TUTTOFOOD
2026: FIERA DA RECORD CON +30% DI PRESENZE
Con
la seconda edizione di TUTTOFOOD curata da Fiere di Parma è ufficiale: anche
l’Italia è ora sede di una grande fiera internazionale agroalimentare,
ulteriore motore di export, fatturato e relazioni internazionali per il Made in
Italy.
Il
parere dei top buyer.
Milano, 15 maggio
2026 – Si chiude
con numeri record TUTTOFOOD 2026, che registra in quattro giorni
123mila presenze, di cui 27mila dall’estero, con un incremento
del 30% rispetto all’edizione 2025. La partecipazione di un numero così
rilevante di operatori professionali, tra industria, distribuzione,
ristorazione, importatori, buyer, dimostra la capacità della manifestazione,
organizzata per il secondo anno da Fiere di Parma, di trasformare la domanda
globale di qualità alimentare in relazioni commerciali, sviluppo e accesso ai
mercati e, contemporaneamente, il suo ruolo, sempre più forte, di piattaforma
economica internazionale di riferimento per il food & beverage.
Il
risultato, frutto di un'alleanza di sistema tra Fiere di Parma e Fiera Milano
con il coinvolgimento per la parte internazionale di Koelnmesse, organizzatore
della più importante manifestazione al mondo, Anuga di Colonia, si inserisce in
un’edizione che ha occupato 10 padiglioni, 82.000 metri quadrati netti di
superficie espositiva sold out, in crescita del 15%, riunito 5.000 brand (+20%,
di cui circa il 30% esteri) e 4.000 top buyer internazionali.
“I numeri
e i pareri unanimemente positivi da parte di espositori, buyer,
visitatori, frequentatori abituali delle storiche fiere mondiali del
cibo, lo confermano: abbiamo coperto uno spazio inspiegabilmente ancora libero,
realizzando in Italia un evento di portata internazionale per l’agroalimentare
del tutto nuovo e che ora ogni anno, grazie all’alternanza strategica tra Cibus
e Tuttofood, metterà a disposizione del Made in Italy un palcoscenico e
un hub globale per affermarsi ulteriormente – afferma Antonio Cellie, AD
Fiere di Parma – coerentemente con il prestigio, il ruolo, la rilevanza
internazionale che il cibo e la cucina italiana hanno nel mondo”.
“Oggi le
fiere, infatti – continua Cellie - non sono più soltanto vetrine
di prodotto. Sono luoghi di business, in cui le imprese misurano la
domanda internazionale, creano mercati, costruiscono relazioni
commerciali e trasformano la reputazione del Made in Italy in risultati
economici. La crescita delle presenze ci dice che le aziende e gli operatori
cercano luoghi fisici e qualificati in cui orientarsi dentro un mercato
globale più frammentato, più selettivo e più competitivo”.
La crescita
delle presenze assume, infatti, un valore ancora più significativo perché
avviene in una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche, dazi, pressione
sui costi energetici, volatilità delle materie prime e ridefinizione delle
catene internazionali di fornitura. In questo scenario, il food si conferma uno
dei comparti più solidi dell’economia italiana: nel 2025 le esportazioni
italiane di beni alimentari hanno raggiunto i 72,4 miliardi di euro, in aumento
del 4,9% rispetto al 2024. Sul fronte industriale, il comparto continua a
esprimere forza anche in termini di fatturato, con l’industria alimentare
italiana che nel 2025, secondo Federalimentare, ha raggiunto 204 miliardi di
euro, in crescita del 3,6% sull’anno precedente.
Un ruolo,
quello dell’Italia del cibo, confermato con entusiasmo dai tanti buyer
internazionali presenti in fiera, che hanno descritto la cucina italiana come
punto di riferimento europeo per il food premium e gourmet. Per i buyer
provenienti dagli USA, dall’America Latina, dall’Asia, dal Golfo, ma anche da
Paesi europei come la Francia, il Made in Italy ha una reputazione molto alta,
grazie all’innegabile qualità delle materie prime, ma anche alla sua
autenticità, all’affidabilità produttiva, alla distintività dell’offerta e al
valore gastronomico e culturale che porta in sé. Nella testimonianza di un
importante buyer europeo, emerge un dato molto significativo: circa il 70% del
business ristorativo della sua insegna ruota attorno a prodotti italiani, a dimostrazione
che la cucina italiana è ormai strutturale nell’offerta horeca internazionale e
molti mercati non considerano sostituibili alcune categorie italiane, a partire
dall’olio d’oliva, passando per l’aceto balsamico, la farina, la pasta, fino ai
biscotti e al cioccolato. Per alcuni operatori, come Cencosud (America Latina)
e City Super Group (Honk Hong), l’Italia rappresenta addirittura il principale
mercato europeo di sourcing alimentare.
Un elemento
interessante è che il cibo italiano non viene percepito solo come classico o
tradizionale, ma anche come capace di innovare, sperimentare e creare nuove
ricettazioni gastronomiche, anticipando i trend. Il Made in Italy non è visto
soltanto come “heritage”, ma come un elemento vivo e contemporaneo.
E, a
proposito di innovazione, secondo Ben Costantini di Sesamers, società francese
che ha portato in fiera start up da 7 Paesi, specializzate in piattaforme
software, bevande funzionali, salse artigianali e macchinari per la
trasformazione, “TUTTOFOOD non è solo un luogo dove vendere i prodotti di
oggi, ma è il luogo in cui la prossima generazione di innovatori del settore
alimentare trova il proprio mercato”.
Al termine
di TUTTOFOOD, il Banco Alimentare della Lombardia ha raccolto circa 25
tonnellate di cibo dalle oltre 600 aziende che hanno generosamente scelto di
donare le proprie eccedenze alimentari, permettendo di destinare alimenti
ancora in perfetto stato a più di 1.000 Organizzazioni Partner Territoriali
convenzionate (mense, centri di accoglienza, case-famiglia, etc.), a beneficio
di oltre 200.000 persone in difficoltà.
riportato da Sergio Batildi
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