BULLI, Vincenzo Caccamo


Bellezze in marmo del nostro MUSEO XX e XIX secolo (Alabastro).
BULLI
Rimasticava in silenzio
le offese molli
dei ribaldi coetanei,
e giacché
maldestro nell'agire
registrava gli sguardi
schivando
la tempesta della sorte.
Un’azione istintiva,
nella svestita sfrontatezza,
avrebbe corrotto
l’ordine pubblico;
e mentre inghiottiva
quell’aria frizzante
farfugliava lemmi innocui
non compatti per i "Bravi" .
Senza tremore,
così che sembrasse
il ritratto della verità,
tratteggiò in
quella traculenza
una felice e vittoriosa
lotta nuda del passato.

Volteggiando,
nella sua lucida follia,
s’immerse in quel Sole
che respingeva la notte;
indi urlò,
che chi dimorava nel mare
non si faceva sedurre
da un fiume.
Disarmati e levigati,
smarriti e derisi,
i dotti del branco
fischiettarono l’insanìa;
e dimenando la coda,
nell’assenzio silenzio,
chinarono
la serranda dell’inferno.
Da Canti di un libraio (due) di Vincenzo Caccamo.






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