“Fu così”, il racconto di Rosa Amoroso che riporta alla luce l’amore gentile dei fotoromanzi e delle attese
C’erano un tempo amori fatti di sguardi rubati, mani tremanti e pochi minuti condivisi come fossero eternità. Il racconto di Rosa Amoroso non è soltanto una memoria sentimentale, ma una fotografia emotiva di un’Italia che viveva di cortili, edicole, famiglie numerose e attese silenziose. Alessandria Post propone una storia che profuma di carta stampata, di giardini ombrosi e di quel romantici.
“Fu così” è un racconto autobiografico che possiede la delicatezza di una confessione e la spontaneità di una memoria custodita nel cuore per tutta una vita. La forza del testo non risiede nella complessità narrativa, ma nella sincerità emotiva con cui Rosa Amoroso rievoca il suo primo amore. Tutto nasce attorno a un gesto semplice: un ragazzo che paga un fotoromanzo a una ragazza timida e sognatrice. Da lì prende forma un universo fatto di incontri veloci, emozioni trattenute e fiducia conquistata lentamente.
I fotoromanzi, oggi quasi dimenticati, diventano nel racconto molto più di semplici riviste popolari. Sono il simbolo di una generazione che imparava ad amare attraverso le storie illustrate, i sogni romantici e l’immaginazione. Rosa Amoroso li trasforma in un ponte sentimentale tra due adolescenti che imparano a conoscersi senza fretta, in un tempo in cui l’attesa aveva ancora valore e il rispetto era parte integrante del sentimento amoroso.
Particolarmente intensa è la descrizione dello sguardo del ragazzo, definito con l’immagine poetica degli “occhi di cielo”. È una frase semplice ma potentissima, perché attraversa tutto il racconto come un filo invisibile che unisce passato e presente. Anche nel finale, quegli occhi continuano a guardarla, come se il tempo non fosse riuscito a consumare la meraviglia del primo incontro.
Nel testo emerge anche una riflessione implicita sul cambiamento dei rapporti umani. Rosa Amoroso racconta un amore costruito sulla pazienza, sui piccoli gesti e sulla conquista graduale della fiducia reciproca. Un amore “di quelli che oggi non sanno più cosa sia”, scrive l’autrice con una punta di malinconia ma senza amarezza. Il racconto diventa così anche una testimonianza culturale e generazionale.
Lo stile è spontaneo, orale, quasi confidenziale. Sembra di ascoltare una donna seduta accanto a noi mentre apre il baule dei ricordi e lascia uscire emozioni rimaste vive per decenni. In questo senso il racconto richiama certe pagine intime di Natalia Ginzburg e alcuni frammenti della narrativa popolare italiana del dopoguerra, dove la memoria familiare diventava racconto collettivo.
Testo integrale del racconto di Rosetta Amoroso
Fu così
Che prendemmo appuntamento in quel posto, notasti che spesso andavo in edicola a comprare i fotoromanzi, ne divoravo in quantità ne ero appassionata esageratamente, li leggevo e poi li custodivo in un baule, ma tu mi spiavi seduta in giardino sotto la frescura delle grandi piante vermiglie, mi vedevi leggere e così una mattina mi seguisti in edicola, mentre stavo per pagare il mio sogno, pagasti tu per me, io stupita mi specchiai nei tuoi occhi di cielo, mi tremavano le mani e non riuscii a parlare se non quando tu mi dicesti: “Se vuoi te ne posso portare tanti fotoromanzi, sai ho tante sorelle, anche loro appassionate”.
Felice accettai, ci salutammo, ma ero molto turbata, li conoscevo da sempre, vicini di casa, eppure non mi ero accorta di quanto era bello quello che poi diventò il mio primo ragazzo, io appena 14 e lui 17 quasi 18.
Fu così che con la scusa delle riviste ci vedevamo ogni giorno, anche se di fretta, poi mi chiese di uscire, ma non potevo, non era facile e poi non mi fidavo ancora, ci volle un po’ per capire che non viveva nemmeno un attimo senza me, e altrettanto io.
Di tanto in tanto una breve passeggiatina e tanto romantico amore, di quelli che oggi non sanno più cosa sia, eppure era molto rispettoso nei miei confronti e questo catturò la mia fiducia. Finì che dopo un po’ di tempo ci fidanzammo ufficialmente, poi ci sposammo, grande famiglia, nonni e ancora tanta gioia di raccontare ai nostri figli e nipoti i nostri sacrifici per poterci vedere solo per pochi minuti al giorno.
I fotoromanzi furono il nostro modo di unirci. Oggi le scrivo io le storie e vorrei tanto sempre farle a lieto fine.
Quegli occhi mi guardano ancora e vedo il cielo.
Rosa Amoroso ©
Intervista immaginaria all’autrice
Geo: Rosa Amoroso appartiene a quella narrativa memoriale capace di trasformare piccoli episodi quotidiani in testimonianze emotive universali. Attraverso ricordi familiari, immagini della provincia italiana e sentimenti autentici, i suoi racconti restituiscono il valore della semplicità e della memoria affettiva. Alessandria Post continua a dare spazio alle voci che raccontano l’amore, il tempo e la vita attraverso esperienze personali dal forte valore umano..
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