Sferzate
giurisprudenziali all’immobilismo dello Stato. Che sia la volta buona? Quello
della proprietà immobiliare e delle occupazioni abusive è un tema molto
divisivo. Si tratta di un terreno di scontro perenne tra i sostenitori di
diverse teorie.
Messina, 21/12/2017 - Da un lato i sostenitori della
centralità della tutela della proprietà privata, in uno stato di diritto che
possa definirsi liberale e rispettoso delle libertà individuali (anche, se non
soprattutto, di quelle economiche come viatico per la tutela di tutte le altre
libertà umane). Dall’altro i sostenitori della idea collettivista secondo cui
la tutela della proprietà di un bene, anche di un bene immobile, deve cedere il
passo dinanzi a una sua possibile destinazione “sociale”, a tutela di diritti
diversi da quelli puramente economici come la proprietà (confidando, quindi, in
una presunzione di immacolata bontà e giustezza delle scelte prese dal decisore
pubblico su cosa—e in quali casi—la proprietà sia da devolvere a finalità di
tutela di diritti appartenenti a soggetti diversi dall’originario proprietario).
La diatriba sulla sacralità e sul concetto stesso di
proprietà privata va avanti da decenni e ha visto schiere di
libertari-individualisti fronteggiare schiere di socialisti-collettivisti sin
dai tempi di Marx, passando per la scuola austriaca di economia e per quella di
Chicago, giungendo sino ai giorni nostri. Difatti eccoci qua.
L’episodio degli sgomberi romani di Piazza Indipendenza
(precisamente di via Curtatone), ad esempio, è stato a lungo un argomento di
discussione estiva tra queste due “fazioni”.
Al di là dello scontro puramente ideologico, restano i fatti.
Sono decine e decine, infatti, gli edifici occupati nella Capitale e in tutta
Italia, perché non si tratta di un problema soltanto romano.
Ragazzi dei centri sociali, senzatetto, rifugiati (spesso
tramite racket criminali che organizzano dei veri e propri subaffitti illegali
senza il consenso dei legittimi proprietari), cittadini bisognosi. Sono davvero
tanti i casi di occupazioni di stabili altrui. Si stima che nella sola Roma ve
ne siano più di settanta (ciò dice una delibera del Prefetto Tronca datata
aprile 2016), per circa tremila persone che vi dimorano senza titolo alcuno.
Proprio con riferimento a uno di questi, ossia a un edificio
sito in via del Caravaggio, è intervenuta recentemente una pronuncia del
Tribunale di Roma che ha stabilito come il proprietario di un immobile
illegittimamente occupato, che non sia riuscito a ottenere lo sfratto immediato
dell’inquilino moroso, debba essere risarcito direttamente dal Ministero degli
Interni, per avere quest’ultimo, a causa della propria inerzia o inefficienza,
impedito al proprietario di godere del proprio immobile e di destinarlo a
ulteriori locazioni, impedendogli, pertanto, di incassare i relativi canoni.
Sembra quindi delinearsi, nei confronti del problema delle
occupazioni abusive, un diverso atteggiamento del mondo giurisprudenziale
rispetto a quello tenuto sinora dalla politica e dalle varie ramificazioni
governative sul territorio.
Il settore immobiliare, infatti, risulta già abbastanza
martoriato per i fatti suoi.
A partire dalla mazzata ricevuta con l’IMU negli anni del
governo Monti, che ha di fatto ucciso il mercato immobiliare (e la stessa sorte
si è avuta anche per il settore della nautica), in un’ottica miope che ha preso
di mira talune ben selezionate manifestazioni esteriori di presunta ricchezza e
che non ha tenuto conto di tutto il lavoro, l’indotto e la ricchezza diffusa
che tali settori erano in grado di generare.
Finanche all’annosa questione della cedolare secca, che tanto
bene ha fatto alla ripresa delle locazioni abitative (nonostante le altre forme
di tassazione immobiliare) e che ancora, inspiegabilmente, fatica ad essere
estesa dal Governo alle locazioni con finalità commerciale.
A questo simpatico quadretto, si fa per dire, si aggiunge la
sostanziale impotenza cui sono condannati i proprietari di case ed edifici che
hanno subito l’occupazione dei propri beni e che si ritrovano nei fatti
sprovvisti di qualsivoglia tutela (come dimenticare il famoso caso della
masseria pugliese occupata da una famiglia rom che, per avervi eseguito dei
lavori interni —chiaramente senza alcun consenso del proprietario
espropriato—richiedeva a quest’ultimo un indennizzo per i “miglioramenti”
eseguiti).
A settembre si era anche discusso di possibili mappature di
tutti quegli edifici pubblici e privati sfitti o inutilizzati dai proprietari
per un piano nazionale di riuso a fini abitativi. Sulla scorta di veri e propri
espropri proletari, insomma.
La sentenza del Tribunale di Roma cui si è già accennato,
invece, torna a puntare il dito contro lo Stato e contro la sua colpevole
inerzia.
Il Tribunale romano, infatti, ha riconosciuto alla società
proprietaria dell’immobile in via del Caravaggio il diritto a ottenere dal
Ministero dell’Interno il risarcimento dei danni subiti a partire dal momento
in cui è stato disposto il sequestro preventivo dell’immobile che, però, non è
stato eseguito tempestivamente. Questo, quindi, il ritardo operativo addebitato
al Ministero, il quale si è spesso trincerato dietro motivazioni di
salvaguardia dell’ordine pubblico (come nei molti casi nella Capitale in cui
gli edifici di privati vengono occupati da centinaia di rifugiati la cui
sistemazione in altri luoghi risulta spesso problematica).
