Immobile mobilità, by, Angelo Marinoni

by, Angelo Marinoni
“Settembre il mese del ripensamento sugli anni e sull’età” recitava Francesco Guccini nella canzone dei dodici mesi e questo settembre 2017 dovrebbe essere mese di ripensamento per la classe dirigente piemontese, comunale e regionale: non si pretende nessuna introspezione, ma solamente la redazione di un bilancio sull’operato dell’ultimo anno e una serie di propositi per lo scampolo di anno in corso e per quello che verrà.
Inesorabilmente parlare di Piemonte e in particolare di Alessandria e Monferrato non può prescindere dal parlare di mobilità e fare noi, in attesa della classe dirigente, una sintetica redazione del bilancio e un altrettanto sintetica redazione di ragionati e ragionevoli desiderata che abbiamo maturato di conseguenza.
Da un punto di vista alessandrino si resta un po’ basiti nel notare come la questione servizio invernale AMAG mobilità non traspaia minimamente nella nuova classe dirigente, seppure settembre sia arrivato e con scandalosa sobrietà AMAG abbia ripreso come orario normale un esercizio fra l’inutile e il grottesco che originò dal servizio ridotto festivo di quando esisteva un sistema di trasporto pubblico, seppure lontano dall’efficacia opportuna a un’area metropolitana da cento mila persone.
Il nuovo socio di maggioranza di AMAG Mobilità aveva presentato i nuovi autobus e aspettiamo di vederli in azione, ma nel frattempo quei pochi che funzionano o dovrebbero farlo potrebbero operare in modo più razionale quel poco che possono fare.

Quanto poteva fare il Comune per AMAG mobilità è stato fatto efficacemente ed efficientemente con l’operazione che ha condotto all’entrata in scena di LINE, l’estate sarebbe dovuta servire a preparare un servizio decoroso dall’autunno, ma a parte alcune rocambolesche vicende sembrerebbe che l’estate sia solo servita per boccheggiare alle ondate di caldo.
Si disse che la mancanza di materiale rotabile non consentiva un servizio migliore, eppure le linee 4, A/C e B continuano a partire al mattino con due vetture consentendo una frequenza più vicina alla sostenibilità anche se ancora lontana dall’efficacia, ma continuano a perderne una fra le 14 e le 15 divenendo, di fatto, totalmente inutili.
Si notava poi una certa spensieratezza nell’assegnare le vetture alle linee con l’uso di minibus sulle linee teoricamente di forza e degli autobus su extraurbane a bassa frequentazione, disagio probabilmente causato dalle problematiche di inizio giornata, ma mai corrette in corso di servizio.
Resta qualche perplessità sul servizio “eccobus” che permane e probabilmente andrebbe subappaltato a “ncc” in modo da fruire dei veicoli nuovi ivi impegnati sul servizio ordinario, un tentativo di razionalizzazione congiunto fra Amministrazione e atm sarebbe stato necessario da subito nel momento in cui AMAG ha preso in gestione il ramo d’azienda trasporti atm dando vita ad AMAG mobilità.
Il parco eterogeneo e compromesso quanto a manutenzione preso in gestione da AMAG mobilità non consentiva significativi margini di miglioramento, ma come osservatore esterno viene legittimo pensare che dal punto di vista operativo non se ne sia fatto alcuno e che ora si rischi di perdere buona parte dell’ottimo lavoro amministrativo ed economico sul sistema societario fatto dall’Amministrazione uscita riducendo l’operazione AMAG mobilità alla sostituzione dei vecchi autobus con i nuovi mantenendo inalterata la politica della mobilità, quindi dando al trasporto pubblico un ruolo marginale e condannando la città alla mobilità insostenibile, con tutte le conseguenze profondamente negative che questa ha nel tessuto urbano e di servizio alle periferie.
È importante comprendere quale ruolo la nuova amministrazione intenda dare al trasporto pubblico, non potendole certo imputare alcuna responsabilità circa la situazione ereditata, ma avendo qualche legittima preoccupazione nel non leggerne nemmeno un commento o una intenzione.
Furono alcuni esponenti dell’attuale maggioranza, se non erro, a criticare e indignarsi ragionevolmente per il perdurare dell’orario ridotto estivo durante i mesi autunnali e invernali l’anno scorso, quando la situazione era ancora difficile e l’amministrazione aveva a che fare con il fallimento atm, risolto proprio poco prima di perdere le elezioni.
Quelle critiche, non entrando nel dettaglio della battaglia politica che non mi appartiene, mi rasserenarono sul fatto che il problema mobilità e trasporto urbano fosse sentito da tutto l’arco consigliare, per cui sarebbe quantomeno rasserenante sapere se le intenzioni di ampliare e adeguare il servizio a standard di efficacia accettabili permangono e capire come la nuova Amministrazione intenda gestire il periodo di transizione, auspicando che l’attuale quadro orario non sopravviva al  mese di settembre.
Esiste anche l’avviso di gara europea che AMP (Agenzia regionale per la mobilità piemontese) ha pubblicato sulla Gazzetta Europea l’11/03/2017 che mi lasciò molto perplesso e che auspico venga annullato o profondamente modificato in esecuzione, essendo costituito da un unico lotto contenente gli ex servizi di trasporto provinciale di Alessandria e Asti, le linee ferroviarie Alessandria – Casale Monferrato e Asti – Acqui Terme e i servizi di trasporto urbano di Casale Monferrato e Alessandria.
Indipendentemente dalle valutazioni sull’attuale modello di governance della mobilità adottato dalla Regione Piemonte, a mio avviso profondamente da rivedere, e che certo non dipende dall’Amministrazione alessandrina (peraltro di diverso orizzonte politico),  si impone una riflessione pubblica della nuova amministrazione circa la politica della mobilità da adottare, i rapporti che intende avere con l’AMP e le richieste da portare avanti come città più grande e importante del bacino sud-est, in particolare dopo la bocciatura, opinabile, della creazione di una conurbazione con Valenza, e l’avviso di preinformazione pubblicato sulla Gazzetta europea cui si è fatto cenno.
Alessandria per poter rivendicare e esercitare il suo naturale ruolo guida deve avere le idee chiare sulla città che vuole diventare, e questo non può prescindere dalle politiche sulla mobilità e quindi sul ruolo del trasporto pubblico, non ultimo è la città di riferimento di un territorio (in cui va riproposto un modello di conurbazione) ancora privato della linea ferroviaria Alessandria – Ovada, Alessandria – Castagnole Lanze e impedita ai collegamenti diretti con l’Emilia essendo salvata dalla Regione Lombardia per quelli con Milano e Pavia.
Una sonnolenza della classe dirigente tutta circa un tema che è decisivo sul futuro dell’area metropolitana che fa riferimento ad Alessandria sarebbe assai preoccupante.










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