“Teatro di metallo” di Graziano Citelli, la poesia urbana che trasforma il mercato in un rito collettivo del nostro tempo

 

Mercato popolare all’alba con bancarelle di pesce, cassette di frutta e verdura, camion da scarico e venditori al lavoro in un’atmosfera urbana intensa e realistica.

Ci sono poesie che cercano il sublime nei cieli, nei tramonti o nelle grandi metafore dell’esistenza. Graziano Citelli, invece, sceglie il rumore dei portelloni, il ghiaccio, la plastica, il ferro e il respiro stanco dei mercati popolari. Ed è proprio in questo universo quotidiano, feroce e umano, che “Teatro di metallo” trova la sua straordinaria forza poetica. Alessandria Post propone una lirica intensa e materica, capace di trasformare la vita di strada in una rappresentazione quasi epica della sopravvivenza contemporanea.
Pier Carlo Lava

“Teatro di metallo” è una poesia che colpisce immediatamente per il suo ritmo duro, meccanico, quasi industriale. L’alba non è più simbolo romantico di rinascita, ma “alba di incastri e di ferro”, un paesaggio urbano dove i tubi mordono l’asfalto e il mondo “scende su quattro ruote”. Citelli costruisce una scenografia poetica fatta di materiali concreti, rumori metallici e gesti ripetuti, trasformando il mercato ambulante in un grande rito collettivo.

L’intera poesia si sviluppa come una sorta di liturgia laica. Non ci sono preghiere, ma scarichi di merci; non ci sono canti sacri, ma grida che “sventrano l’aria”. Il poeta osserva il mercato come un teatro moderno dove ogni venditore, ogni cliente e ogni gesto diventano parte di una rappresentazione sociale più ampia. È una poesia profondamente visiva e sonora, che richiama certe atmosfere del neorealismo italiano e alcune pagine di Pier Paolo Pasolini dedicate alle periferie e alla vita popolare.

Straordinaria la capacità di Graziano Citelli di utilizzare immagini apparentemente fredde per evocare umanità e fatica. “Oro al prezzo del rame” è forse uno dei versi più potenti del testo, perché sintetizza il paradosso di un mondo dove la dignità del lavoro e della sopravvivenza viene continuamente svalutata. Eppure, in quei “tre metri di stoffa”, nei sacchetti pesati dalle mani nodose, si consuma ancora una forma antica di comunità.

Anche il finale è di grande efficacia poetica e sociale. Dopo il rito del mercato restano “bucce, fogli, odore di mare e terra”, quasi fossero le tracce di una battaglia quotidiana consumata nel cuore del quartiere. “Domani, altrove. Stesso rumore. Stessa fame.” è una chiusura asciutta e durissima, che restituisce il senso ciclico e universale della precarietà contemporanea.

Lo stile di Graziano Citelli è essenziale, compatto, privo di compiacimenti lirici. La sua poesia lavora per immagini nette, taglienti, spesso cinematografiche. In alcuni passaggi ricorda la poesia civile di Franco Loi e certe tensioni urbane di Vittorio Sereni, ma mantiene una voce personale, concreta e profondamente contemporanea.

TEATRO DI METALLO
di Graziano Citelli

Alba di incastri e di ferro,
tubi a mordere l’asfalto.
Nessuna preghiera:
tuono di portelloni, rito dello scarico,
il mondo scende su quattro ruote.

Sul banco, vela di poliestere
tra polvere e fretta,
colore a scomparti nelle cassette
e ghiaccio che sputa il respiro del mare.

Voce, cemento del borgo:
grida a sventrare l’aria, spartiti senza nota.
Oro al prezzo del rame,
miracoli in tre metri di stoffa.
Mani nodose pesano sacchetti di plastica.

Mezzogiorno: il rito è compiuto.
Restano bucce, fogli,
odore di mare e terra
dove batteva il quartiere.

Domani, altrove.
Stesso rumore. Stessa fame.

Intervista immaginaria all’autore

Graziano, perché raccontare poeticamente un mercato?
“Perché nei mercati c’è ancora la vita vera. Il rumore, la fatica, la fame, la dignità.”

La sua poesia sembra quasi cinematografica.
“Mi interessa far vedere e far sentire le cose. Voglio che il lettore entri dentro quell’alba di ferro.”

Che cos’è il “teatro” del titolo?
“È la rappresentazione quotidiana della sopravvivenza umana. Tutti recitano un ruolo, ma la fame resta sempre autentica.”

Biografia dell’autore

Graziano Citelli appartiene a quella linea della poesia contemporanea che intreccia osservazione sociale, paesaggio urbano e attenzione per il linguaggio concreto della quotidianità. Nei suoi testi convivono durezza realistica e tensione lirica, con una scrittura che privilegia immagini forti, materia e ritmo. Le sue poesie raccontano spesso il lavoro, i quartieri popolari, i mercati e le periferie umane, trasformando scene apparentemente ordinarie in riflessioni universali sul tempo presente.

Geo: La poesia di Graziano Citelli si inserisce nel filone della poesia urbana e civile contemporanea, capace di raccontare il lavoro, i luoghi popolari e la fragilità sociale attraverso immagini potenti e concrete. Alessandria Post continua a valorizzare autori che scelgono di osservare la realtà quotidiana senza filtri, trasformando il rumore delle strade e dei mercati in materia poetica viva e contemporanea.

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