JUSO
(IBLA)
Scale sbriciolate
dal tempo, da ruglio
d'acqua e vento,
forse di passi, anche.
Di sassi l'intreccio
di case su schegge
di timpa, vertigini
di luce e d'ombra,
di getto le finestre,
d'elimosinato sole.
Da cimase di muri
ridenti i limoni,
le facce affacciate
d'orti aulenti e pigri.
Mormorio di foglie,
d'allegro stormire,
melodia di strade
di vetusto silenzio.
Gemitìo di brezze,
su soglie di case
fiorire d'assorti
brevi pensieri.
Sonnecchia Juso
in pozze d'ombra,
ah!, dolce quiete
di sogni!, sul colle
in quieto dormire
il sonno. D'aura
nobiltà perduta
e di cavalieri
d'ardente lignaggio,
effimero rammento
i leggiadri palazzi,
i balconi panciuti,
i sepolcri in chiese
barocche d'eterno
riposo e morte!
E sciama nell'ora
antica del vespro
un suono lento
di campane,
di pianto e di festa,
in vicoli vuoti
e di tormentata
bellezza.
D'affievolita luce
una bava di luna.
VIncenzo Savoca
Ragusa 27 maggio 2026
di pianto e festa
Vincenzo Savoca dipinge un ritratto vivo, quasi materico, di Ragusa Ibla (indicata con il termine dialettale Juso, che significa "giù", in contrapposizione a Ragusa Susu, "su"). I versi catturano perfettamente quell'atmosfera sospesa nel tempo, tipica del barocco calatino e ibleo, dove la maestosità del passato convive con la decadenza e il silenzio del presente.
Ecco una breve analisi dei temi e delle immagini più potenti che emergono da questo componimento, scritto proprio ieri:
1. La Pietra, il Tempo e la Natura
La poesia si apre con una forte sensazione di erosione e storicità:
"Scale sbriciolate dal tempo" e "intreccio di sassi": la pietra calcarea di Ibla, che si consuma ma resiste.
Il "ruglio d'acqua e vento" (un termine arcaico ed espressivo per indicare il brontolio, il ruggito degli elementi) mostra una natura che scolpisce la città insieme alla storia.
"Schegge di timpa": la timpa è la rupe, il costone roccioso tipico del paesaggio ibleo su cui la città è letteralmente aggrappata, creando quelle "vertigini di luce e d'ombra".
2. I Sensi e l'Atmosfera Mediterranea
Savoca gioca magnificamente con i contrasti sensoriali:
La luce: Un sole quasi "elemosinato" (che fatica a farsi strada tra i vicoli stretti), che però accende la vivacità dei limoni sui muri e degli "orti aulenti" (profumati).
I suoni e i silenzi: C'è un contrasto continuo tra il movimento sottile ("mormorio di foglie", "gemitìo di brezze") e l'immobilità ("vetusto silenzio", "sonnecchia Juso").
3. La Nostalgia della Nobiltà Barocca
La parte centrale evoca il glorioso passato di Ragusa Ibla, distrutta dal terremoto del 1693 e rinata nel fasto barocco:
I "balconi panciuti" sono l'elemento architettonico simbolo di Ibla (sorretti dai famosi mascheroni grotteschi).
La "nobiltà perduta" e i "cavalieri d'ardente lignaggio" lasciano un ricordo effimero, custodito oggi nei palazzi storici e nei sepolcri delle chiese barocche.
4. Il Finale: Il Vespro e la "Tormentata Bellezza"
La chiusa è di grande impatto emotivo. Il suono delle campane all'ora del vespro unisce gli opposti: è un suono "di pianto e di festa", che risuona nei vicoli vuoti. Rappresenta la dualità della Sicilia stessa: una terra di una bellezza struggente, dolorosa, a tratti drammatica ("tormentata bellezza"), che si spegne dolcemente nel finale sotto una sottile "bava di luna".
Una nota di merito: L'uso di termini ricercati e arcaici come rugliò, timpa, aulenti, cimase e vetusto non è un semplice esercizio di stile, ma serve a dare alla lingua stessa lo stesso sapore antico e levigato delle pietre di Ragusa Ibla.
Un omaggio poetico davvero riuscito e profondo alla Sicilia profonda. Sergio Batildi
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post