Battiti in fondo a quel piccolo vaso, Raymonde Simone Ferrier


Battiti in fondo a quel piccolo vaso,
immutati e senza possibile travaso.
E radici di alghe dolcemente allacciate
al peso di sassolini e conchiglie incolonnate,
alla quotidiana sabbia che come può le tiene ferme,
e pure all’aria pelagica ancora da respirare
in bilico tra un granello d’oro volato via e l’altro che rimane.
Sotto al suo fertile fondale in ascolto, in attesa,
forte sentiti, battiti di vita ieri edificati,
edificanti e senza pretesa,
sempre in precario equilibrio, immobili e accelerati.
Pulsazioni analfabete di conti su quaderni e su quadranti.
Ignoranti di presunti bei tempi andati, di una loro resa.
Sopra agli strati , prive di inganni di germogli appassiti
da improbabile infausta onda sconfitti
crescono stellari astruse anemoni, coriacee spighe
e delicati baldi stelli senza spine
con le splendide corolle dal colore di Cielo
di ogni singolo “Ti Amo” e “Non ti scordar di me”.
Un barattolo trasparente di autentica vita marina da odorare,
da intuire, saper osservare, far perdurare.
Lira in mano e tamburo battente, tutta da vivere.
Sotto meraviglie di sole e temporale da suonare.
Fino all’ultimo suo sorso di ambrosia offerta, da bere.
Vaso contenitore di spontanee fioriture e peso d’Amore
che non possiede cattedra, non conosce clessidra,
né attimi di siccità, il mio cuore.

R.S.F.
07.11.2017


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