Il risarcimento ammonta a circa 266mila Euro al mese, da
conteggiarsi a partire dal settembre 2014 e che dovranno essere corrisposti
alla società proprietaria dello stabile sino al momento in cui l’edificio non
sarà completamente libero e sgombero.
Il Tribunale ha chiarito che «sull’amministrazione
dell’Interno grava l’obbligo giuridico di impedire l’altrui illecito, vale a
dire occupazione, e soprattutto di adottare in un lasso di tempo favorevole le
misure necessarie per porre ad essa fine».
Se il precedente resisterà alla prova dell’appello (già
proposto dal Viminale), lo Stato non potrà più sottrarsi ai propri doveri
continuando a ignorare tutti i casi in cui proprietari innocenti si vengono a
trovare in questa drammatica situazione.
La speranza per i cittadini che si sono visti occupare casa
illegalmente è quella che il rischio che corre il Ministero di dover fare
fronte a tutti i possibili risarcimenti della stessa natura (stimati in circa
duecento milioni di Euro complessivi), possa stimolare lo Stato a muoversi per
tempo, prevenendo direttamente le occupazioni e sanzionandole duramente invece
di intervenire (tardi) a danno già compiuto, nei pur rari casi in cui si decide
di intervenire.
Finalmente, tramite un inaspettato innesto giurisprudenziale,
questa potrebbe essere la volta buona che cambi una certa mentalità che si è
sempre distinta per un’indifferenza (se non addirittura un’avversione) nei
confronti della proprietà privata in tante sue forme, non ultima quella
immobiliare alla mercé degli occupanti.
La proprietà, ai sensi del nostro codice civile, è il diritto
assoluto di godere e disporre delle proprie cose in modo pieno ed esclusivo.
Proprietà, quindi, è anche scegliere di non utilizzare un bene (dunque di non
abitare un immobile, lasciarlo sfitto, farlo perire). Sono tutte manifestazioni
del potere pieno ed esclusivo che ha il proprietario sul suo (e soltanto suo)
bene.
La mente, in questi casi, va alla celebre opinione di Walter
Block nel suo “Difendere l’indifendibile” circa gli avari e gli accaparratori
(di denaro o di qualsiasi altro bene), gli ereditieri, i “vecchi bisbetici” o
gli affitta-tuguri. A ognuna di queste figure si accompagnano altrettanti
capitoli che sono autentiche perle di chiarezza e di logicità, e che spiegano
come a ogni decisione apparentemente egoistica di costoro conseguano in realtà
altrettanti benefici per la collettività (sul filone “vizi che diventano
virtù”, Mandeville e Di Salvo sono letture obbligatorie).
Uno dei compiti precipui dello Stato è proprio quello di
tutelare la proprietà individuale e, tramite essa, la stabilità degli scambi
tra operatori economici e la stessa certezza del diritto. Soltanto tutelando la
proprietà e la certezza di essa è possibile tutelare i diritti di tutti.
Infine, meritano di essere citate anche le recentissime
sentenze dei giudici della Commissione Tributaria Provinciale di Roma (sentenza
n. 25506/2017 e n. 26532/2017), secondo cui l’IMU e la TASI non sono dovute per
gli immobili occupati abusivamente.
In linea di principio, le due imposte locali sono sempre
dovute ogniqualvolta si abbia la proprietà o un altro diritto reale su un bene
immobile e a prescindere dal suo utilizzo. Già nel 2015, però, la Cassazione
(sentenza n. 5256) ha stabilito che, affinché possa dirsi effettivo l’utilizzo
dell’immobile e quindi questo possa essere soggetto a tassazione, il possesso
del bene «deve permettere al proprietario di ripristinare il contatto materiale
con il bene quando lo voglia».
Il che, tradotto, vuol dire che se un immobile è occupato
illecitamente da terzi il proprietario non è libero di «ripristinare il
contatto materiale» col suo immobile ogniqualvolta egli lo desideri.
Di conseguenza, se il proprietario di un edificio occupato
non è libero di rientrarvi in possesso in qualsiasi momento (come di fatto
accade nelle occupazioni abusive), le tasse locali su quel bene semplicemente
non sono dovute.
Con tutti gli oneri che ciò comporta per le casse delle
amministrazioni pubbliche, le quali:
1) perdono gettito IMU e TASI se l’edificio tassabile viene
occupato (come ha deciso il giudice tributario);
2) sono tenute a sostenere ingenti spese per sgomberarlo con
la forza;
3) se non provvedono allo sgombero, possono essere chiamate a
risarcire i danni subiti dai proprietari (come stabilito dal giudice ordinario).
In questo collo di bottiglia in cui si sono venute a trovare
le amministrazioni cittadine, e con esse il Ministero dell’Interno, l’unica
cosa certa è che, in un modo o nell’altro, la soluzione al problema delle
occupazioni costerà loro molto cara.
Insomma, negli ultimi mesi stiamo assistendo a violente
sferzate contro l’immobilismo dello Stato che, da adesso, sarà chiamato a
reagire prontamente a condotte illecite come le occupazioni se non vorrà
vedersi privato di importanti somme, sia sotto forma di ingenti risarcimenti,
sia sotto forma di mancati introiti per IMU e TASI non dovute.

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