I "Sì"
alle riforme costituzionali che assegnano tutti i poteri al presidente hanno
ottenuto il 51,3%, contro il 48,7 dei "No". Un vantaggio esile ma
sufficiente a cambiare il volto del Paese. Che si avvia a diventare una
autocrazia di stile mediorientale
ISTANBUL - Una vittoria sul filo di lana, per Recep
Tayyip Erdogan. I "Sì" alle riforme costituzionali che in Turchia gli
assegneranno tutti i poteri hanno ottenuto il 51,3 per cento dei consensi,
contro il 48,7 dei "No". Un vantaggio risibile, ma sufficiente a
cambiare il volto del Paese. L'opposizione sostiene tuttavia che molti voti non
sono validi, e anzi parla apertamente di brogli, perché un alto numero di
certificati elettorali non presenterebbero il timbro ufficiale.In ogni caso,
non appena le autorità vidimeranno la correttezza dello svolgimento sul
referendum, nuovi scenari si apriranno da ora in poi per la Turchia. E cioè
quelli di un Paese molto più vicino a una autocrazia di stile mediorientale,
che alla realtà pensata dal fondatore della Repubblica, Mustafa Kemal, detto
Ataturk, il padre dei turchi, di una nazione laica e candidata all'ingresso
nell'Unione Europea.Perché anche questo aspetto è destinato, fin da subito, a
cambiare. Il "Sultano", come lo definiscono con sprezzo gli
avversari, ha già detto di essere pronto a chiamare un nuovo referendum, e
questa volta sulla permanenza di Ankara come Paese candidato alla Ue. Poi di
essere pronto a un altro, scioccante voto referendario: quello sulla
reintroduzione della pena di morte in Turchia, misura eliminata nel 2004
proprio in virtù di un auspicato ingresso del Paese della Mezzaluna in Europa.
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