Lo specchio della vita, by Giannunzio Visconti

Lo specchio della vita, by Giannunzio Visconti                           
Si dice nel mondo delle favole raccontate ai bambini nelle sere gelide, gli uomini sono esseri buoni e pieni di carità. 
Le sequenze di una realtà che si snoda a tappe forzate nei percorsi esistenziali, esprimono le contraddizioni non conoscibili di un divenire molto spesso malvagio e ingiusto. 
Domande ricorrenti inquietano la coscienza degli idealisti, che crescendo in fretta, capiscono che le favole raccontano una felicità remota al di là delle nuvole, al di là del tempo.
E’ triste avere questa coscienza della precarietà e della fragilità dell’uomo. Laddove vince il bene l’armonia diventa il padrone assoluto delle azioni umane, laddove il male prevale, il buio, il dolore e la sofferenza, assumono le sembianze del terrore. E’ una giusta premessa nel dire che tutto questo si muove come le onde del mare senza sponde precise su cui approdare. Per questo voglio raccontare di un episodio marginale ma significativo, che descrivono la natura dell’uomo non sempre idilliaca. In questo contesto esistenziale, nel suo cammino e nel percorso ne assumiamo la completezza con diverse sfumature, passo dopo passo. Ogni esperienza in un modo o nell’altro tende leggermente a cambiarci, ci fa crescere o regredire, dipende! Credo che la cosa importante della vita, sia essere ciò che si è per se stessi, e restare se stessi.
Delle volte penso che un’altra persona al mio posto, con tutte le difficoltà che io ho incontrato nel percorso della vita, cattiveria gratuita, arroganza, indifferenza, sarebbe divenuta un leone feroce pronto ad aggredire e sbranare chiunque! Invece io ho guardato dritto negli occhi tutte le persone, ripromettendomi che non le avrei mai imitate, ho preso loro tutto il negativo che possedevano rielaborandolo a fini di ottimismo. Ho il mio carattere, non sono per niente facile da gestire, ma sono felice di non aver fatto mai del male a nessuno. Ho usato la mia arroganza per smussare, scuotere, affinare le coscienze e spesso ci sono riuscito.

Odio l'ingiustizia, forse è l’unica cosa che non mi fa contenere, esplodo e dico tutto ciò che c’è da dire, spesso, forse, avrei dovuto tacere, ma nel mio modo di essere sarebbe stato quasi impossibile, soprattutto se mi coinvolgevano. Io sono deferente – ossequioso, meticoloso, con un gran senso per la giustizia, mi batto per le giuste cause che sono legate al buonsenso universale che dovrebbe esserci tra gli uomini come forma di rispetto e fratellanza! Sono un tantino fuori dalle righe perché in tutto ciò che faccio, ci metto anima e cuore!
Con mio rischio e pericolo, ma siamo in questa vita per rischiare in nome del buon gesto e di una buona parola.
Vengo così a raccontarvi la storia di un vecchio.
In un paese d’Abruzzo, un uomo non più giovane torna dopo tanti anni, per stabilirsi nel luogo di nascita, dopo aver vissuto per lungo tempo fuori territorio. Dai residenti è accolto con grande riguardo e un po’ di sospetto. 
Gli abitanti, non sono a conoscenza che la casa in cui era intenzionato a stabilirsi era stata di proprietà dei suoi genitori. Quando decide di ristrutturare l’abitazione, diventa simpatico a tutti, per l’impegno profuso nella ricostruzione.
L’uomo però deve battere la circospezione dei vicini, interessati all’acquisto della casa lasciata disabitata da lui e dai suoi fratelli, è per lunghi anni trascurata in condizione d’abbandono. Anzi, molti pensavano che non esistessero più discendenti. I genitori, prima che l’uomo andasse via, pur vivendo in un’altra casa, mai gli hanno detto: “Tutto ciò è tuo, fanne quello che vuoi”. Cosicché dovette rendere conto ai fratelli, per qualsiasi iniziativa di riparazione, ordinaria o straordinaria, e dovendo anticipare senza garanzia di restituzione in parte uguale, nessuno si è mai interessato alla manutenzione dello stabile. Gli stessi, essendo contrari alle divisioni dei beni, hanno fatto sì che la struttura negli anni, ignorata, ha subito danni irreversibili andando in decadimento. Il deterrente delle eccessive spese, non l’ha demotivato, anzi. Con l’inizio dei lavori, sia gli operai sia i vicini, ritenevano di conoscere i lineamenti di quell’uomo, ma nessuno si proponeva a chiedere chi fosse e da dove venisse. Altra domanda che i vicini si ponevano era: perché spendere tanti soldi per quella ristrutturazione, quando a pari somma avrebbe acquistato una villetta con ampio giardino posta in zona residenziale del paese? Non poté sottrarsi dall’essere individuato, giacché notevole era stata la sua energia infantile che aveva sparso per il paese, così un’anziana zia lo riconobbe, così come Argo riconobbe Ulisse nella sua isola tanto agognata.
Tu sei Evaristo, il bel giovane di tanti anni fa. Non si aspettava ciò e così trasalì per la sorpresa e non poté fare a meno di manifestare la propria identità. Ebbero un sussulto di memoria antica così da riconoscere in lui il vecchio amico d’infanzia, negli anni belli della tenerezza.
Non avendo avuto in donazione prima quella dimora, ha fatto sì di lasciare sfuggire a quell’anziano signore, tempo prezioso della sua vita, anni che non saranno mai recuperati, persi invano alla ricerca del tesoro scomparso della tranquillità nel suo paese natio. 
Giunto ormai al tramonto della vita, chi gli restituirà il tempo perduto?  
E’ pur vero che non c’è nessun obbligo di consegnare in anticipo quanto realizzato con sacrifici dai genitori, ma nelle preoccupazioni dei genitori, sono incluse anche quelle dei figli inconsapevoli. Sacrifici subiti ingiustamente senza alcun beneficio immediato, che a causa di ciò, hanno probabilmente avuto rinunce durante la loro infanzia del tipo: mai le ferie, poca partecipazione alle feste. 
Con la formazione intellettuale di dire quando non ci sarò più, sarà tuo, a mio parere è un errore. Questo figlio anziano che felicità o soddisfazione può avere, non avendo più l’età per essere appagato soffrendo malanni, acciacchi e tanta solitudine e non avendo più nessuno vicino a se?
Quanti figli sono trapassati prima dei genitori?
Una citazione biblica a me tanto cara dice: 
   Com’è uscito nudo dal grembo di sua madre, così se ne andrà di nuovo com’era venuto, e delle sue fatiche non riceverà nulla da portare con sé. Siamo solo vapore nell’aria.
Pertanto questi mirabili genitori, per chi avranno tenuto da parte le proprietà? 
Piccole che siano, possono essere di grande utilità per gli epigoni se date al momento opportuno.
Lascio a voi ogni risposta.
Le spettanze a mio parere, qualora inutilizzate, bisogna darle ai propri eredi al momento giusto, quando è il momento di fargliele godere.




Commenti