DALL’ ORTO DELL’ UNIVERSITÀ DI PADOVA AI GIARDINI DI VENEZIA La
Victoria cruziana conquista il Padiglione Canada alla 61ª Biennale d'Arte
In
occasione della 61ª Biennale d'Arte, l'Orto Botanico dell’Università di Padova ha
collaborato con l'artista Abbas Akhavan per un'installazione che riflette sul
rapporto tra uomo, natura e colonialismo. Sospesa
tra l'ingegneria botanica dell'Ottocento e la meditazione contemporanea, l’arte
si fa organismo vivente alla Biennale Arte 2026. Protagonista indiscussa di
questa edizione è la Victoria cruziana, la maestosa ninfea sudamericana dalle
foglie giganti, che dal silenzio dell’Orto Botanico di Padova è approdata al
Padiglione del Canada a Venezia. Il nome Victoria fu coniato in onore della
Regina Vittoria, mentre la declinazione cruziana omaggia Andrés de Santa Cruz,
presidente di Perù e Bolivia. Il
progetto nasce da un invito prestigioso, quello della National Gallery of
Canada, su suggerimento dei prestigiosi Royal Botanic Gardens di Kew (Londra),
che ha scelto l'Orto Botanico dell’Università di Padova come "culla"
ideale per far germogliare i semi della pianta. L’artista di origine iraniana
Abbas Akhavan, guidato dalla curatrice Kim Nguyen, ha scelto questa specie come
cuore pulsante della sua installazione site-specific, intitolata Entre chien
et loup. L'opera
trasforma l'architettura del padiglione in una gigantesca Ward’s case,
l'antenata dei moderni terrari che nel XIX secolo permetteva all'Impero
Britannico di trasportare piante esotiche attraverso gli oceani. Con pareti di
vetro che richiamano il Crystal Palace di Londra del 1851, il padiglione invita
i visitatori a riflettere sul modo in cui l'uomo ha storicamente
"confinato" e trasportato la natura. Il
lavoro dei giardinieri padovani è stato fondamentale. La Victoria cruziana è
una meraviglia dell'adattamento: le sue foglie galleggianti possono raggiungere
i due metri di diametro, la pagina inferiore è una rete di venature robuste e
spine affilate, una difesa naturale contro pesci erbivori e lamantini, il bocciolo
bianco candido che, dopo l'impollinazione notturna da parte di un particolare
coleottero (Cyclocephala castanea), vira verso un delicato rosa. Dopo la
germinazione in un ambiente caldo-umido controllato, a Padova, le piante sono
state trasportate in Laguna all'interno di casse speciali progettate per
garantirne la sopravvivenza. E proprio a Venezia la Victoria cruziana diventa
un monito sulla fragilità e la forza degli ecosistemi che cerchiamo, da secoli,
di addomesticare. Oggi,
all'interno del Padiglione Canada, la Victoria continua a crescere in una
grande vasca dotata di luci fotosintetiche. Sotto la supervisione dell'artista
e degli esperti botanici, le piante sono state messe a dimora per raggiungere
la loro massima estensione, creando uno spazio meditativo dove il confine tra
interno ed esterno, tra naturale e costruito, si fa sottile.
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