“Italia stanca e stressata: cresce il disagio psicologico soprattutto tra giovani e lavoratori”

 

Giovane donna seduta sul divano con il volto tra le mani in un momento di forte stress emotivo, simbolo del crescente disagio psicologico e dell’ansia diffusa nella società contemporanea.

C’è una crisi che spesso non si vede immediatamente come un incidente stradale, una lista d’attesa ospedaliera o una difficoltà economica. Eppure sta crescendo silenziosamente dentro milioni di persone. Ansia, stress, insonnia, senso di precarietà, burnout lavorativo e disagio psicologico stanno diventando sempre più diffusi in Italia, soprattutto tra giovani e lavoratori. Alessandria Post affronta oggi un tema delicato ma ormai centrale nella società contemporanea: la crescente fragilità psicologica collettiva.

Pier Carlo Lava

Negli ultimi anni i numeri hanno iniziato a preoccupare seriamente psicologi, medici e istituzioni sanitarie. Secondo diversi studi italiani ed europei cresce il numero di persone che dichiarano sintomi collegati a:

  • ansia;
  • depressione;
  • stress cronico;
  • disturbi del sonno;
  • attacchi di panico;
  • esaurimento emotivo.

Particolarmente colpiti risultano giovani, lavoratori precari, operatori sanitari e persone economicamente fragili.

Secondo i dati dell’Ordine degli Psicologi e di varie ricerche nazionali, negli ultimi anni è aumentato fortemente il numero di italiani che si rivolgono a psicologi e psicoterapeuti. Durante il periodo del Covid e negli anni immediatamente successivi, moltissimi professionisti della salute mentale hanno registrato richieste mai viste prima. In particolare sono cresciuti:

  • disturbi d’ansia;
  • depressione;
  • isolamento sociale;
  • paure legate alla salute;
  • difficoltà relazionali;
  • disagio adolescenziale;
  • problemi emotivi nei giovani.

Molti psicologi hanno raccontato di aver lavorato senza sosta soprattutto tra il 2020 e il 2023, e ancora oggi la domanda di supporto psicologico resta molto elevata. In pratica, il Covid non ha creato da zero il disagio psicologico, ma ha probabilmente acceso e aggravato un malessere che già covava da tempo sotto la superficie della società italiana.

Il lungo isolamento, la paura della malattia, la perdita di persone care, l’incertezza economica e la sospensione improvvisa della normalità hanno lasciato segni profondi soprattutto nei giovani. Molti ragazzi hanno vissuto mesi fondamentali della propria crescita in isolamento, lontani dalla scuola, dagli amici e dalle normali relazioni sociali. Secondo diversi studi, proprio adolescenti e giovani adulti risultano oggi tra le categorie psicologicamente più fragili.

Ma il problema non riguarda soltanto il Covid. Crescono infatti anche altri fattori di pressione:

  • precarietà lavorativa;
  • costo della vita;
  • difficoltà nel costruire un futuro stabile;
  • instabilità relazionale;
  • sovraccarico digitale;
  • dipendenza da smartphone e social network;
  • bombardamento continuo di notizie negative;
  • ritmi di vita sempre più frenetici.

Anche il mondo del lavoro appare sempre più stressante. Ritmi elevati, precarietà, turni irregolari, reperibilità continua e connessione costante stanno modificando profondamente il rapporto tra vita privata e lavoro. In molti casi il confine tra tempo libero e lavoro sembra ormai quasi scomparso.

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di burnout, una forma di esaurimento psicofisico collegata allo stress lavorativo cronico. I sintomi possono comprendere:

  • stanchezza continua;
  • perdita di motivazione;
  • irritabilità;
  • distacco emotivo;
  • difficoltà di concentrazione;
  • senso di svuotamento mentale.

Molti lavoratori raccontano di sentirsi costantemente sotto pressione, con la sensazione di non riuscire mai davvero a “staccare”.

Ma accedere a un aiuto psicologico non è sempre semplice. Nel sistema pubblico italiano spesso i tempi di attesa risultano lunghi, mentre nel privato una seduta psicologica può costare mediamente tra 50 e oltre 100 euro. Per molte famiglie affrontare percorsi continuativi di sostegno diventa economicamente difficile. E così molte persone rinunciano a curarsi oppure cercano aiuto soltanto quando la situazione è già molto peggiorata.

Anche il Servizio Sanitario Nazionale inizia a risentire di questa situazione. Crescono infatti le richieste di supporto psicologico e psichiatrico, mentre in molte aree del Paese mancano strutture pubbliche sufficienti per garantire assistenza rapida e accessibile.

Il disagio psicologico produce inoltre conseguenze economiche enormi:

  • aumento delle assenze lavorative;
  • calo della produttività;
  • aumento dell’uso di psicofarmaci;
  • maggiore pressione sul sistema sanitario;
  • difficoltà relazionali e familiari.

Secondo diversi osservatori, il rischio è che il problema venga ancora troppo sottovalutato perché meno visibile rispetto ad altre emergenze sociali. Ma una società costantemente stressata, stanca e psicologicamente fragile rischia nel tempo di diventare anche economicamente e socialmente più debole.

Forse il vero problema è proprio questo: per troppo tempo stress e sofferenza psicologica sono stati considerati quasi un segno di debolezza individuale, mentre oggi stanno diventando una questione collettiva che riguarda milioni di persone.

E forse una delle sfide più importanti dei prossimi anni sarà proprio questa: imparare a costruire una società non soltanto più efficiente, ma anche più umana e psicologicamente sostenibile.

Geo: Alessandria Post continua il proprio approfondimento sui grandi cambiamenti sociali italiani, analizzando il crescente disagio psicologico, le difficoltà delle nuove generazioni, lo stress lavorativo e le trasformazioni della società contemporanea.

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Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo. Non rappresenta persone, luoghi o situazioni reali, ma una libera interpretazione artistica ispirata ai temi dell’articolo pubblicato da Alessandria Post.

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