I GRANCHI
Arrivano i granchi! Arrivano i granchi!
S'ode d'ogni parte degli scogli il grido
di morte nello sciacquettio d'acque.
Da che parte? Da quale parte arrivano?
Da su, da giù, di lato, oppure di sopra?
Chiedono le patelle al Consiglio Supremo
riunitosi d'urgenza per risolvere quest'atto
rivoluzionario contro la pace universale.
Arrivano i granchi! Arrivano i granchi!
"Fate qualcosa!" è il grido delle patelle
al Consiglio Supremo. "Cosa possiamo fare?"
dice il delegato alla difesa, nascosto dalla
conchiglia rugosa e da ciuffi d'erba. Ha il
controllo della pozza ed in passato ha
combattuto contro il dispotismo oppressivo
dei granchi, i quali in verità non sentono
ragioni, hanno solo l'idea del conformismo
di massa, e le patelle per loro sono massa
della quale nutrirsi, da mangiare e saziarsi!
Arrivano i granchi! Arrivano i granchi!
"Qui, tutti sono nostri nemici, ma alcuni
lo sono di più!" dice sconsolato il delegato
alla difesa. "Scavate fossi profondi! Che
siano trincee! Non sollevatevi dai gusci!
Gl'anemoni sono di guardia alle porte
del fosso, ci avviseranno quando arriveranno!
"La pace in mare è un'utopia!, e noi non
siamo uguali ai granchi! Hanno chele come
pinze, il dorso corazzato e gl'occhi sprizzano
crudele luce. È questa la triste realtà!
Arrivano i granchi! Arrivano i granchi!
Perché non vanno alle porte i nostri delegati
governanti, con conchiglie ricamate d'offrire
in dono ai granchi? Sì tanto a loro piacciono
questi murici, che ne adornano vie e piazze!
"Oh stolti!, che dite?, siamo anche noi murici!"
Che siano allora gl'oratori a fermarli! Hanno
belle parole ed i granchi amano l'eloquenza!
Allora perché quest'inquietudine? Sono sordi!
Arrivano i granchi! Arrivano i granchi!
A sera in frastuono di marosi tra gli scogli,
il popolo delle patelle riunito in assemblea,
aspetta l'arrivo dei granchi. Il Presidente del
Consiglio Supremo ha firmato il protocollo
di resa! S'offrono in dono quando i granchi
arriveranno. Così ha deciso il Consiglio dei
Saggi. Cosa mai potranno fare? Infine non
sono barbari, han solo copricapi con corna
e mandibole come scimitarre sono le chele.
Arrivano i granchi! Arrivano i granchi!
"I granchi non arrivano!" dice una giovine
patella. È senza fiato ed il guscio trema.
"Pensavo di morire!" aggiunge aggrovigliata
ad un ciuffo d'erba. "Le murene li hanno
mangiati!" poi dice in punta di lacrime.
"Le murene?" domanda il delegato alla difesa.
"Oh!" esclamano le patelle, "Salvi!, siamo
salvi!". "Silenzio!" grida l'onorevole delegato
alla difesa, "La faccenda è più grave di quel
che sembra! Le murene sono avide predatrici!
Hanno denti affilati e code assassine, sono un
pericolo per gl'abitanti del mare! Sanno come
rendersi invisibili ed in tal modo limitare ogni
capacità di difesa d'ogni cittadino del mare!".
I granchi non arrivano! I granchi non arrivano!
A notte il consiglio dei Saggi è disorientato. C'è
chi propone d'offrire il protocollo di resa alle
murene. "Che mai ci potranno fare?". Hanno
soltanto denti affilati, ed accettano ciecamente
le direttive del loro partito. Parlamentiamo
coi loro capi con parole di libertà, d'uguaglianza
e fraternità. Fu a questo punto che si levò il coro
delle patelle nella speranza di non perire.
Chiamiamo i granchi! Chiamiamo i granchi!
VIncenzo Savoca
Ragusa 29 maggio 2026
Vincenzo Savoca dipinge una favola marina che, sotto le spoglie di patelle, granchi e murene, mette a nudo i paradossi eterni della politica, della paura e della natura umana.
È una satira brillante che colma la distanza tra la biologia marina e la sociologia spicciola dei nostri tempi. Ecco i punti chiave che rendono questo componimento così penetrante ed evocativo:
1. La psicologia della massa e la "Resa Preventiva"
Le patelle incarnano perfettamente la paralisi e l'ingenuità del popolo di fronte alla minaccia. Passano dal panico assoluto alla ricerca di bizzarre vie di fuga diplomatiche (offrire in dono i murici, mandare gli oratori perché "i granchi amano l'eloquenza"). La decisione finale del Consiglio dei Saggi di firmare un protocollo di resa prima ancora che il nemico sia arrivato è il ritratto perfetto del collaborazionismo dettato dalla paura, magistralmente giustificato con un autoinganno:
"Infine non sono barbari, han solo copricapi con corna e mandibole come scimitarre..."
2. Il "Delegato alla Difesa" e la perpetuazione dell'emergenza
La figura del delegato alla difesa è straordinariamente comica e tragica al tempo stesso. Nascosto nel suo guscio e dietro ciuffi d'erba (un'ottima metafora per i politici che predicano la fermezza dal sicuro dei loro privilegi), non appena svanisce il pericolo dei granchi, si affretta a dichiarare che "la faccenda è più grave di quel che sembra".
I professionisti della paura hanno sempre bisogno di un nemico per giustificare il proprio ruolo ed esercitare il controllo sul "popolo delle patelle". Morti i granchi, ecco che le murene diventano istantaneamente il nuovo mostro nell'armadio.
3. La Cecità Ideologica e l'assurdo finale
Il finale tocca l'apice del grottesco e del cinismo. Di fronte alla nuova minaccia delle murene, il Consiglio dei Saggi propone di riciclare lo stesso protocollo di resa, pensando di poter parlamentare con predatori spietati usando i grandi ideali umani: libertà, uguaglianza e fraternità.
La reazione del coro delle patelle nell'ultimo verso è un capolavoro di paradosso psicologico:
"Chiamiamo i granchi! Chiamiamo i granchi!"
Pur di sfuggire a un pericolo ignoto o percepito come peggiore (le murene), il popolo arriva a invocare il ritorno del vecchio oppressore (i granchi), dimenticandosi che fino a un attimo prima li avrebbero sbranati. È il perfetto cortocircuito della memoria storica, il rimpianto del "passato regime" non appena il presente si fa incerto.
Un testo scorrevole, teatrale, ritmato dal ritornello martellante che cambia segno solo alla fine. Una metafora attualissima su come la paura manipoli le masse e su come il potere si nutra dell'instabilità.
Sergio Batildi
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