Intercettazioni bollenti come nella Seconda Repubblica: Napolitano attacca: "Ipocrita chi ne parla solo oggi"

Orfini denuncia "un attacco alla democrazia" e si riapre il dibattito. Speranza: "Pd parla come il Cav"
Tutt'a un tratto, sembra di essere ripiombati nel pieno della Seconda Repubblica, quando a vestire i panni che oggi indossa il Pd c'era Forza Italia. E il tema delle intercettazioni condotte dai magistrati e pubblicate dai giornali assillava il dibattito politico, mentre da Arcore partivano gli strali nei confronti della magistratura e denunce di un costante "attacco alla democrazia". Attacco che oggi viene gridato dall'ex presidente del Pd Matteo Orfini nella sua intervista all'HuffPost: "L'unico obiettivo è colpire il principale partito del paese. Siamo di fronte a un qualcosa di più profondo della gogna mediatica, qui c'è un qualcosa che riguarda il funzionamento della democrazia italiana. È un attacco alla democrazia".L'odore del complotto intorno alla pubblicazione - da parte del Fatto Quotidiano - della telefonata tra l'ex premier Matteo Renzi e suo padre, in cui il primo accusa il secondo di non dirla tutta sul caso Consip, rievoca vecchi ricordi. Il messaggio è che dietro la diffusione della telefonata tra i Renzi ci possano essere manovre politiche si fa largo al Nazareno. Accompagnato dalla sensazione che "ora c'è da aspettarsi di tutto", soprattutto perché il dialogo intercettato irrompe dopo l'interessamento di Maria Elena Boschi (da lei smentito) per Banca Etruria presso l'ex ad di Unicredit Ghizzoni (da lui non smentito), come raccontato nel libro di Ferruccio De Bortoli.C'è "l'obiettivo di colpire il Pd", denuncia Orfini, così "un'intercettazione illegalmente giunta a un giornalista, discutibile nella sua stessa esistenza visto che ad essere intercettato era il padre di Renzi indagato per un reato per cui non è previsto l'uso delle intercettazioni", riapre le polemiche sulla diffusione delle registrazioni da parte dei giornalisti. Continua a leggere…..


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