Qui Alessandria ● Dario Fornaro
Del settimanale diocesano alessandrino abbiamo parlato nel giugno scorso, allorché la testata cattolica ultracentenaria pareva avviata alla sala di rianimazione e con attese preoccupanti.
Riprendiamo ora l’argomento giacché la prospettiva infausta si è per ora dileguata (come pure dall’esterno auspicavamo) e da qualche settimana la “Voce Alessandrina” esce, sempre a 16 pagine, ma in veste completamente rinnovata.
Classica operazione di rilancio alla quale prestiamo la dovuta attenzione sia per quanto concerne i più vasti destini della carta stampata che con riferimento, in dimensione locale, alle vicende interne del “mondo cattolico alessandrino”.
Dunque giornale rinnovato. Dal punto di vista grafico il salto è piuttosto notevole e, di primo acchito, accattivante sotto il profilo della “leggibilità” in scioltezza. Ovviamente il progetto teneva conto che con gli spazi bianchi ben distribuiti, i caratteri, il colore e le illustrazioni, la leggibilità si sarebbe pagata con una riduzione sensibile (almeno il 30%) dei contenuti messi in pagina nell’edizione precedente.
Una sorta di “leggere meno per leggere meglio”, non esente, peraltro, da qualche possibile sensazione di maggior inconsistenza presso i lettori abituali.
Il successo della scommessa dipenderà naturalmente, dal tipo e dal taglio del materiale pubblicato (contenuti), ma su questo aspetto il periodo di transizione tra il vecchio e il nuovo giornale – compreso il cambio di direzione – tiene per ora a bada alcune perplessità già insorte.
I contenuti – a parte la riduzione quantitativa – sembrano proseguire sulla scia della precedente gestione, bipartiti come sono in una parte predicatorio-devozionale, dedicata ai lettori tradizionalisti, e in una parte, largheggiante, di “varie ed eventuali” destinata, senza apparente filo logico-editoriale, a completare decorosamente il giornale da mandare alle stampe.
Conscio di questo frangente, qualcuno ha pensato bene di eliminare dalla testata la specificazione di “settimanale di informazione e opinione” laddove, per l’appunto, le notizie sono relativamente poche – in particolare sul piano amministrativo locale – e le opinioni (almeno quelle extra-religiose) dispensate con prudenziale parsimonia.
Difficile ravvisare nella “nuova Voce” l’intenzione di propiziarsi nuovo pubblico e nuovo ascolto presso la cd. “società civile” alessandrina, ma questa è una scelta o una strategia che non ci compete discutere.
Ad majora dunque. Con l’augurio annesso di qualche maggiore attenzione alle “sviste” che potrebbero confliggere con l’accennata vocazione alla prudenza e renderla malferma.
Numero in edicola (26.1), pagina due: un articolino (7 x 8) dal titolo “Il muro di Trump”, con foto del medesimo e testo a seguire. Questo: “Grande giorno per la sicurezza nazionale. Costruiremo il muro!”. Con questo tweet il Presidente degli Stati Uniti ha confermato la sua volontà di costruire una barriera al confine col Messico. Secondo il New York Times, Trump sta per firmare un provvedimento che proibirà l’ingresso negli USA ai cittadini dei sei stati islamici ritenuti a rischio, a cominciare da Siria e Iran”. Punto, fine, stop.
Ineccepibile la notizia, circolata in tutto il mondo e approdata anche sulla “Voce”. Eccepibilissima, invece, la scelta di astenersi da ogni commento. Specie su un giornale che bene o male dovrebbe tener conto delle parole che un cortese Signore Biancovestito, frequentemente affacciato ad un alta finestra di Piazza San Pietro, ripete accoratamente e in ogni occasione a proposito di muri, steccati e reticolati posti a separare duramente le genti.
Una famosa quanto negletta raccomandazione ai giornalisti invita a tener separate le notizie dai commenti. Ben detto. Ma lasciare nella penna i commenti non è sempre la soluzione ideale e priva di risonanze impreviste.

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