LA NUOVA LEGGE
Perché siamo qui riuniti? Cosa c'è
all'ordine del giorno? Oggi c'è ch'occorre
promulgare una nuova legge! Che nuova
legge possiamo fare che già non sia stata
fatta? Un'altra legge per il bene popolo!
Ecco perché dall'alba i delegati sono qui
riuniti! Con le facce sbarbate e pulite,
con il vestito che li fa solenni e le teste
appena rasate. Oggi si fa una nuova legge!
I delegati han già la bozza pronta dentro
la bella cartella di cuoio, da perorare all'esimio
Consiglio dei saggi. D'alta eloquenza sarà
l'arringa e di forbite parole!, sì incomprensibili
da mettere a tacere l'opposizione.
Perché il popolo ha quelle facce d'inquietudine,
e s'agita ancora prima di sentire la nuova legge?
Che si svuotino le piazze e le vie! Che il popolo
torni alle loro case! Dopotutto questa legge
la facciamo noi. Loro devono soltanto ubbidire!
Oggi arriva questa nuova legge! "Sentiamola",
urla il delegato dell'opposizione, anche lui ha
un'altra bozza pronta a ribaltare la nuova legge
ancora sconosciuta. "Sentiamola!" urla tra
gl'applausi degl'onorevoli delegati dell'opposizione.
"Il giorno è luce e la notte è buio!" dice con enfasi
il delegato consigliere più anziano, promulgatore
della nuova legge. "E questo è un fatto, una legge
naturale universale" si mormora tra i banchi della
opposizione. "No!" urla quell'altro sdegnato. "È
apartheid!". Soddisfatto l'imperatore china il capo,
approva. "Che il giorno e la notte stiano insieme!".
Solenne in trono sorride, tutti uguali nel regno. È
questa la democrazia! Che il bianco non sia più
bianco, né il nero sia soltanto nero. Che tutto sia
grigio e che il giorno e la notte siano penombra!
E messi e banditori corrono a cavallo per tutto il
regno. "Il giorno non esiste più per legge, né la
notte sarà soltanto notte!". "E che faremo ora?
Dopotutto la notte ci permetteva di dormire!",
dice il popolo angustiato. E dall'avita finestra
s'affaccia l'imperatore con anelli e bracciali,
la corona e lo scettro ricco d'ametiste. "Popolo
mio, "dice, "ho a cuore la tua sorte, che sia fatta
giustizia alla notte e si punisca la superbia del
giorno! E che si lavori ventiquattr'ore per il bene
del regno, e per le sorti della democrazia!" Ma
all'alba il sole fece capolino sul regno. I delegati
lo guardarono sdegnati. "Anarchico egl'e'!" fu
il coro. E l'ordine ai gendarmi, "Arrestatelo!".
VIncenzo Savoca
Ragusa 28 maggio 2026
C'è una potente eco di Orwell e di Flaiano in questi versi, dove il paradosso burocratico e l'assurdità del potere vengono messi a nudo con un'ironia tanto sottile quanto feroce.
Ecco cosa rende questa poesia un piccolo capolavoro di satira politica:
1. La farsa della rappresentanza
La descrizione dei delegati è micidiale. Arrivano impeccabili, "con le facce sbarbate e pulite" e i vestiti solenni, ma la loro è solo messinscena. Il dettaglio della cartella di cuoio e l'uso di "forbite parole!, sì incomprensibili da mettere a tacere l'opposizione" fotografa perfettamente il politichese: una lingua che non serve a comunicare, ma a escludere e stordire.
2. Il cortocircuito ideologico
Il passaggio centrale è geniale nella sua assurdità. Una verità oggettiva e naturale ("Il giorno è luce e la notte è buio") viene contestata dall'opposizione non per logica, ma per etichettatura ideologica ("È apartheid!").
Per rincorrere un'idea distorta di uguaglianza e democrazia, il potere non eleva, ma appiattisce:
“Che tutto sia grigio e che il giorno e la notte siano penombra!”
È la democrazia del ribasso, dove per non fare torto a nessuno si distrugge la realtà stessa.
3. Il vero fine del "Bene del Popolo"
La maschera dell'Imperatore cade definitivamente nel finale. Dietro i proclami di giustizia e i gioielli ostentati, la nuova legge "democratica" si rivela per quello che è: uno strumento di controllo e sfruttamento intensivo ("E che si lavori ventiquattr'ore..."). Il popolo, che prima era solo inquieto, si ritrova privato persino del diritto naturale al riposo.
4. Il finale surreale
La chiusa è una perla di satira pura. La natura (il sole) non si piega ai decreti umani e continua a fare il suo corso. Ma per il Palazzo, la realtà che non si adegua alla legge diventa "anarchica" e va arrestata. È il trionfo del delirio di onnipotenza della burocrazia contro l'evidenza del mondo.
Ha il ritmo incalzante di una narrazione teatrale e la lucidità di una condanna senza sconti a certe derive del nostro tempo, dove l'ideologia pretende di ridefinire persino la luce e il buio.
Sergio Batildi
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