Lasciare andare di Giuseppina De Biase


Più stringi e più profondi diventano i tagli. Smettere di stringere ciò che ferisce non è mai una resa, ma il primo vero atto di libertà verso se stessi.
Il motivo per cui scrivo queste righe nasce da ciò che vedo ogni giorno intorno a me, camminando per strada e scorrendo le bacheche dei social.
È impossibile restare indifferenti davanti a un'epidemia così visibile: sguardi spenti nella vita reale, frecciatine digitali nel mondo virtuale e storie pubblicate al solo scopo di elemosinare l'attenzione di chi ha già deciso di non esserci. Scrivo perché vedo troppe persone consumarsi dietro a chi non le pensa, dimenticando completamente il proprio valore per rincorrere qualcuno che sta già scappando. C'è un bisogno disperato di rompere questo silenzio, di accendere una luce su questo continuo auto-sabotaggio e di ricordare, a chi si è perso in questa dinamica, che proteggersi è un dovere.
Ci hanno sempre insegnato che insistere è sinonimo di forza, che chi molla perde e che ogni legame richiede sacrificio. Ma esiste un limite invisibile oltre il quale la determinazione si trasforma in prigionia. Quando una situazione produce solo ferite, quell'insistere non è più coraggio, ma un lento e silenzioso auto-sabotaggio.
Tratteniamo ciò che fa male non per reale necessità, ma perché speriamo ancora che l'ennesimo sforzo possa bastare a riscrivere la storia. Ci raccontiamo la favola del cambiamento,
trasformandoci nei custodi di storie che sono già cenere. Investiamo sogni, tempo e lacrime, e proprio a causa di questo enorme investimento non riusciamo a volgerci altrove. Sentiamo che mollare la presa significherebbe ammettere una sconfitta, ma la verità è un'altra: accettare la fine di qualcosa non è un fallimento, è un atto di profonda lucidità.
Ogni volta che dici di sì a una situazione che ti spegne, stai dicendo di no a te stesso. Questo compromesso continuo ha un costo altissimo che paghi sulla tua pelle. Mentre consumi i pensieri dietro a chi non ti cerca, la tua vita vera scorre via senza di te. Smetti di chiederti cosa meriti veramente e inizi ad accontentarti delle briciole, dimenticando il tuo valore originario. Perfino il corpo inizia a ribellarsi: l'ansia, la stanchezza e quel nodo costante allo stomaco sono i segnali fisici con cui il tuo corpo  ti supplica di salvarti.
Lasciare andare non è un gesto di rabbia, né una punizione per l'altro. È un dono d'amore che fai alla tua dignità. È il momento in cui decidi finalmente di sollevare lo sguardo, di smettere di assecondare quel dolore e di scegliere te stesso. All'inizio il distacco porterà con sé un vuoto immenso e una vertigine simile alla solitudine. Ma è proprio in quel vuoto che si nasconde lo spazio per respirare di nuovo. Solo quando libererai le mani da ciò che ti fa soffrire, sarai finalmente pronto ad accogliere ciò che ti merita davvero.

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