le lavorazioni dei materiali e alla ceramica si aggiungono la pietra, il legno, l'acciaio, il bronzo, la resina. Sperimenta, impara e mette a disposizione quel sapere costruito sul campo facendo il tutor in centri di formazione per adulti.
 
Dopo circa 70 anni straordinari trascorsi in Galles, riconosciuto come "gallese onorario", inserito e onorato nella "Galleria degli Eroi e dei Successori Gallesi" del Museo Nazionale del Galles, Adriano dopo la dolorosa perdita della moglie decide di tornare in Italia dove si spegne il 22 novembre del 2024. L'ultimo, atto quello di volere far tornare le sue ceneri in Galles accanto a quelle dell'amata Shirley, suggella una vita in cui è riuscito a tenere strette in un palmo e nel cuore le due sue terre, quella in cui ha vissuto la prima gioventù e quella che lo ha eletto "cittadino onorario" ed artista. Lungo tutto il suo operato Adriano ha creato cicli e forme che partono da un fare di matrice tipicamente artigiana per arrivare a dar vita ad un mondo che resta aperto ad una continua e mai scontata sperimentazione sui materiali. Le tecniche tradizionali e i modelli classici che l'artigiano ripete meccanicamente, nelle sue mani entrano al servizio di un pensiero che vive (e lavora) la propria epoca lasciando un segno che diviene unico e non ripetibile. Ed è proprio il ciclo al cuore di questa mostra ternana "Artigiani al lavoro / Artigiani del passato" dalla forte impronta artigianale ci dice chi fosse l'Adriano Artista e come vivesse e affrontasse la propria epoca. Un ciclo di commoventi terrecotte dedicate al lavoro artigiano chiarisce da che parte l'artista e l'uomo si schierano in un’epoca in cui le tecnologie e i nuovi materiali e tecniche di lavoro già aggrediscono e sostituiscono il lavoro umano, e alle botteghe artigiane e ai lavori svolti a cielo aperto si sostituiscono i grandi complessi industriali e il lavoro a catena. Quella che oggi chiamiamo "archeologia industriale" ha nell'ultimo secolo riempito il suo elenco di cadaveri - di luoghi, di storie umane e di collettività - consegnate alla voce memoria.



 
Le grandi attività industriali che a metà del Novecento hanno cancellato le figure artigiane a cui ha lavorato Adriano sono oggi a loro volta diventati luoghi abbandonati e ruderi del lavoro che la natura si sta riprendendo.
 
In un ciclo inarrestabile l'uno annienta, cancella e sostituisce l'altro e l'assoluta ed eterna modernità del pensiero di Adriano Candelori sta nell'essersi elevato come uomo e come artista sopra le regole di mercato dettate dalla sua epoca e di aver scelto di fermare con la sua arte un mondo destinato ad essere cancellato. Con questa scelta decisa e per certi versi controcorrente per uno che il moderno lo ha invece vissuto, si è caricato sulle spalle il peso di un mondo in via di estinzione e lo ha reso eterno.
 
La mostra, dopo l’inaugurazione di mercoledì 10 giugno, rimarrà aperta dal mercoledì alla domenica dalle 16.30 alle 19.30.
 
Andrea Macciò

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