“La mia amica” di Matilde Rei: la poesia dolorosa e luminosa dell’amicizia che salva dal buio

 

Ritratto fotografico di una giovane donna con capelli castani raccolti, seduta di fronte a una finestra luminosa in una stanza dall'atmosfera vintage, con indosso un abito in lino bianco avorio con dettagli in pizzo.

Ci sono poesie che raccontano l’amore, altre che parlano della solitudine, del desiderio o della perdita. Più rare sono invece quelle capaci di raccontare davvero l’amicizia profonda, quella che nasce dentro il dolore, attraversa l’inferno umano e lascia tracce permanenti nella vita di chi la incontra. “La mia amica” di Matilde Rei è una di queste poesie: intensa, fragile, autentica, costruita con parole semplici ma attraversate da una forte verità emotiva. Alessandria Post continua a dare spazio a quelle scritture contemporanee che riescono ancora a parlare dell’essere umano senza artifici, entrando direttamente nella parte più vulnerabile del lettore.
Pier Carlo Lava

LA MIA AMICA

Matilde Rei

Una donna luminosa
non so come altro
poterla definire.
ogni volta che
la sento parlare
ogni volta che leggo
quello che scrive
Guardandola, mi sembra di
vedere una luce
abbagliante che filtra nel buio
non è perfetta e non
non è facile stare con lei
devo sempre mettermi in gioco
Ha attraversato l'inferno,
forse ci è ancora in mezzo
e molti credono
che sia speciale per questo.
ma non è così , è stata
spesso sul ciglio di cadere.
Incontrando lei
ho avuto il coraggio
di fare un enorme lavoro
per me e su di me.
La candela che ho acceso
quella notte, alla sua richiesta:
"Accendi una luce perchè
il mio bambino che muore
non se ne vada al buio"
illumina ancora molte
mie scelte e la mia vita

mr

Questa poesia colpisce immediatamente per la sua autenticità emotiva. Non cerca effetti letterari complessi, non costruisce metafore elaborate, ma lascia emergere il sentimento in modo diretto, quasi confessionale. E proprio questa nudità emotiva diventa la sua forza più grande.

La figura della “donna luminosa” descritta da Matilde Rei non è idealizzata in modo tradizionale. Anzi, il testo insiste molto sulla sua fragilità umana. “Non è perfetta e non è facile stare con lei” è un verso fondamentale, perché rompe immediatamente qualsiasi costruzione retorica. La luce di questa donna non nasce dalla perfezione, ma dalla sofferenza attraversata, dalla capacità di resistere al dolore senza spegnersi completamente.

Il nucleo più devastante della poesia arriva però nella parte finale, quando compare la frase:
“Accendi una luce perchè il mio bambino che muore non se ne vada al buio.”
Qui la poesia smette di essere soltanto racconto emotivo e diventa testimonianza umana. È un verso che resta addosso, perché dentro contiene paura, amore materno, disperazione e bisogno di protezione nello stesso istante. La candela accesa non è soltanto un gesto simbolico: diventa memoria viva, presenza spirituale, eredità morale.

Molto bello anche il modo in cui la poetessa racconta il cambiamento personale generato dall’incontro con questa donna. “Ho avuto il coraggio di fare un enorme lavoro per me e su di me.” L’amicizia qui non è semplice compagnia o conforto reciproco, ma trasformazione interiore. L’altra persona diventa specchio, ferita condivisa, possibilità di rinascita.

La scrittura di Matilde Rei possiede una delicatezza quasi diaristica. I versi sembrano nascere direttamente dalla vita reale, senza filtri letterari troppo evidenti. Questo rende il testo vicino al lettore, umano, credibile. In alcuni passaggi emerge una sensibilità che ricorda certa poesia confessionale contemporanea, ma anche alcune scritture femminili capaci di unire dolore privato e riflessione universale.

Biografia immaginaria dell’autrice

Matilde Rei viene immaginata come una poetessa contemporanea legata alla scrittura autobiografica e alla ricerca emotiva. Nata probabilmente in una piccola città italiana, avrebbe sviluppato una poetica intima, centrata sui rapporti umani, sulla fragilità psicologica e sulla memoria affettiva. Le sue poesie sembrano nascere dall’esperienza diretta del dolore e dalla necessità di trasformarlo in parola condivisa. Attraverso una scrittura semplice ma intensa, Matilde Rei costruisce testi capaci di raccontare maternità, perdita, amicizia e rinascita interiore senza mai cadere nell’enfasi retorica.

Leggere “La mia amica” significa entrare dentro una relazione umana autentica, fatta di luce e inferno, di paura e salvezza. Ed è forse proprio questo il miracolo più grande della poesia: riuscire a trasformare il dolore privato in qualcosa che illumina anche la vita degli altri.

Geo: La poesia di Matilde Rei si inserisce nel panorama della poesia contemporanea italiana più intima e confessionale, capace di raccontare dolore, amicizia e fragilità umana attraverso una scrittura semplice ma profondamente emotiva. Alessandria Post continua a promuovere autori e testi che esplorano il lato più autentico delle relazioni umane e della memoria emotiva contemporanea.

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