Giù le mani da Teresa Bellanova, di Pier Carlo Lava
Premettiamo che non è nostra intenzione fare i difensori d’ufficio dei politici indipendentemente dal colore della loro casacca, dato che gli stessi sanno benissimo difendersi da soli.
Alessandria today: A nostro avviso i politici così come tutte le persone non vanno valutate esclusivamente per i titoli di studio conseguiti, come invece nelle loro critiche sui social molti fanno tra l’altro senza conoscere a fondo i fatti e le storie personali delle stesse, ma innanzi tutto per l’attività da loro svolta e la competenza acquisita nel corso della propria vita.
Nella mia lunga attività del mondo delle vendite come Sales manager Commerciale e Marketing, in diversi casi a seguito di un intervista per assumere venditori, capi zona o capi distretto, la scelta, dopo avere esaminato il curriculum e intervistato i vari candidati che avevano risposto all’inserzione, cadeva su persone che non avevano una laurea ma che dimostravano di essere maggiorente idonei al tipo di funzione che avrebbero dovuto svolgere.
Una laurea sopratutto in certi casi, non è automaticamente garanzia assoluta di essere maggiormente idonei ad uno specifico incarico, rispetto a chi non la possiede.
Non crediamo serva qui ricordare i vari fatti di cronaca riportati dai media negli scorsi anni con i quali si informava l’opinione pubblica in merito a casi di manager di alto e medio livello che con tanto di laurea e vari master in economia e marketing, erano riusciti a portare le società da loro gestite sull’orlo del fallimento.
Gli stessi venivano licenziati con tanto di lauta liquidazione e ovviamente riciclati grazie ai soliti agganci presso altre società dove sovente procuravano altri danni.
Quanto sopra a dimostrazione che la mancanza di competenza, impegno, esperienza e onestà purtroppo non possono essere compensate nemmeno dal possesso di tutti i titoli accademici del mondo.
Ecco perchè a volte una persona senza laurea viene considerata più affidabile di una con laurea.
Detto ciò si ritiene doveroso precisare l’importanza dello studio e della cultura come strumenti di arricchimento personale e di crescita professionale.
dalla pagina facebook di Clara Giovanetti
Criticate pure il governo, gridate pure all”inciucio”, prendetevela pure con la sinistra, col Pd, col Padreterno.
Ma giù le vostre mani e bocche miserabili da questa donna.
Che avrà pure la terza media, ma ha fatto più lei nella sua vita per questo Paese di tutti gli esponenti della Lega messi insieme negli ultimi 30 anni.
Ha visto più sofferenza lei di quanta qualunque ministro, deputato o senatore abbia dovuto toccare, subire, sfiorare o anche solo immaginare.
Ed è un peccato.
Mentre Salvini ancora gattonava e la Meloni neanche era stata concepita, a 16 anni Teresa si spaccava la schiena come bracciante sotto 50 gradi al sole nella provincia barese.
Non c’era tempo per studiare.
Non c’erano soldi.
Non c’era altro che terra.
E, quando ha toccato con mano la condizione drammatica dei lavoratori a chiamata, quando la parola migrante neanche esisteva o era solo un participio presente, quando ha sentito sulla propria pelle cosa significava essere donna e operaia alla fine degli anni ‘70 sotto un padrone maschio per poche lire e un sudore infinito, a 20 anni Teresa ha capito che doveva diventare sindacalista.
Come coordinatrice delle donne Federbraccianti, ha girato in lungo e in largo la Puglia per combattere il caporalato, senza mai smettere di lavorare.
Negli anni in cui i diritti del lavoro cominciavano a cadere uno dopo l’altro, ha combattuto in trincea nel sindacato, con ruoli via via più di responsabilità, sempre aspettando il proprio turno, senza mai scalciare o saltare una tappa, sempre nel suo Meridione, a cui ha dato tutto.
E, nella seconda parte della sua vita, ha deciso di prestare alla politica i tre decenni di esperienza accumulata.
Anche qui facendo la gavetta, prima coi Ds, poi alla Camera con l’Ulivo, infine col Pd come sottosegretaria e viceministra al Lavoro sotto i governi Renzi e Gentiloni, dove ha visto passare davanti i dossier più delicati della storia recente, mettendoci sempre la faccia e tavolta prendendosi i fischi, come all’Ilva di Taranto, sempre sapendo che non esistono risposte facili a problemi di una complessità inaudita.
Ho un tremendo rispetto per questa donna di 61 anni che, dopo aver respirato terra e ingoiato fango per due terzi della sua esistenza, ha avuto in sorte di diventare ministro. Ministro dell’Agricoltura.
Sì, proprio lei, con la sua terza media.
Lei che avrebbe potuto prendersela col mondo, scendere in piazza insieme ad altri milioni di persone e urlare contro la casta, prendersela coi poteri forti, risolvere tutto con un “vaffa”, avrebbe potuto vomitare bile contro chi ha avuto il privilegio di studiare.
Ma sarebbe stato facile. Sarebbe stato comodo.
E Teresa la parola facile non sa neppure cosa significhi.
Chi crede nel valore profondo della competenza e del merito oggi fa gli auguri di buon lavoro a questa donna meravigliosa e ringrazia se esistono ancora persone come Teresa che hanno voglia di dedicarsi alla cosa pubblica, sfidando ipocrisie e insulti sessisti, con un meraviglioso abito blu Kelin sbattuto in faccia agli hater con un sorriso al momento del giuramento, mentre ovunque siamo circondati da arroganti signor nessuno che non sanno cosa sia il lavoro, la dignità, il rispetto.
Non so se Teresa Bellanova sarà un buono o un cattivo ministro dell’Agricoltura.
So che non c’è oggi in Italia uomo o donna che meriti di sedere su quella poltrona più di lei. E di questi tempi, credetemi, è già un miracolo.
Lorenzo Tosa

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