Tramonto settembrino, Silvana Fulcini


Tramonto settembrino, anni ‘60
Sotto al pergolato,
le mie stanche membra
a riposar.
Comoda poltrona in vimini
sorreggermi s’apprestava.
Rimembrando della giornata
il corso,
all’orizzonte volgevo
il mio sguardo.
L’ambrato tramonto
tingeva di caldo il mare,
là in fondo,
dove volavano
neri uccelli in stormo.
Matura era
dei filari l’uva,
acini dolci succosi
dissetar mia arsura
in soccorso ebbi.
Soave brezza
le membra mie rinfrescava.
Arrivata era la sera,
concitato udivo,
il parlar di lavoratori stanchi,
che, dalla campagna,
s’apprestavan a rincasar.

M’allietava
di una ragazza il canto,
che il passar, attendeva,
del suo innamorato.
E
Pronta la cena,
di cacciagione l’intenso
profumo
l’odorato mio catturava…
a tavola, di rigore
tutti insieme,
la famiglia si riuniva,
in religioso silenzio.
@Silvana Fulcini
Immagine dal web




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